Schizopolis

Dal genio di Steven Soderbergh un film assurdo e a tratti surreale che riesce ad essere contemporaneamente una commedia divertente e un brillante esercizio di cinema. 

2012 10-55 PM

Per qualche motivo che ancora mi sfugge io amo Steven Soderbergh. Sarà per il fatto che ha saputo sfruttare al meglio Hollywood restando fedele alla sua idea di cinema o forse perchè semplicemente se ne frega di tutto e nella sua filmografia trovi gli Oceans vicino a Traffic e Kafka vicino a Magic Mike. Poi vabbè ha fatto quel capolavoro di The Knick per la tv e che gli vuoi dire? Ma non voglio parlare del buon Steven ma dell’Outsider di questa settimana, un film pazzo pazzo che Soderbergh scrisse e diresse nel 1996, stesso anno di Gray’s Anatomy, e che incarna alla perfezione l’attitudine di SS: Schizopolis.

Schizopolis è la storia (molto poco lineare) di un uomo, Fletcher Munson (Soderbergh) che lavora per un guru che sta fondando il movimento Eventualista, T. Azimuth Schwitters (riferimento chiaro a Scientology e Hubbard). Lo seguiamo nelle sue giornate in ufficio e a casa, guardandolo mentre si rapporta in maniera sempre meno convenzionale con le persone che gli stanno intorno. Un giorno tornando a casa vede il suo doppio. Quel doppelgänger è il Dr. Jeffrey Korchek (sempre Soderbergh), dentista conservatore stramboide, che gli ruba la moglie. A questo punto il film sposta l’attenzione su Korchek, che ha una vita ben più movimentata rispetto a quella di Munson: donne, casini, un tipo minaccioso che vuole 15mila dollari, un fratello tossico nei guai. E sullo sfondo, parallelamente, si muove Elmo, schizzato disinfestatore che lavora per Schwitters e che gira per le case dei dipendenti dell’azienda seducendo loro le mogli e che si ritrova a vivere all’improvviso dentro ad un film action (sì, è nonsense la cosa ma il film è così).

Ok, ho scritto anche troppe parole sulla sinossi di Schizopolis, un film che è interessantissimo e figo non certo per la trama, che è solo un pretesto per Soderbergh per compiere un esercizio stilosissimo di scrittura e di cinema. A partire dagli inesistenti titoli di testa e coda, sostituiti da un uomo su un palcoscenico che presenta il film stile cineforum, per finire coi dialoghi del film che si svuotano spesso di significato diventando didascalici, cosicchè Munson quando torna a casa e saluta la moglie dice “Saluto generico“. Quando poi la protagonista diventa la moglie di Munson (Betsy Brentley) e vediamo il mondo coi suoi occhi, sentiamo suo marito e il suo amante parlare in giapponese e in italiano, secondo la visione che la donna ha dei due uomini (freddo insensibile lavoratore il primo, appassionato amante il secondo).

E’ un grande gioco divertente Schizopolis, un film che gli amanti del cinema troveranno molto molto spassoso e che gli spettatori più normcore odieranno (o più semplicemente non ci capiranno niente). Noi ve lo consigliamo perchè è utile per capire il cinema di Soderbergh e anche molte cose sul cinema stesso. E poi ha lo spirito da Outsider, e questa è la cosa che conta.

Ah, la colonna sonora è di Cliff Martinez.

Schizopolis, 1996, Steven Soderbergh


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