Spotlight

Spotlight era il nome della squadra di giornalisti del Boston Globe guidata nei primi anni 2000 da Walter “Robby” Robinson, nel film Michael Keaton. I giornalisti si differenziavano dai loro colleghi poiché erano incaricati, all’interno della testata americana, di seguire le inchieste giornalistiche più scottanti. Con l’arrivo nel 2001 di un nuovo direttore, interpretato per l’occasione da Liev Schreiber, il gruppo inizio’ ad indagare riguardo alla vicenda di un prete cattolico accusato di pedofilia. Nello scavare tra faldoni di atti giudiziari e bussando alle porte di mezza Boston, i giornalisti scoperchiarono un vero e proprio vaso di Pandora, arrivando ad accertare centinaia di casi di abusi su minori ed il coinvolgimento delle alte sfere del Vaticano nell’occultamento delle prove. Il film di Tom McCarthy, sostanzialmente, si limita a mettere in scena i fatti realmente accaduti nella Boston di quegli anni.

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Sembrerà stupido, ma mentre guardavo Spotlight un dubbio amletico mi ha tormentato per l’intera durata del film: ma com’è possibile che le redazioni dei giornali americani assomiglino ancora oggi a quella diTutti gli uomini del presidente? Perché, se devo essere sincero, la sensazione che permea l’intera pellicola e’ quella di trovarsi in una rivisitazione stantia dei grandi film d’inchiesta giornalistica anni ’70. Eppure, le premesse per sfornare un gran bel film sembrava che ci fossero tutte. Un super cast, un regista con esperienza ed una storia che è diventata una pietra miliare del giornalismo contemporaneo. Qualcosa però evidentemente non ha funzionato.

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Una delle poche note positive del film è che il regista decide, saggiamente, di lasciar perdere ogni sensazionalismo e dedicarsi unicamente alla narrazione delle tappe che scandirono lo sviluppo dell’inchiesta. La sceneggiatura lascia poco spazio ai carnefici, concentrandosi sui personaggi e sul loro lavoro. Insomma, lo dico per i lettori più affezionati, nel film non si vede nessun prete arrapato che accarezza giovani chierichetti. Tuttavia, se da un lato, come abbiamo detto, appoggiamo in toto la scelta registica di stare lontano dall’uso strumentale della tematica dell’abuso sui minori, dall’altro bisogna dire che il tono pacato del film si trasforma, col passare dei minuti, in noia più assoluta. Aggiungeteci pure che i protagonisti del film, sulla carta giornalisti navigati, gente con anni di esperienza nel settore dell’investigazione, sono dipinti dal regista in modo alquanto naif. Schiavi dei loro stessi dubbi, sorpresi anzi dall’omertà che incontrano durante le loro ricerche, i giornalisti sembrano come non riuscire a concepire il fatto che il potere in qualche maniera provi sempre a proteggersi.

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Il domandone da un milione di dollari che aleggia in sala e che, secondo i piani degli sceneggiatori, avrebbe dovuto tenere sulle spine gli spettatori, è fino a che punto la Chiesa sapesse riguardo alle azioni illecite dei propri sacerdoti. A questo punto, lasciatemi fare una nota personale da non-cattolico cresciuto nella nazione cattolica per eccellenza: solo le anime belle possono vedere al giorno d’oggi, come anche quindici anni fa, nella Chiesa cattolica un’istituzione trasparente e senza macchia, detentrice assoluta dell’ideale di benessere nel mondo. Senza far di tutta un’erba un fascio, ricordiamo però gli scandali di riciclaggio di denaro sporco dello Ior, i legami con la criminalità organizzata, la benedizione diretta ed indiretta del Vaticano a diverse dittature e l’omertà generalizzata riguardo alle peggio cose, inclusi appunto i tanti casi di abusi di sacerdoti nei confronti di minori. Per questo, quando vedo sullo schermo Mark Ruffalo, nei panni di uno dei giornalisti del team, scaldarsi e sbraitare isterico contro la chiesa cattolica invocando la giustizia mancata, peraltro in una visione alquanto stereotipata della figura del giornalista, scusate, ma da Italiano miscredente mi vien da ridere. Anzi, mi vien da suggerire al povero Mark che per capirci qualcosa bastava leggesse Verga. Perché come diceva don Franco a compare N’toni: “Il pesce puzza dalla testa”.

VOTO: 5,5


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