Colonia

Questo film l’ho visto in una sala praticamente vuota non fosse stato per me, pochi altri singoli e un gruppetto di donne di mezza età iper chiacchierone e lanciatissime. Le signore hanno dominato la sala a furia di “oooh”, “uuuuh”, “aiutooo” e “come mio marito! Ahahahah” commentando con compiaciuto stupore ogni singola ovvietà di trama. Alla fine, dopo essersi confrontate a vicenda le palpitazioni dovute alle “scene spaventose” di “Colonia”, le amiche sono uscite placide dalla sala, completamente ignare della grossa vena che mi ha pulsato sulla fronte dall’inizio alla fine del film. Chissà se un giorno qualcuno renderà obbligatorio un patentino per accedere al cinema… Nel frattempo, eccovi la trama del nuovo film di Florian Gallenberger!

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Cile, 1973. Lena (Emma Watson) è una giovane assistente di volo della Lufthansa che, in occasione di una tappa a Santiago, decide di approfittarne per trascorrere qualche giorno con il suo ragazzo Daniel (Daniel Brühl): un fotografo tedesco sostenitore del regime socialista di Salvador Allende. Durante la permanenza di Lena in città, Augusto Pinochet prende il potere e dà il via a dei raid per far arrestare tutti i suoi oppositori noti. Tra questi c’è anche Daniel, che viene trasferito dalla polizia nel “villaggio di missionari” di Colonia Dignidad, una sorta di campo di lavoro da cui è impossibile fuggire. Lena, rimasta sola, decide di mollare tutto per unirsi al culto di Colonia, gestito dal predicatore tedesco Paul Schäfer, scoprire che cosa ne è stato di Daniel e, possibilmente, riportarlo a casa.

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Dunque, “Colonia” si presenta come un classico thriller hollywoodiano tutto trama senza particolari slanci di originalità né di sorpresa. La maggiore nota distintiva del film, in effetti, è rappresentata dai maltrattamenti e ceffoni che Emma Watson si becca in pieno volto. Questo non tanto per la forza delle scene in sé, ma perché fa davvero strano vedere l’ex perfect-Hermione ambasciatrice dell’ONU presa a botte, considerando tutto quello che rappresenta – che ci piaccia o no – nell’immaginario collettivo. Comunque, “Colonia” è a tutti gli effetti un film d’azione con qualche leggerissimo tratto horror che, nonostante una trama bella prevedibile, scorre con un buon ritmo e risulta tutto sommato appagante da guardare. Dopo la disastrosa performance in “Regression”, Emma Watson ha scelto una parte abbastanza azzeccata (nonostante abbia ancora qualche problema di espressività), e non risulta poi tanto difficile parteggiare per Lena e immedesimarsi in questa eroina coi piedi per terra che deve rimediare ai disastri del suo ragazzo (un tipo a dir poco megalomane con la smania di salvare il Mondo).

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Discreta come al solito è anche l’interpretazione di Daniel Brühl, mentre il vero elemento determinante del cast è Michael Nyqvist, che veste i panni dello cattivo pedofilo Paul Schäfer e trasmette alla perfezione la sgradevolissima natura di questo essere umano realmente esistito. Nonostante una scena finale di inseguimento in aeroporto che è un po’ una sfida al buon gusto e nonostante qualche problema di sceneggiatura (foto che si moltiplicano senza una spiegazione e circostanze di incontri un po’ troppo favorevoli) sul piano thriller “Colonia” se la cava benone. Lo stesso non si può dire riguardo all’aspetto della “denuncia” della vera Colonia Dignidad, che poteva essere valorizzato meglio e non relegato ai margini e in un paio di frasette di circostanza messe alla fine. In ogni caso il film qualche effetto concreto sembra averlo avuto, dato che dopo la sua uscita la Germania ha tolto il segreto di Stato dal “ridente villaggio” fondato da Schäfer. Nel complesso, comunque, “Colonia” si merita un 6 pieno e la raccomandazione di andare a vederlo al cinema, sperando che non becchiate anche voi il gruppetto di chiacchierone dall’animo sensibile che vi altera la percezione dello schermo.

VOTO: 6


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