Codice 999

John Hillcoat porta al cinema il suo ennesimo capolavoro dai piedi d’argilla. Il regista australiano non riesce a scrollarsi di dosso la fama di videoclipparo prestato al cinema, firmando un’opera esteticamente impeccabile ma ancora una volta con lacune evidenti nei contenuti e nella sceneggiatura. Aggiungeteci un super cast sfruttato in maniera a dir poco discutibile e avrete  il nuovo harakiri di uno degli artisti più talentuosi ad Hollywood e dintorni.

La sceneggiatura di John Cook non aiuta affatto ed anzi  mette il film fin dalle prime scene sull’inesorabile binario che porta al fallimento. Una waterloo resa ancora più amara dalle scene di azione magistralmente girate, purtroppo semplici parentesi in un mare di no sense.

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Un gruppo di poliziotti corrotti compie rapine per conto della mafia russa/isrealiana e si ritrova ricattato dal capo clan (Kate Winslet) che tiene in ostaggio il figlio di uno di loro. Il bambino è in realtà il nipote della stessa capo clan in quanto concepito precedentemente da una relazione tra sua sorella e uno dei poliziotti coinvolti nelle rapine. La squadra si dovrà districare a fatica tra gli ultimatum della mafia e i colleghi del commissariato, ormai sulle loro tracce.

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Hillcoat rimette sul piatto la sua passione per gli uomini duri e complicati, che già aveva provato a trattare nei film precedenti come La Proposta, senza tuttavia riuscire nell’intento di andare al di là del classico stereotipo da cinema hollywoodiano. Il cast stellare messo in piedi non sembra altro che un tentativo goffo da parte del regista di utilizzare attori navigati per dare spessore ai personaggi, senza ovviamente riuscire nell’intento. Lo spreco di talento nel film raggiunge vette inaudite, con un effetto anche deleterio per chi come Kate Winslet pensava probabilmente di aver raggiunto un livello tale per il quale non vi è più bisogno di preoccuparsi troppo nella scelta dei ruoli da interpretare e che invece, dopo questo film, avrà qualcosa da farsi perdonare.

Il sospetto è che in fondo Hilcott non abbia tutta questa passione per la drammaturgia criminale e che preferisca di gran lunga concentrarsi su luci, fari e grandangoli. La maggior parte del film è girata macchina in spalla e con luci soffuse. Forse un modo di compensare la mancanza di dialoghi ed una trama decisamente troppo leggera. Agli attori, tanti e bravi, Hillcoat non da nulla di significativo da fare e li dipinge per sommi capi, distribuendo ruoli facilmente riconoscibili. C’è il poliziotto con il figlio in ostaggio, c’è il drogato (ovviamente Aaron Paul e chi altri ?) e c’è la recluta. L’analisi dell’uomo è tutta qua. Nulla più.

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Alla superficialità del trattamento che viene riservato ai personaggi, si aggiunge una vena comica a tratti rintracciabile nella pellicola, utilizzata dal regista in modo furbesco per far tirare il fiato al pubblico tra una sparatoria e l’altra. Ovviamente la cosa non funziona e, come succede spesso, gli si ritorce contro, facendo raggiungere al film vette di trash inaudito. Come quando Harrelson, che impersona uno di quei poliziotti fuori dagli schemi di cui il cinema è pieno, riferendosi al personaggio di Kate Winslet, la definisce parte de “La Kosher Nostra”. Il mio consiglio e’, se proprio siete nel mood per guardare Codice 999, munitevi almeno di una quantità di oppiacei adeguata. Da somministrare prima e dopo la visione.

Per chi tra voi non lo sapesse, io non lo sapevo, il codice 999 è quello utilizzato dalla polizia statunitense per segnalare un agente a terra. Nel pianificare il colpo finale, la banda trova come soluzione migliore quella di uccidere un poliziotto per distrarre il maggior numero di pattuglie possibile. Il piano ovviamente non riesce e tutto finisce in vacca. Film compreso, ma quello forse lo era gia’ da un pezzo. Buona visione.

VOTO: 5


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