The Conjuring 2

Welcome back James. A distanza di 3 anni da Insidious 2, dopo essersi prestato a muscoli e marmitte per Furious 7il regista australiano con gli occhi a mandorla torna a raccontarci le avventure di Ed e Lorrain Warren con The Conjuring – Il caso Enfield.  Diventato alla soglia dei 40 anni il re incontrastato del cinema horror da multisala, James Wan non è più una sorpresa, raro caso di regista di genere incensato sia dalla critica che dal pubblico. Ciò che è ancora più raro è il modo con il quale Wan è riuscito a non toppare con i sequel dei suoi successi, cosa abbastanza frequente soprattutto in ambito horror: ma se Insidious 2 era inferiore al primo capitolo, in The Conjuring le cose si ribaltano perchè il sequel supera, seppur di poco, l’originale. Ma andiamo con ordine.

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Il film inizia mostrandoci con un flash il caso di Amityville, affrontato dai Warren nel 1975 (per fare ordine: il primo film era ambientato nel 1971), che vide un tizio sterminare a fucilate la sua intera famigliola. Ed e Lorraine scoprono che dietro al massacro, avvenuto due anni prima, si nasconde l’influenza malefica di un demone vestito da suora. Lorraine rimane molto scossa dall’avvenimento e decide insieme al marito di prendersi una pausa. Ci spostiamo in Inghilterra per conoscere la famiglia Hodgson: Peggy è stata mollata dal marito con 4 figli e vive in povertà in una casa mezza sfasciata. Siccome la famiglia non è abbastanza sfigata un bel giorno una delle bambine (Janet, la secondogenita) inizia ad essere tormentata da qualcosa che durante la notte la trascina in altre stanze della casa, spaventandola a morte. Di lì a breve le presenze si manifesteranno a tutta la famiglia, ai vicini e anche a due poliziotti accorsi per controllare casa Hodgson. Il caso fa scalpore e i media iniziano a parlarne. La Chiesa interviene e chiede supporto ai Warren. Ed convince la moglie a partire per l’Inghilterra, nonostante Lorraine sia contraria ed abbia avuto visioni premonitrici spaventose. L’indagine ha inizio.

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Well well well…diciamo subito che questo è esattamente il film che potevate aspettarvi da James Wan. Nel bene e nel male. Conoscete tutti il gioco di Wan e sapete il modo in cui opera: movimenti di macchina da cazzo duro, jumpscares qua e là, qualche trovata ad effetto e la sensazione che abbia sempre tutto sotto controllo. Era difficile fare un altro film su possessioni ed esorcismi senza cadere nei soliti luoghi comuni e in cose noiose e sembra che il regista abbia compreso il rischio, decidendo di limitare le sfuriate, i padre nostro e le apparizioni di fantasmi/demoni e puntando tutto sulla tensione e sulla costruzione di un’atmosfera ansiogena all’interno della quale fa compiere ai personaggi le loro prevedibili azioni. Rispetto al primo film qui hanno un ruolo fondamentale il buio e l’oscurità: Il Caso Enfield è un film che si nutre delle ombre e che preferisce non mostrare il pericolo o mostrarlo in un angolo, fuori fuoco (stratagemma che verrà impiegato a pacchi nell’upcoming Lights Out, che da Wan è prodotto). Quando il regista invece decide di sbatterci in faccia i demoni lo fa con risultati alterni: bene la suora (già annunciato lo spin-off The Nun), benino il vecchio che spunta ogni tanto con la sua faccia da vecchio e malissimo il Crooked Man/Uomo Storto dal profilo burtoniano (unico vero fail del film).

Per il resto la coppia Wilson-Farmiga è sempre ottima nel suo essere impostatissima e a tratti quasi caricaturale: vogliamo parlare di Patrick Wilson che canta e suona Can’t help falling in love di Elvis nel salotto degli Hodgson? O del finale (pre credits)? Diciamolo: i Warren sono i peggiori eroi usciti dal mondo horror negli ultimi anni eppure riescono ad essere in qualche modo coinvolgenti e a loro modo fighi.

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Ma perchè The Conjuring 2 sarebbe meglio del predecessore? Il mio modestissimo parere è che con questo film James Wan abbia voluto far sentire tutta la sua presenza e i suoi progressi, rendendo questo lavoro bello spesso anche se a tratti questa voglia di strafare a livello autoriale porta il film verso momenti di pomposità mista a noia che ci saremmo evitati volentieri. Ma ciò che conta è che il film sia solido e che abbia la forza di soddisfare lo spettatore più pop che salta sulla sedia così come quello che guarda lo schermo alla ricerca della strizzatina d’occhio da parte di Wan (avete notato il nome del demone scritto con le lettere/soprammobile sulla libreria dietro a Lorraine quando ha la visione a casa sua? Io sì perchè sono un figo).

E la paura? Mah, personalmente i film di Wan (escluso Saw) a livello di paura/angoscia/sentimentodafilmhorror non mi hanno mai colpito più di tanto, li ho sempre visti come un intrattenimento molto piacevole diretto maledettamente bene, un po’ come Game of Thrones (per fare un riferimento attuale). Se il sangue è assente, se sono assenti la crudeltà e il male derivanti dall’essere umano io non mi sento minimamente coinvolto (anche se The Witch…). In ogni caso non si può negare che i momenti da salto sulla sedia ci sono e vengono giocati come jolly in maniera convincente, anche perchè è quello che il pubblico alla fine si aspetta di vedere. La mia impressione è che James Wan prima di tornare all’horror aspetterà qualche anno e l’arrivo di un’idea originale e nuova, perchè nonostante i risultati siano sempre buoni continuare a giocare col fuoco e coi demoni dopo un po’ potrebbe risultare rischioso e deleterio per lui (e per noi). Nel frattempo potremo assistere al suo esordio nel mondo dei cinefumetti, lato DC: l’appuntamento è per il 2018. Dagli amen ad Aquaman. Olè.

VOTO: 7-


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