Ave, Cesare!

Che Joel ed Ethan Coen sappiano bene come Hollywood funzioni, su questo, non ci piove. D’altronde avevano gia’ trattato il tema in tempi non sopetti con Barton Fink riuscendo, come sempre gli succedeva in quegl’anni, a portare sul grande schermo una visione critica e spietata della macchina dei sogni americana. Nella loro ultima opera Hail, Cesar! i due fratelli si sono voluti tuffare nel cinema della grande Hollywood anni ’50/’60 abbandonando il black humour che da sempre contraddistingueva il loro cinema ed, anzi, indossando i guanti di lino, deludendo ovvimente chi si aspettava una satira crudele contro Hollywood e contro lo star system americano. In fondo pero’ questo non è l’unico problema della loro ultima pellicola.

Clooney Cesare

Piu’ che una trama, quella sviluppata in Hail, Cesar! sembra essere una grande collezione di citazioni e sketch scollegati tra loro, tenuti insieme alla bell’e meglio dal personaggio di Eddie Mannix (Josh Brolin), produttore esecutivo di una casa di produzione hollywoodiana. Eddie, uomo tutto casa e chiesa, viene sballottato da una parte all’altra dei vari set ed e’ costretto tenere in piedi quello che sembra essere uno spettacolo circense, con attori, giornalisti e registi che lo inseguono in continuazione. In fondo è lui , simbolicamente, il cuore pulsante degli studios. Indeciso se abbandonare la carriera cinematografica o accettare le avances di una compagnia aerea per un posto da manager, Eddie deve pero’ sbrigare una faccenda piu’ spinosa delle altre: il rapimento della star Baird Whitlock (George Clooney) da parte di un gruppo di sceneggiatori marxisti in combutta contro il sistema cinematografico americano.

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C’è poco da dire. Eddie e’ un personaggio fiacco e poco accattivante che non riesce a catalizzare l’attenzione come si sarebbe voluto, facendo emergere in maniera ancora piu’ evidente la struttura a scarpiera della trama: la monti e poi ci infili dentro un po’ quello che ti pare. Altro che pastiche postmoderno, vi assicuro, quella messa in piedi dai Coen è una scarpiera. Un momento siamo su un set biblico identico a quello di Ben Hur, un secondo dopo siamo di fronte ad un musical acquatico come quelli in cui Ester William si esibiva, passa un minuto e siamo catapultati tra un branco di ballerini vestiti da marinaretti con Channing Tatum che fa il verso, con un certo talento c’è da ammetterlo, al compianto Gene Kelly. Nessun senso apparente però per giustificare questa struttura e questo sforzo filmico se non il compiacimento intellettualoide fine a se’ stesso di due grandi autori.

A posteriori, Barzellette di Carlo Vanzina almeno non aveva di pretese.

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L’ultima commedia dei fratelli Coen e’ fondamentalmente un oggetto anomalo. Un film non riuscito che annega nelle citazioni, tanto alte da risultare inarrivabili ai piu’, e nell’auto-citazionismo sfrenato, alquanto fastidioso per chi come me i Coen li ha amati per davvero. Allo spettatore non resta che annoiarsi e godersi chi tra il cast prova a salvare la baracca, come Ralph Phiennes e Alden Ehrenreich, protagonisti di un paio di duetti esilaranti. Ma sono solo piccole gioie nell’imobilismo di una sceneggiatura claudicante e ripetitiva.

Quello che nelle aspettative doveva essere un film spietato riguardo ad un periodo dove in America le idee politiche erano perseguite con modalità dittatoriali (è il Maccartismo, bellezza) si e’ rivelato essere semplice riproduzione nostalgica del cinema del passato, rendendo Hail, Cesar!, ancora di più, un fallimento assoluto.

VOTO: 5


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