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Bad Boy Bubby

Bad Boy Bubby

Rolf de Heer racconta l’assurda storia di un assurdo personaggio. Scandaloso, violento, disturbante e allo stesso tempo romantico e divertente. Bad Boy Bubby è tutto questo e molto altro.

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Bubby vive da 35 anni in uno scantinato senza mai vedere la luce del Sole. Nella sua vita ha avuto contatti solo con la madre obesa che abusa sessualmente di lui e con il suo gatto. Non sa nulla del mondo, non sa parlare correttamente, non conosce la differenza tra bene e male, semplicemente non sa vivere. Un giorno dal nulla compare il padre. Non sarà un’innesto positivo nella vita di Bubby.  Bubby ucciderà madre e padre e uscirà in mezzo ad un mondo che non capisce, in mezzo a persone che non lo capiscono, andando incontro ad avventure più o meno burrascose.

Co-produzione italo-australiana (Domenico Procacci è tra i produttori), Bad Boy Bubby, è uno dei primi film di Rolf de Heer, eccentrico autore australiano che nel 1993 per questo film si portò a casa il Gran Premio della Giuria a Venezia (nel 2006, invece, vinse il Grand Prix a Cannes per Ten Canoes). Supportato da una performance stratosferica di Nicholas Hope nei panni di Bubby, de Heer racconta il lungo percorso formativo del protagonista partendo dal tugurio nel quale vive con la madre (e all’interno del quale nella prima mezzora di film assistiamo a situazioni e sequenze allucinanti) per poi mostrarci il suo primo impatto col mondo esterno, un mondo grottesco e poco accogliente. E’ una realtà distorta quella che a tratti si vede nel film, una realtà filtrata attraverso gli occhi di Bubby, che col passare dei minuti ed esperienza dopo esperienza (sesso, filosofia, morte, musica, amore) ci sembra sempre meno weird e diventa, anzi, portatore di una visione del mondo più che condivisibile (amore per i gatti e odio per Dio, ad esempio). Ciò che conquista di Bad Boy Bubby (oltre al fantastico protagonista) è la naturalezza con la quale de Heer passa da un registro all’altro e come riesce a fare un’impietosa e spietata analisi della natura umana utilizzando uno sbandato. Bubby è una spugna che assorbe ciò che vede e sente e cerca, attraverso i suoi mezzi limitati ma senza pregiudizi, di capire ciò che è bene e male e di metterlo in pratica con gli altri. I risultati sono a volte esilaranti, a volte drammatici, a volte anche scioccanti, ma servono a noi persone “normali” per guardarci allo specchio e tremare un pochino.

Bad Boy Bubby, 1993, Rolf de Heer


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