Guy and Madeline on a park bench

Damien Chazelle è una delle più grandi promesse del cinema indie americano. Due anni fa fece il botto con il frizzantino Whiplash, scheggia super fresh dedicata al mondo folle delle scuole di jazz americano. Il film fece incetta di premi e recensioni generose, arrivando anche a portare a casa un Oscar per J.K. Simmons. Tra poco più di un mese, inoltre, Chazelle presenterà alla Mostra di Venezia il suo nuovo progetto, quel La la Land con Ryan Gosling ed Emma Stone che probabilmente lo incoronerà come uno dei nuovi “autori” americani. Il momento è dunque propizio per scoprire il suo primo film, Guy and Madeline on a park bench, semi-musical girato nel lontano 2009.

A differenza del paraculo Whiplash, l’esordio del piccolo prodigio classe ’85 è un film spregiudicatamente hipster, che rivendica orgogliosamente il suo essere indi(e)pendente e cool. La trama è leggera leggera, poco più che un soggetto: Guy è un trombettista in ascesa, Madeline una ragazza in cerca di lavoro. I due sono una coppia che scoppia quando lui incontra una ragazza in tram. Il film racconta la fine della loro storia, seguendo i percorsi individuali dei due dopo la rottura. Il tutto è però raccontato in forma di semi-musical, con i dialoghi che si occupano solo di inezie mentre le grandi decisioni (o i grandi scontri) avvengono attraverso una comunicazione musicale e fisica. Il tutto è infine annegato in un bianco e nero super chic, in un montaggio frenetico ed ellittico che ricorda il Godard degli inizi. Insomma, Damien Chazelle è un fan del jazz, è un regista con i controfiocchi e – prima di fare il cash con Whiplash – era un hipsterone newyorkese tipo Noah Baumbach e Greta Gerwig. Il film vale e ha un paio di scenette di improvvisazione jazz davvero ganze. Ora tatuaggetto con triangolo, sigaretta di tabacco trinciato e disco dei Vampire Weekend; poi potete procedere alla visione.


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