Doctor Strange

Per la prima volta mi trovo a parlare di un film su della gente con i superpoteri. Ho già scritto di supereroi e affini, ma qui la faccenda è un filo diversa. Partiamo da una premessa: per me, mio personalissimo e umilissimo parere, i film sui supereroi non hanno ragione di esistere. Abbiamo vari esempi di fallimenti catastrofici nel corso della storia, personaggi bellissimi su carta che, trasposti cinematograficamente, hanno fatto cagare tutti. E le ragioni sono molteplici: colpa soprattutto di produzioni che non capivano cosa avevano per le mani (e che quindi non sapevano valorizzare a pieno l’opera originale), autori incapaci e registi annoiati.

Il discorso di base comunque è che nella classica durata di un film non c’è spazio per riuscire a caratterizzare decentemente un personaggio che nella fonte originale si serve invece di tonnellate di carta per conquistare il lettore. Questo non succede con i vari Wolverine, Batman e Spider-Man perché sono eroi già ben piantati nell’immaginario collettivo di chi non legge normalmente fumetti. Ma per un Doctor Strange, stregone che pronuncia nomi ridicoli come “Dormammu” o “occhio di Agamotto”e fa le corna con le mani come Pino Scotto, come è possibile affascinare uno spettatore che non lo ha mai letto? Usando la faccia di Cumberbatch? Beh, può darsi. Partiamo da qui.

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Una serie tv è per me molto più congeniale al tutto: raccontare la genesi di un Doctor Strange nello stesso film in cui pretendi di presentare un antagonista decente diventa una sarabanda di cazzate che sfilano davanti agli occhi di chi guarda senza lasciare mai mezzo segno.

Peccato, davvero un peccato, perché il nostro antagonista, in questo caso, trova il volto da serial killer del bravissimo Mads Mikkelsen, che oltre ad essere appunto un bravo attore è anche il sogno erotico di varie ragazze che conosco (da ora la chiameremo “operazione Thor”).

Stephen Strange (non vorrei far notare l’ovvio ma questa propensione di Stan Lee per i nomi che iniziano con le stesse inziali: Peter Parker, Reed Richards, Susan Storm, Bruce Banner, Ozzy Osbourne… no, ok, sad trombone), è un cretino borioso pieno di sé, un chirurgo di successo che invece di salvare vite preferisce salvare solo quelle che gli porteranno più fama. Tutti lo odiano e lui non fa niente per farsi voler bene. Una sera, mentre guida la suo Lamborghini come un deficiente, finisce giustamente a schiantarsi e successivamente sotto i ferri. Risultato: era meglio morire. Si, perché un chirurgo che perde l’uso delle mani non serve a un cazzo di niente, se poi è anche un idiota presuntuoso finirà presto in disgrazia ed emarginato da tutti. La sua ossessione per la propria guarigione lo porterà a spendere i suoi ultimi soldi per un viaggio mistico dove incontrerà della gente pelata che gli dirà che oltre alla scienza esistono altri mondi, robe sovrannaturali, le scie kimike, gli UFO e che l’11 settembre è stato un inside job (no, non è il Movimento 5 stelle, questi si vestono meglio e sembrano più credibili quando parlano seriamente).

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Fino a questo punto ci viene riproposta la classica genesi del Doctor Strange, e fino a qui in effetti non ci sono grosse sbavature, a parte Cumberbatch che spesso si dimentica di non stare interpretando Sherlock Holmes e un doppiaggio dove il doppiatore per tre quarti del tempo sembra avere un Buondì nella trachea, con quel tono di finto entusiasmo che hanno i personaggi di O.C.. Morale della favola (non vorrei sembrare banale): se ne avete la possibilità guardate il film in lingua originale.

Veniamo ai punti di forza, gli effetti speciali. Tutta la compagine di persone che hanno portato a casa la post produzione di questo film dovrebbero essere prese e portate in trionfo da qualche parte dove si festeggiano le persone che fanno bene le post produzioni, perché se c’è qualcosa di Doctor Strange che vale la pensa di vedere è come si sono giocati tutta la parte grafica. E’ tutto bellissimo: per una buona metà del film sembra di essere sotto l’effetto di un acido/LSD con grattacieli che si aprono in due e si fondono geometricamente e scale che ricordano il nostro amatissimo Escher (libro di artistica delle medie non ti temo). Seriamente, è difficile rendere a parole quanto sia assolutamente ben riuscita tutta la questione -mondi alternativi, luci, colori, città che si aprono in due, sacrifici umani, cani e gatti che vivono insieme…-

 Veniamo al dunque. Come fu per Guardiani della Galassia questo Doctor Strange rappresenta un passo avanti sia per ciò che concerne la costruzione della parte mancante del multiverso Marvel, sia a livello qualitativo per quanto riguarda la resa visiva del tutto: stiamo parlando di qualcosa che attinge dai fumetti e non è questione da poco riuscire a rendere credibile una cosa assurda come Doctor Strange, con i suoi mostri deformi e giganteschi, le manipolazioni spazio temporali, le reliquie che prendono vita (il mantello rosso…quanto amore il mantello rosso che si muove da solo!).

Scott Derrickson si avvale di due attori molto bravi come Cumberbatch e Mikkelsen che però vengono impiegati male, con una scrittura frettolosa e approssimativa che non li valorizza nemmeno la metà rispetto a quello che ci hanno abituato nelle rispettive serie tv che li hanno resi celebri (Sherlock Holmes e Hannibal). La storia regge fino a metà: la prima (quella presa quasi paro paro dai fumetti), ci sta tutta, mentre non regge per niente la seconda, dove uno svolgimento con più minutaggio avrebbe dato la sensazione di non avere davanti qualcosa di raffazzonato per “tempistiche da blockbuster” (ma credo che qui, a differenza di casa DC, il target sia differente e appunto si tenda a stare in tempistiche e umorismo più congeniali all’attenzione di un maledetto PG13, che è anche la causa dei grossi “meh” che generano spesso queste pellicole. Battute pessime, macchiette disneyane, approfondimento dei personaggi secondari pari a zero.)

In sintesi, perché andarle a vederlo? Perché graficamente è una delle trasposizioni da fumetto più credibili che io abbia visto (Deadpool a parte). Il rovescio della medaglia è che spesso ci si trova a sbadigliare e a pensare che la storia sia stata scritta da dei deficienti per dei dodicenni deficienti.

 VOTO: 6,5


  1. Vincenzo

    2 Novembre

    stesso pensiero, questo personaggio sarebbe stato ottimo per una serie tv, tutti tutti tutti i personaggi meritavano un approfondimento, compresi i vari templi sparsi per il globo che vengono attaccati, degni tutti di finali di stagione, ma no meglio farlo rientrare nelle 2 ore, inserendoci storie d’amore, soldi, caduta del protagonista, crescita, caduta del maestro, curve di apprendimento che manco in digitale si nota tale salto (per intenderci il digitale non ha curve, ha solo stati attivo o spento), che alla fine non ti riesci ad immedesimarti nel film perchè succede tutto e troppo

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