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THE YOUNG POPE: il papa contraddizione di Sorrentino da cui è difficile staccare gli occhi

E il momento è arrivato. Se ne parlava da tanto e, impossibile negarlo, ci aveva incuriositi tutti. Lo scorso 21 ottobre, la nuova serie papesca di Paolo Sorrentino ha debuttato su Sky Atlantic con due nutriti episodi da 50 minuti ciascuno. Parliamo di una super co-produzione internazionale (ci sono di mezzo Italia, UK, USA, Francia e Spagna) in cui un Jude Law papa giovane e gnocco fa cose (anzi le dice, più che altro) super oltraggiose, tali da spezzare il cuoricino di tutti i papa boy & girl sparsi per il mondo.

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Allora, nonostante la struttura un pochetto intricata dei primi episodi le basi del plot sono abbastanza semplici. Lenny Belardo (Jude Law) è un giovane cardinale americano di poca importanza che, per qualche trama politica non ancora chiarita, si ritrova sul gradino più alto della piramide ecclesiastica con il nome di Pio XIII. Lenny, consapevole di essere stato eletto papa perché ritenuto facilmente manovrabile, è in realtà un personaggio conturbante, per nulla accondiscendente e maldisposto ai compromessi. Ancora prima di tenere il suo primo discorso ufficiale, Lenny comincia a incasinare tutto facendo gonfiare spesso e volentieri la vena sulla tempia del segretario di Stato del Vaticano (il Cardinale Voiello aka Silvio Orlando), che fatica a mettere in pratica il suo talento diplomatico per sedare le velleità reazionarie del giovane papa. Nonostante la sua inesperienza, Sua Santità si immerge fin da subito nel complesso gioco di potere interno alla Chiesa, senza alcun tipo di timidezza ma deciso a fare le cose esattamente come vuole lui. Perché il papa è lui. Punto.

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Dunque, Lenny se la gioca fin da subito in modo molto azzardato. Fa eleggere come suo segretario particolare la donna che lo ha cresciuto (suor Mary aka Diane Keaton), pretende di non essere mai fotografato, corrompe un confessore, fa spiare i suoi sottoposti e, soprattutto, tiene un primo discorso ufficiale assolutamente violento, da brivido. Nonostante i chiari legami con House of Cards e nonostante le inclinazioni del regista – che ha un occhio particolare per le relazioni di potere – il tema principale di The Young Pope è, tuttavia, quello della “contraddizione”. La religione e l’ambiente ecclesiastico sono visti fin da subito come terreni fecondi di contraddizioni, che Sorrentino utilizza il più possibile per giocare con la mente dello spettatore, naturalmente predisposta alla ricerca della linearità. Dalle piccole malizie (le suore che giocano a calcio, il papa che fuma come un turco e beve coca cola alla ciliegia, Voiello che si eccita sulla Venere di Willendorf) fino alle perversioni più importanti (questo papa crede davvero in Dio? La sua eccentrica incorruttibilità lo rende un “buono” o un “cattivo”?), The Young Pope delinea un mondo antinomico in cui le umanità terrene si intrecciano e spesso coincidono con una purezza che sa, appunto, di divino.

Dove andrà a parare il tutto resta ancora un mistero. I primi episodi della serie, in ogni caso, hanno una qualità magnetica molto interessante. La colonna sonora e la fotografia onirica (punti di forza di Youth) si legano in modo quasi ipnotico alla performance del protagonista indiscusso Jude Law, che propone allo spettatore un papa ribelle da cui è difficilissimo staccare gli occhi.

 


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