Murder Party

Lo spazio del con(s)iglio settimanale questa volta lo dedichiamo a Jeremy Saulnier, giovane regista americano che nel giro di 3 film è riuscito ad affermarsi e a catturare attenzioni un po’ ovunque, partecipando anche a Cannes fuori concorso nel 2013 con il cupo e bellissimo Blue Ruin. Proprio del secondo film di Saulnier avremmo potuto parlarvi, ma sarebbe stato troppo facile: abbiamo così deciso di fare un salto indietro di 6 anni volando nel 2007, andando a vedere il film d’esordio del regista, quando ancora lavorava in team con i suoi amici (tra i quali Macon Blair, attore protagonista di Blue Ruin) sotto il nome di The Lab of Madness. E dal Lab è venuto fuori l’Outsider di questa settimana: Murder Party.

Murder Party è una figata. Dimenticate la cappa di tensione e le atmosfere di Blue Ruin e pensate al Peter Jackson degli esordi (zona Bad Taste e Braindead), il film di debutto di Saulnier parte da lì, da una base di commedia grottesca che con il passare dei minuti va a tutta velocità verso l’horror e lo splatter.

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Halloween. New York. Christopher è un ragazzone dalla faccia non sveglissima che vive solo col suo gatto Sir Lancelot. Tornando a casa trova in terra una lettera d’invito ad una festa chiamata Murder Party e non ci pensa due volte: dopo essersi costruito un vestito ridicolo da cavaliere in maniera molto artigianale parte per Brooklyn e si dirige alla festa. Si ritrova in quello che sembra un magazzino, nel quale sono presenti altri ragazzi camuffati in maniere bizzarre. Viene immediatamente aggredito e legato ad una sedia. Non è proprio la festa che Chris aveva immaginato: i partecipanti sono degli studenti artistoidi che han deciso di ammazzare una persona durante la notte di Halloween per creare una specie di opera d’arte. E quella persona è Chris. No, la storia non finisce qui, perchè ad un certo punto arriva il boss degli artisti pazzoidi con droga e alcol in quantità e il party prende una piega LEGGERMENTE diversa da quella che i ragazzi avevano in mente. E Chris, ovvio, cercherà di salvarsi le penne.

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Murder Party è un film grezzissimo ed esilarante. Il tocco quasi amatoriale delle riprese è per assurdo la vera arma vincente di un film che si toglie presto di dosso l’etichetta di esperimento giocoso per piombare in un allucinato caos che si protrae fino alla fine tra squartamenti e facce spaccate a metà. I personaggi in costume (vampiro, cheerleader, lupo mannaro, tizio uscito da I Guerrieri della Notte ecc.) sembrano la versione povera e sbandata della Suicide Squad, dei tizi totalmente fuori di testa con in mente un sacco di stronzate arty da studentelli distrutti da troppe droghe (ed è chiaro che Saulnier voglia sparare sul mondo dell’arte giovanile newyorkese, ridicolizzata all’estremo).

Probabilmente Murder Party è il film meno bello di Saulnier (l’osannato Green Room è in arrivo, tenete gli occhi aperti) ma è anche il più folle e genuino, nel quale viene fuori tutto lo spirito e lo stile del regista americano. Quasi impossibile reperirlo sottotitolato in italiano, guardatevelo in originale. Non farete fatica a capire i dialoghi e soprattutto non vi sfuggirà il tormentone del film “EVERYBODY DIES.

Vincitore dell’Audience Award allo Slamdance.

Murder Party, 2007, Jeremy Saulnier


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