Lo chiamavano Jeeg Robot

Noi Italiani siamo dei maestri per quanto riguarda l’eccitarsi e l’esaltarsi tantissimo per una novità. In tutti i campi, dalla politica al calcio. Il cinema non fa eccezione e quindi ecco che appena è girata voce che stava arrivando un film italiano sui supereroi l’attesa si è fatta spasmodica. Attesa che è diventata ovazione dopo le prime apparizioni del film di Gabriele Mainetti, Lo chiamavano Jeeg Robot, qualche mese fa. Ecco quindi partire il tam tam su internet e sui giornali e alla radio e OVUNQUE: Jeeg Robot è il film che rivoluzionerà il cinema di genere italiano, una boccata d’aria fresca, un evento imperdibile. Quando il film finalmente esce è in sala è apoteosi. Potrei farvi i copia-incolla di tutti gli stati di Facebook dei miei contatti su Jeeg Robot per farvi capire che la reazione più composta al film è stata “capolavoro”. A me le isterie collettive non piacciono, non perchè voglia fare il bastian contrario a tutti i costi, ma perchè tolgono un po’ di oggettività alla ricezione di un oggetto, che sia un film, un disco o un concerto (un esempio abbastanza recente che posso farvi riguarda il live di Thom Yorke al c2c di Torino, per me assolutamente mediocre ma esaltato all’unanimità in modo quasi religioso solo perchè Thom Yorke E’Thom Yorke…ma vabbè…). Torniamo al film.

pagina-recensione-immagine-1

Ma quindi Jeeg ti ha fatto schifo?, vi starete domandando. No, Jeeg mi è piaciuto. E’ un film realizzato in maniera furbissima da Mainetti, che ha azzeccato tutto quello che poteva azzeccare (colonna sonora compresa), tirando fuori un film che davvero risulta diverso all’interno dell’arido panorama cinematografico italiano. E’ un film che si può esportare? Nì…cioè…sì, sempre meglio di Muccino, ma questo non è un film universale come può essere il nuovo di Genovese: quello di Mainetti anche se non sembra è un film profondamente italiano, che funziona e conquista perchè porta la novità del personaggio coi super poteri all’interno di una realtà che conosciamo bene, quella della Roma dei reietti e delle bande già mostrata da Sollima e Placido e altri, risultando molto autoreferenziale nei suoi giochetti citazionistici.

pagina-recensione-immagine-2

Non ho ancora accennato alla storia perchè vabbè la sapete: Santamaria è un furfante che un giorno scappando dalla pula si tuffa nel Tevere e viene a contatto con materiale radioattivo. Il giorno dopo scopre di essere diventato superforzuto. Si troverà a scontrarsi con la banda dello Zingaro (Marinelli) e a difendere la povera Alessia, ragazza uscita di testa dopo la perdita dei genitori che guarda ossessivamente le puntate di Jeeg Robot.

Nel film di Mainetti c’è tutto quello che ci si aspetta da un film sui supereroe: incidente che provoca i poteri, scoperta dei poteri, sfruttamento dei poteri, imprevisto, entrata in gioco del nemico, conflitto, scontro finale. E’ tutto abbastanza al suo posto. E in questo Mainetti dimostra di aver studiato bene dagli americani, nonostante l’aria da anarchico che ha cercato di darsi in questi mesi (lo script è di Guaglianonee del fumettista Menotti). Ciò che regala spessore al film è, però, l’ottimo lavoro svolto dall’autore romano sui personaggi. Se il protagonista interpretato da Santamaria dopo un po’ risulta anche abbastanza piatto nel suo nichilismo e nella sua apatia, enormi sono i personaggi interpretati da un sempre più eclettico Luca Marinelli (un villain capolavoro, un vero Joker all’amatriciana) e da una sorprendente Ilenia Pastorelli, che nel ruolo di Alessia commuove e strappa applausi.

Come ho già accennato, ad un certo punto del film il fatto che Santamaria abbia dei poteri passa assolutamente in secondo piano, lasciando spazio al rapporto struggente tra lui e Alessia ed alla crescente crisi dello Zingaro. E’, insomma, più interessante guardare il percorso che fanno i personaggi più che vedere un bancomat sradicato a mani nude o un muro spaccato con un pugno. Lo sguardo più interessante di Mainetti è quello che guarda a Caligari, non quello che guarda alla Marvel, per farla breve.

pagina-recensione-immagine-3

Lo chiamavano Jeeg Robot è in definitiva un ottimo esperimento di cinema, che a mio parere può essere un buon punto di partenza (e non di arrivo) per una fetta di cinema italiano che fallisce sistematicamente quando tenta di uscire dai canoni standard del Made in Italy (ve lo ricordate il Bimbo Michele di Salvatores? Ve lo ricordate? Voleva anche farci il sequel! LOL).

Per me il film di Mainetti non è nè eccezionale nè rivoluzionario ma è come il suo supereroe: imperfetto, impacciato e sporco, ma che quando deve colpire ti rompe il culo. E va bene così.

VOTO: 6,5


Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.