The Neon Demon

Nicolas Winding Refn ha presentato The Neon Demon a Parigi, dimostrando doti da showman che farebbero impallidire Chris Rock. Ma il film com’è? Geniale scheggia di cinema astratto e futuribile o tecnostronzata videoclippara non diversa dal video di Destination Calabria?

Nicolas Winding Refn arriva sul palco brandendo già il microfono. Le intenzioni sono chiare: la serata la “conduce” lui, lasciando l’interprete e  il tipo francese nell’ombra. Magro e alto come un lampione e con quella faccia che ricorda un po’ un volatile, Refn si fa raggiungere sul palco da Elle Fanning e comincia il suo show. “Sono qui per presentare il film vero vincitore del Festival di Cannes“, annuncia con fare da ducetto, ricevendo in cambio risate e applausi. Successivamente rivela le regole della serata: risponderà solo a tre domande. Inoltre, accetterà solo domande di donne e avrà il diritto di rifiutarsi di rispondere se i quesiti saranno troppo stupidi (cit.). La miglior domanda vincerà il cd della colonna sonora originale del film (in quel momento ho rimpianto di avere il cazzo, lo ammetto). Le ragazze nel pubblico si lanciano, alcune si vedono rispondere “rejected” e altre riescono a conquistare il regista. Tra una battuta sulla volgarità di Cannes e una su quanto alle francesi piaccia scopare, Nicolas Winding Refn rivela una cosa quasi seria: “Ai tempi di Pusher ero interessato all’autenticità, ad avvicinarmi sempre di più al reale. Con il tempo ho capito che è impossibile. Così ho iniziato a farmi la domanda: ‘Cosa avrei voglia, io, di vedere  sullo schermo?’ La risposta è stata l’iperrealtà’ “. La domanda che vince in premio la OST del film è invece una cosa abbastanza idiota che suona più o meno così: “Lei ha detto che l’arte deve penetrare il cervello, questo film ce lo penetrerà?” Refn, compiaciuto, fa rispondere Elle Fanning, la quale dice che “sì, lo penetrerà, anche perché nel film c’è una scena in cui Keanu Reeves mi penetra con un coltello”. Vabbè. Dopo il godibile siparietto da Bagaglino in salsa porno slasher, il regista e l’attrice si congedano. Insomma, Nicolas Winding Refn è un grande showman: cool, scorretto e sbruffone. Altro che Chris Rock, agli Oscar 2017 vogliamo Refn. Il regista di Drive è dunque molto simpatico e una serata con lui deve essere davvero croccante; ma The Neon Demon com’è?

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La storia di The Neon Demon è abbastanza scarna. Jesse (Fanning) è una sedicenne della Georgia che arriva a Los Angeles per fare carriera come modella. Timida, vergine, senza genitori, Jesse scopre presto di avere una bellezza fuori dal comune, che le permette di scavalcare tutte le rivali. Provino dopo provino, shooting dopo shooting, Jesse si rende velocemente conto di possedere una bellezza quasi magica, che fa cadere chiunque ai propri piedi. La bellezza, tuttavia, porta all’invidia, e l’invidia porta alla violenza. Dal padrone del motel (Reeves) in cui vive passando per le sue colleghe assetate di carriera, Jesse dovrà guardarsi dalle persone che la circondano. La sua bellezza sembra scatenare un’attrazione fatale in chiunque.

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The Neon Demon è il classico film destinato a dividere, a far scazzare i critici tra di loro e creare rigide truppe contrapposte di fan e hater. The Neon Demon è anche il film più estremo di Refn: a chi sperava in un ritorno allo storytelling dopo lo scivolone di Only God Forgives il regista ha risposto con un calcio in bocca. Il film con Elle Fanning è pura contemplazione. La trama leggerissima avanza alla velocità di un bradipo, spalmata sopra una serie di sequenze che sono più video-installazioni da Fondazione Prada che scene propriamente cinematografiche. Da questo punto di vista (dal punto di vista della narrazione), addio Drive, addio Pusher, ma addio anche Valahalla Rising e Bronson, The Neon Demon è Only God Forgives 200% slowed down. Insomma, Refn goes videoart. Dietro la cortina di fumo da installazione artistica di Bruce Nauman e Robert Irwin (così per fare due nomi a caso), cosa si cela? The Neon Demon è un film sulla bellezza, sul concetto “filosofico” di bellezza. Jesse ha dentro di sé qualcosa di metafisico, trascendentale, un demone per l’appunto, che la fa apparire come l’incarnazione della Bellezza assoluta, a cui tutti cedono. Secondo Refn, insomma, c’è qualcosa di totalmente oggettivo e soprannaturale nella bellezza (e quindi nel mondo della moda, che ne è l’industria terrena), ed  è inutile riempirsi la bocca con parole come “soggettività” e “contenuto”. No, la bellezza casca dall’alto, è oggettiva e demoniaca.

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Nicolas Winding Refn va dunque alla ricerca della Bellezza con la B maiuscola, e lo fa, come detto, vaporizzando la trama e creando una serie di blocchi videoartistici autoconclusivi, ipnotizzanti e futuristici. Come qualcuno ha detto a Cannes, The Neon Demon è dunque la negazione del cinema, è oltre-cinema, che insegue il significato in un modo totalmente  astratto, anti discorsivo e anti-intellettuale. Cinema del futuro? Può darsi. Ciò che  è certo è che l’idea di trasformare il film in un videoclip di 2 ore è certamente coerente con il tema scelto: la bellezza non la si descrive o capisce, la si osserva e basta.

Capolavoro dunque? Opera seminale che anticipa il cinema del futuro? Boh…C’è da dire che si esce dalla sala frastornati, schiacciati, ipnotizzati, forse accecati dall’orgasmo di luci e di “bellezza”. Però, però, però; però con il tempo sorge un dubbio. E il dubbio riguarda proprio la parola “videoclip”. Ok i neon, ok la bellezza, ok la colonna sonora da 11 e lode di Cliff Martinez (disco dell’estate, per inciso), mai così annodata alle immagini, ok lo stile, ok tutto, ma qual è la differenza estetica tra The Neon Demon è i videoclip diDestination Calabria e Satisfaction”? O semplicemente, cosa ha aggiunto Refn alla trita e ritrita estetica dei mediocri videoclip hip hop ed electrodance che da 10 anni e rotti sguazzano su Mtv? La sensazione è che il regista danese, in fin dei conti,  si sia appoggiato a quell’estetica (appunto già esistente) senza apportarvi nessuna innovazione personale. Davvero, vi sfido: provate a scalpellare via tutto l’hype e il cinefilismo e il fascino per le luci e la musica e accendere a caso Mtv o spulciare superficialmente un numero di Vogue: dove sta la differenza da The Neon Demon? In confronto, Only God Forgives fondeva in modo assai originale il cinema Thai con quello iperralista-europeo di Refn. Il dubbio che, invece, The Neon Demon sia molto meno innovativo di quello che vuol far credere persiste. Anzi, cresce. Che sia semplicemente una tecnostronzata narcisa e derivativa, una versione arty e fichetta di “Destination Calabria”?

Ai posteri la sentenza.

VOTO: 6.5


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