Pee-wee’s Big Holiday

Sapete chi è Pee-wee Herman? Facciamo un piccolo salto nel passato: corre l’anno 1985 ed esce al cinema Pee-wee’s Big Adventure, film d’esordio del ventisettenne californiano Tim Burton. Il film, scritto e interpretato da Paul Reubens, narrava il rocambolesco viaggio di Pee-wee, un bizzarro uomo-bambino alla ricerca della sua amata bicicletta, rubata dal vicino invidioso. Il film fu un successo, tant’è che il folle e colorato personaggio di Pee-wee divenne una specie di icona, protagonista di serie tv, shows e comparsate varie. Poi, nel 1991, Paul Reubens passò un periodaccio, accusato di atti osceni all’interno di un cinema, e venne arrestato. Fu un duro colpo per l’attore, ma soprattutto per il personaggio di Pee-wee, un adulto dall’aria bambinesca che agisce e parla sempre in maniera abbastanza ambigua, nonostante l’aria innocente; un personaggio, tra l’altro, molto amato dai più piccoli. Capite bene che difficilmente Reubens avrebbe potuto continuare ad interpretarlo dopo le accuse, tra l’altro, di possesso di materiale pedo-pornografico. Ma l’attore non si arrese e, superati i problemi giudiziari, continuò comunque a lavorare nel cinema, prendendosi il ruolo del padre di Pinguino in Batman Returns (ruolo che continua curiosamente tuttora a ricoprire nella serie tv Gotham) e una parte in Blow. Seguiranno comparsate e ruoli minori in serie tv, con un’attività parallela di doppiatore. Pee-wee torna a far capolino in tv nel 2009 con qualche ospitata qua e là, ma senza essere mai protagonista. Ci sono voluti ben 30 anni prima che Reubens con l’aiuto di Judd Apatow riuscisse a riportare sotto i riflettori Pee-wee, con Pee-wee’s Big Holiday

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Prodotto da Apatow e Reubens per Netflix e diretto da John Lee (mestierante da serie tv ammeregana), Big Holiday è il secondo lungometraggio dedicato a Pee-wee ed è una riuscita e godibile commedia dai tratti grotteschi e weird. Pee-wee lavora in una tavola calda e un bel giorno si trova a dover servire Joe Manganiello nel ruolo di se stesso (lol) col quale scopre di avere un sacco di cose in comune. Joe, quindi, decide di invitarlo al suo compleanno a New York. Pee-wee, che non si è mai mosso dalla piccola cittadina di Fairville, approfitterà dell’invito per prendersi una vacanza e andare per la prima volta nella grande Mela. Ovviamente durante il viaggio incontrerà non dieci, non cento ma mille imprevisti.

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Seguendo lo schema base del film di Burton, Big Holiday lancia Pee-wee in mille avventure a spasso per l’America, mettendolo di fronte a rapinatrici sexy, a ingenui mormoni, a un eremita rapper e a tanti altri personaggi bizzarri (più o meno riusciti…). Paul Reubens è ancora una volta l’anima del film: Pee-wee è un po’ mimo, un po’ Charlot, un po’ Alvaro Vitali e un po’ cartoon e inanella una serie di gags che anche quando non fanno ridere hanno comunque una funzione narrativa (insomma, non ci sono cose inutilmente fastidiose). Fare troppi confronti col film di Tim Burton sarebbe ingeneroso e sbagliato: manca, ovviamente, la visione distorta, fantasmagorica e dark del regista di Beetlejuice (film che sviluppa tra l’altro molte delle idee viste in Big Adventure), anche se in alcune sequenze (come in quella del museo dei serpenti) qualche eco del passato ritorna.

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Big Holiday è un film moderno, più incentrato sui personaggi e meno sulla creazione di un mondo immaginario: Pee-wee salta da un quadretto all’altro, trovandosi in situazioni sempre più intricate, dalle quali riesce a tirarsi fuori grazie al suo ingegno e al suo trasformismo. Il protagonista riuscirà ovviamente a raggiungere New York e l’amico Joe, colui che gli ha dato la forza e la spinta decisiva per uscire dal suo guscio e andare verso la scoperta del mondo. In soldoni Big Holiday è un film sulla forza dell’amicizia (senza volerci addentrare in una discussione su un possibile amore gay, che sarebbe anche giustificato visto che Pee-wee è il personaggio anti-figa per eccellenza, ma consideriamolo asessuato che è meglio), meno sorprendente dal punto di vista visivo e con un’atmosfera meno affascinante rispetto al film del 1985 ma con uno script solido che rende facile la vita a Reubens, che può permettersi di fare il buono e il cattivo tempo con le sue faccette e le sue mosse.

Il film è uscito su Netflix il 18 Marzo dopo essere stato presentato al SXSW e nonostante non sia un capolavoro e presenti qualche sporadica caduta di stile ci sentiamo di consigliarvelo. Anche solo per omaggiare uno dei personaggi più assurdi di sempre. Lunga vita a Pee-wee.

 

VOTO: 6+


  1. Riccardo

    1 Marzo

    boh !
    Mi sembra molto molto The Truman Show, con un Jim Carrey ancora più finto.
    Se è un film gay è riuscito male.
    Mi sembra un film innutile, a che cosa serve ?
    Che cosa vuole dire ?
    Cosa racconta e cosa ci dice ?
    boh !

  2. stefano

    4 Febbraio

    Impossibile paragonarlo a The Truman Show, rabbrividisco al solo pensiero.
    Impossibile anche consigliarne la visione: è una pellicola inutile, non divertente, non istruttiva, non volgare, non visionaria…boh.
    Non c’è stata una singola scena che mi abbia strappato un sorriso, giuro.
    A mio parere non si può distribuire una cosa del genere, soprattutto al pubblico non USA

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