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Cannes 2016: “Wrong Elements”, Jonathan Littell presenta il suo “The act of killing”

Sono passati 10 anni dalla pubblicazione de “Le Benevole”, romanzo shock sul nazismo con il quale Jonathan Littell fece scandalo in Europa e America nel 2006. Vincitore del Goncourt e del Gran Prix du Roman de l’Académie Francaise, “Le Benevole” fu un vero caso bibliografico al tempo: narrato in prima persona da un ufficiale nazista (gay) sopravvissuto alla guerra, lungo quasi 1000 pagine scritte tutte senza mai punto a capo, il romanzo di Littell è un viaggio dantesco nell’inferno della Seconda guerra mondiale e, soprattutto, nella mente di un nazista. Condito da diverse sequenze porno-horror ai limiti della sostenibilità, il libro mostra come l’orrore assoluto della Storia (l’Olocausto) si è sedimentato nella testa di uno degli esecutori di quell’orrore (e di tutti noi?). Tra psicanalisi, ricostruzione storica e riflessioni linguistico-filosofiche sul concetto di razza, il libro è senza dubbio il romanzo definitivo sulla Shoah, un’opera monstre che dimostra come la mente di un nazista colpevole in prima persona delle peggiori atrocità non sia, alla fine, diversa da quella di tutti noi. A ogni modo, dopo quel capolavoro controverso (in America venne stroncato, “è come Britney Spears” qualcuno scrisse), Littell è passato al cinema, girando “Wrong Elements“, documentario su Joseph Kony – criminale di guerra ugandese – ,presentato fuori concorso a Cannes il 14 maggio.

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Presentato nella sala 60eme in pompa magna, con presenza del ministro della cultura francese,  Thierry Fremaux e i registi Abderrahmane Sissako (quello di “Timbuktu“) e Gianfranco Rosi, “Wrong Elements” riprende il discorso de Le Benevole.  Il documentario affronta una delle tante tragedie dell’Africa contemporanea, ossia l’arruolamento forzato di bambini-soldato da parte dell’esercito clandestino di Joseph Kony in Angola. Guru e leader carismatico, Kony da metà degli anni ’90 è il leader di un nutrito gruppo di giovanissimi soldati (spesso prelevati dalle campagne in età pre-adolescenziale e indottrinati alla guerra contro il governo centrale) chiamato LRA (Lord’s Resistance Army), colpevole di diverse stragi di civili. Tra alti e bassi, la LRA è riuscita a rimanere in vita nella giungla, mentre alcuni dei giovani ragazzi sono scappati e tornati alla vita “normale”. Considerati vittime di indottrinamento, questi ragazzini sono stati graziati da un’amnistia governativa e ora vivono la loro vita tranquillamente. Jonathan Littell ha intervistato questi giovani, cercando di capire come la loro mente ha reagito alle stragi commesse.

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Come detto, Jonathan Littell riparte esattamente da dove finiva “Le Benevole”. I ragazzi angolani sono esattamente come Maximilen Aue, il protagonista del libro, ossia esseri umani che si sono macchiati dei peggiori abomini in periodo di guerra e ora sono vivi e vegeti, perfettamente inseriti nella società. Lo scrittore lascia raccontare ai ragazzi le loro esperienze nell’esercito di Kony, rievocato inizialmente come un periodo di bagordi giovanili di cui ridere e scherzare: gli intervistati raccontano di fucilazioni, esecuzioni e torture come se stessero ricordando le prime esperienze con l’alcol e le droghe di un adolescente occidentale, dando vita a dei siparietti stranianti e disturbanti. Con il passare del tempo, tuttavia, una certa consapevolezza sembra emergere lentamente, nonostante la coscienza dei ragazzi continui a farsi scudo con l’amnistia, fino ad arrivare all’incontro liberatorio (?) finale con una parente delle vittime. Nonostante il percorso verso una sorta di pentimento cristiano-occidentale sia abbastanza canonico (e forse imposto dall’alto da Littell), “Wrong Numbers” riesce in certi momenti a creare delle situazioni potenti e controverse. Si pensi per esempio alla lunga sequenza del trasferimento al tribunale dell’Aia di uno dei leader dell’esercito di Kony, nella quale i concetti di Bene, Male, legalità. crimine e giustizia cominciano a slittare e non combaciare più. creando angoscia e confusione nello spettatore.

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Jonathan Littell applaudito a fine proiezione

   Come si sarà capito, il film di Jonathan Littell è una sorta di versione africana di “The Act of killing”, capolavoro di Joshua Oppenheimer che nel 2012 ha riformattato il modo di fare documentari di guerra. Da un punto di vista critico, il problema di “Wrong Numbers” è proprio quello di arrivare dopo (e in ritardo) rispetto al film sulle stragi di comunisti in Indonesia. La riflessione di Littell sui criminali di guerra e  sulla psicologia de carnefici è onesta e interessante (soprattutto se guardata come seguito de “Le Benevole”), ma manca di tutta la potenza artistica e visiva (che diventava anche affascinante ambiguità intellettuale) di “The Act of Killing“. A ogni modo, il film non avrà problemi a trovare una distribuzione importante nei salotti delle grandi città europee e nei cineforum sull’Africa. Anche perché Joseph Kony è ancora vivo e vegeto nella giungla.


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