In a Valley of Violence

Ti West per il sottoscritto rimarrà sempre un mistero. E’ da quando è uscito The House of the Devil nel 2009 che si parla del regista di Wilmington come un astro nascente del cinema horror, uno da tenere d’occhio, dando importanza a tutto quello che fa. In realtà si tratta di uno dei registi più sopravvalutati degli ultimi anni, una sorta di surrogato di Eli Roth, uno che non ha mai fatto un film riuscito al 100% e che difficilmente ha tirato fuori idee che siano risultate anche in minima parte originali e interessanti. L’unica cosa davvero buona che ha fatto in questi anni è il segmento per il primo V/H/S (quello sugli sposini che vengono ripresi di notte con la loro videocamera, col twist finale carino), con gli altri film si è sempre fermato a metà. Perchè parlare del nuovo film di Ti West se ti fa tanto cagare?, direte voi. Perchè il buon Ti ha fatto un western, In a Valley of Violence. E non un western-horror alla Bone Tomahawk, ma un western western. Un western prodotto dalla Blumhouse. Un western con Ethan Hawke e John Travolta, per di più.

La curiosità ha avuto la meglio.

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In a Valley of Violence è la storia di Paul (Ethan Hawke) che cerca di raggiungere a cavallo il Messico in compagnia della sua cagnolina Abbie. Fa una sosta a Denton, paesello sperduto di 4 case. Mentre si beve un bicchierone d’acqua (!) nel saloon locale viene avvicinato da Gill (James Ransone) che, come si dice in gergo, gli fa brutto, invitandolo a battersi. Paul sciallatissimo finisce di bere, paga, esce dal saloon e tira un cartone fortissimo in faccia al bullo di Bollate che cade in terra mezzo stordito. Gill è però figlio di papà John Travolta, maresciallo di Denton, nonchè suo vice. Ma il maresciallo non è scemo e invita semplicemente Paul a lasciare il villaggio per non creare altri problemi. Paul acconsente, non prima però di essersi fatto un bagno (assieme al cane) nella locanda, dove fa la conoscenza di Mary-Anne (Taissa Farmiga), giovane locandiera disperatamente in cerca di attenzioni. Lasciata Denton, Paul ed Abbie si accampano poco lontano per la notte. Bullo Gilly però se l’è legata al dito e assieme a tre bifolchi aggredisce nel sonno il buon Paul.

Se non avete ancora capito cosa succede significa che avete visto meno di 15 film nella vostra vita.

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Travolta fa il cazziatone a bullo Gilly

In un periodo nel quale ci si diverte a giocare con il cinema di genere, ribaltandone schemi e clichè e cercando in maniera ossessiva di rinnovare, Ti West col suo nuovo film fa esattamente l’opposto: In a Valley of Violence è un film western che segue alla lettera il canovaccio classico del genere. C’è il protagonista outsider dal passato oscuro, c’è un antagonista odioso, c’è la donzella da “salvare”, c’è il vecchio saggio maresciallo, ci sono i duelli…insomma, c’è tutto quello che ci si aspetta di vedere. Siamo di fronte ad un revenge movie semplice semplice, nel quale ciò che deve accadere accade senza troppi discorsi. Nonostante il titolo pomposo nel film di West (lol) di violenza ce n’è pochina e la cosa un po’ sorprende dato che parliamo di un autore che viene dal cinema horror. C’è una gola tagliata con conseguente fontanella di sangue, poi stop, solo pistolettate e fucilate dalla distanza.

Insomma, di tutto quello che mi aspettavo di vedere qui non c’è niente. Ma non è una nota negativa.

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Cosa fa di bello Ti West? Usa un sacco di ironia e umorismo. Per prima cosa ci fa subito amare alla follia la cagnetta Abbie, un cane funambolo che è stato addestrato per l’occasione dal solito addestratore del cane di The Artist (rip), poi si diverte a ridicolizzare gli abitanti del villaggio dipengendo delle macchiette piuttosto azzeccate. Personaggi bidimensionali, ovviamente. Siamo più vicini ad uno Spaghetti Western che ad un western epico: c’è un’aria cazzona e spensierata che aleggia per tutto il film, anche nei momenti più drammatici, che rende la visione addirittura piacevole. In parte è sicuramente dovuto all’incompetenza di Ti West che ancora una volta non riesce a far quadrare i conti totalmente, ma c’è anche un cast di attori che spacca e che dà un’enorme mano al regista (c’è anche un grande Burn Gorman che fa il prete alcolizzato).

In a Valley of Violence finisce per essere una roba stranamente divertente, un film che gioca a carte scoperte e che tira dritto per la sua strada senza prendersi mezzo rischio. Non siamo nemmeno di fronte ad un esercizio di stile perchè Ti West stile non ne ha (a parte la sequenza finale che è piuttosto figa), però ha il merito di mettere sul campo un protagonista atipico che non beve, non fuma e ama gli animali. Sì, c’è un messaggio animalista e sì, c’è anche quello antimilitarista.

Amate il western? Guardatevelo, vi piacerà. Non ve ne frega niente dei saloon e dei cappelli da cowboy? Fate finta che questo film non esista e la vostra vita continuerà serena e pacifica.

VOTO: 6


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