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Al LFF Ruggero Deodato presenta il suo “Ball...

Al LFF Ruggero Deodato presenta il suo “Ballad in Blood”. Sorprende l’islandese “Sparrows”.

Dopo la serata inaugurale con William Friedkin siamo tornati al Lucca Film Festival  per uno degli appuntamenti più attesi della kermesse toscana: parliamo dell’anteprima mondiale del nuovo film di Ruggero Deodato, Ballad in Blood. Era dal 1993 che Deodato non realizzava un lungometraggio ma dopo l’uscita di The Green Inferno di Eli Roth intorno alla filmografia del Maestro (soprattutto quella degli anni ’70) si è creata una sorta di revival che gli ha probabilmente ridato energia. Così, a 76 anni, il regista diCannibal Holocaust si è rimesso dietro la macchina da presa per raccontare a modo suo una storia di sangue e follia, ispirata all’omicidio di Perugia, Meredith, Amanda ecc ecc.

Presente in sala insieme alle due attrici protagoniste (che nel film sono con le tette di fuori praticamente SEMPRE, molto bene) Deodato ha introdotto Ballad in Blood presentandolo come la sua personale punizione verso gli assassini lasciati liberi dai tribunali (alla fine il film prende posizioni abbastanza nette, con buona pace degli innocentisti).

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Il film è…mh…cioè…non è proprio un grandissimo film. Ci sono cose belle, come le tet…come Carlotta Morelli nei panni di Lenka (Amanda), come l’atmosfera grottesca che si respira nelle sequenze girate alla festa di Halloween, la colonna sonora di Claudio Simonetti (theme song coi controcazzi), come il personaggio di un grandissimo Ernesto Mahieux (il nano de L’Imbalsamatore di Garrone), così come la visione distorta del mondo universitario, tutto droga, sesso e alcol e sesso. E droga. Però ci sono le note dolenti e son purtroppo moltissime. Dalla sceneggiatura al montaggio alla recitazione un po’ al limite dell’overacting da parte soprattutto di Gabriele Rossi (mentre l’afroamericano Edward Williams se la cava) e poi troppi momenti morti riempiti solo e quasi sempre dalla Morelli che si spoglia o da una Noemi Smorra che nei panni della povera Meredith (Elizabeth nel film) non disdegna di mostrarci la sua quarta anche da cadavere. Ballad in Blood è un film che a tratti sembra uno scherzo macabro. Ci piace però che Deodato abbia trovato la voglia di scherzare, con la sua comparsata nel ruolo del professor Roth (cit. facile facile) e altre battutine simpatiche qua e là.

Non è un film riuscito, ma racconta in modo originale i fatti di Perugia, in maniera senz’altro migliore rispetto a quei due film orrendi usciti sul caso (questo e questo).

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Ma il Lucca Film Festival non è solo una passerella per grandi del cinema, è anche un concorso (tendiamo un po’ tutti a dimenticarcelo visti i nomi degli ospiti). Uno dei film in concorso proiettati nella giornata di ieri è stato l’islandese Sparrows di Rúnar Rúnarsson (complimenti ai genitori), che ci ha letteralmente stregati.

La storia in realtà è piuttosto semplice e al limite del banale: una coming-of-age story con protagonista un ragazzino di Reykjavik che viene spedito dalla madre a vivere col padre in un paesino sperduto del nordovest dell’Islanda. Se quando sentite nominare il Paese dei ghiacci vi vengono alla mente immagini poetiche, l’aurora boreale, la pace, gli Sigur Rós e Björk, beh, evidentemente non avete visto il luogo nel quale vive il padre del protagonista Ari, uno che, per farvi capire, spara in fronte alle dolci foche come voi schiaccereste una formica.

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La forza incredibile di Sparrows sta nel mostrarci un lato di Islanda a noi totalmente sconosciuto, ovvero il degrado islandese. Cos’è il degrado islandese? E’ abbastanza simile alla vita normale in molte zone dell’Italia, se non fosse che è in mezzo al nulla più totale. Il giovane protagonista Ari (un bravissimo Atli Oskar Fjalarsson) si trova ad affrontare un padre ubriacone che beve e fa festini in casa con dei buzzurri allucinanti che corrono nudi per i prati e vecchie baldraccone obese che tracannano birra in lattina come se non ci fosse un domani (a proposito, la birra onnipresente nel film è la birra GULL). Ma non è solo il padre il problema. E’ la difficoltà a reinserirsi in una realtà piccola e disagiata dopo la parentesi in città, una realtà dalla quale se ti senti escluso e schiacciato non puoi scappare, perchè se ti metti a correre e a guardarti intorno vedi solo montagne, valli, mare, uccelli e, al limite, un vulcano. E Rúnarsson quest’ansia la trasmette in maniera eccelsa, accompagnandoci per mano in questo viaggio al fianco di Ari, distraendoci con paesaggi freddi e con immagini poetiche (una camera quasi sempre fissa con movimenti ridotti allo zero, a immortalare quadri sublimi) per poi tirarci pugnalate al costato quando meno ce lo aspettiamo.

In Sparrows vediamo depressione, abusi, violenze, stupri e non ce ne rendiamo quasi conto, tanto è bravo il regista ad immergerle in una realtà ovattata e glaciale. Insomma, il film di Rúnarsson è davvero bello ed è stato in assoluto il protagonista del giorno assieme alle tette della Morelli. Scherzo. Viva il bel cinema.

Il prossimo appuntamento degli Sbandati col Lucca Film Festival è per venerdì, quando parteciperemo alla master class di Paolo Sorrentino e assisteremo alla premiazione di George A. Romero. Come al solito, siete invitati a raggiungerci per passare momenti indimenticabili. Cheers.


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