Stranger Things

Ringraziamo tutti in coro il dio delle serie tv che quest’estate è stato così buono con noi da consegnarci materiale a sufficienza per sopperire all’assenza di bei filmetti in sala. La scorsa settimana vi abbiamo presentato quella bomba sporca a marca HBO chiamata The Night Of e oggi siamo qui a parlare del caso del momento, una serie che è diventata di culto nel giro di poche ore senza se e senza ma: ladies and gentlemen, Stranger Things.

Creata dai Duffer Brothers per Netflix (con lo zampino di Shawn Levy), Stranger Things è un bellissimo regalo fatto a tutti gli amanti di quelle atmosfere avventurose anni ’80 proprie di classici come Stand by Me e i Goonies, arricchite con un tocco horror-thriller di marca kingiana. Proprio Stephen King ha prontamente dato la sua benedizione alla serie con un paio di tweet. Insomma, se non è ovazione, poco ci manca. Ma è davvero giustificato tutto questo entusiasmo per Stranger Things? Sì. E no. Vediamo perchè.

owen0715-stranger-thingsSiamo nel 1983 ad Hawkins, Indiana. Non stiamo a raccontarvi la storia per filo e per segno perchè è inutile ma vi buttiamo lì gli elementi base: bambino e ragazza scomparsi misteriosamente, bimbetta con poteri telecinetici in fuga da base segreta militare, varco interdimensionale, mostro minaccioso from the other side, banda di regazzini simpatici che nascondono e difendono superbimba, autorità cattivone che inseguono superbimba, poliziotto buono.

Attorno a questi elementi si snoda Stranger Things, che è fondamentalmente una serie fanmade realizzata da dei professionisti. Ogni personaggio, ogni inquadratura, ogni dettaglio sembrano costruiti appositamente per creare hype in un certo tipo di pubblico nostalgico e l’operazione riesce alla grande, tra fughe in bicicletta, eventi paranormali e simpaticherie dei bimbetti. Chiariamo subito che siamo di fronte ad un prodotto che è riuscito a centrare tutti gli obiettivi preposti, riuscendo a riproporre nel 2016 in maniera genuina (anche se un po’ ruffiana) tutta l’atmosfera di un certo tipo di film coi quali siamo cresciuti. Il fatto inconfutabile resta che i Duffer Bros hanno avuto successo laddove altri hanno fallito, uno su tutti J.J. Abrams con Super 8.

960Essendoci di mezzo dei ragazzini simpatici e paciocconi non possono essere che i buoni sentimenti a dominare la scena, anche se gli inserti horror vengono utilizzati molto bene per mantenere alto il livello di suspense. E’ una storia di amicizia che ci vuol dire che non dobbiamo arrenderci mai e che l’apparenza inganna e che in tutti ci può essere del buono e che i mostri che vengono da un’altra dimensione si possono sconfiggere. Retorica a parte, Stranger Things è un capolavoro di costruzione e di gestione dei tempi, con personaggi belli pieni e convincenti e poche, pochissime uscite a vuoto.

Il mostro fatto in CGI fa un po’ cagare ma chissenefrega quando hai davanti una come Eleven che spezza colli e spacca culi con la forza del pensiero? I 3 regazzini (Mike, Dustin, Lucas) sono brutti ma divertenti, mentre fatica un po’ di più ad ingranare la storyline parallela in stile high-school, con il trio amoroso bullo-bella(?)-outsider che puzza un po’ di filler ma che non rovina l’atmosfera. E’ difficile trovare qualcosa di sbagliato in Stranger Things, davvero difficile. Se vogliamo essere pignoli possiamo puntare il dito sull’assenza di un reale elemento di novità, ma se la minestra riscaldata è preparata così bene perchè rischiare?

strangerthings5_jpg_1003x0_crop_q85Se risulta quasi superfluo parlare del cast (tutti giovanissimi e bruttocci plus tre vecchi leoni come David Harbour, Winona Ryder e Matthew Modine) è invece interessante parlare di tutte le citazioni presenti in Stranger Things, senza contare le strizzatine d’occhio continue allo spettatore. Questa è una serie che porta continuamente su di sè un cartello al neon gigantesco con su scritto QUESTI SONO GLI ANNI ’80, GUARDA CHE TI FACCIO VEDERE LE COSE ANNI ’80, e il gioco incredibilmente regge nonostante la sfacciataggine con il quale ci viene proposto. Ci sono le citazioni dirette a film horror come Nightmare, Poltergeist, La Cosa, Halloween, It; quelle relative al mondo dei nerds come Dungeon and Dragons, Star Wars e la roba di Tolkien; le citazioni letterarie che spaziano da Conrad ai fumetti all’inevitabile Stephen King. E poi c’è la musica, che merita un discorso a parte.

Se Should i stay or should i go dei Clash è LA canzone di Stranger Things, la preferita dai fratelli Byers, quella che Will canta per farsi forza mentre si trova nell’altra dimensione, tutte le puntate della serie sono accompagnate da canzoni cult, che usate in altri contesti risulterebbero banali ma che qui vengono esaltate in tutta la loro forza: così ci commuoviamo con Peter Gabriel che canta Heroes nell’epico finale della terza puntata, Atmosphere ci dà i brividi nella quarta e addirittura Moby riesce a colpirci al cuore nel finale (qui trovate l’elenco completo delle canzoni della colonna sonora).

netflix-stranger-things-0In definitiva guardare Stranger Things è come farsi un giro da adulti al Luna Park, tra zucchero filato, lucine, Perestrojka e treno fantasma: sai che è tutto finto e ridondante, ma ti godi lo stesso quel tuffo nel passato.

E va bene così.

VOTO: 7,5


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