Carol

Quest’anno il livello della concorrenza agli Academy è bello alto e, anche se Carol si è beccato delle nomination interessanti (per la sceneggiatura e per gli attori, in particolare), il film non è stato selezionato per le categorie Miglior Film e Miglior Regia. Questo fatto mi provoca delle sensazioni contrastanti, tra il “Peccato” e lo “‘Sti Cavoli” (ma alla seconda attribuisco una certa predominanza). Comunque, Carol(adattamento dall’omonimo romanzo della scrittrice Patricia Highsmith) è uno di quei film in cui ti ritrovi a fare il tifo per i personaggi senza rendertene conto e in cui percepisci gli eventi positivi/negativi che accadono ai protagonisti con sollievo/irritazione. Attribuirei il merito della cosa per il 60% all’interpretazione degli attori, e per il 40% al modo stilosissimo con cui Todd Haynes racconta la storia di Carol e Therese, che è la seguente:

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Siamo nel Natale del 1952. Therese Belivet (Rooney Mara) è una giovane aspirante fotografa impiegata come commessa nei Grandi Magazzini Frankenberg, a Manhattan. Un giorno, mentre sta lavorando al reparto giocattoli, Therese incontra un’affascinante donna altolocata di nome Carol Aird (Cate Blanchett), entrata per acquistare un regalo di Natale per la figlia. Dopo un breve scambio, Carol lascia il negozio “dimenticando” uno dei suoi guanti. Therese fa rispedire l’indumento alla donna che, per ringraziarla, la invita a pranzo fuori. I primi incontri “innocenti” delle due protagoniste, tra cui fin da subito c’è una forte attrazione, si trasformano gradualmente in qualcosa di più profondo. Mentre Carol, intrappolata in un matrimonio senza amore, sta combattendo con il marito per l’affidamento della figlia, invita la ragazza a mettersi in viaggio con lei verso Ovest. Attraverso questa esperienza, Therese imparerà a conoscere meglio se stessa e i suoi veri desideri.

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Carol non parla affatto di una storia d’amore omosessuale, come potrebbe sembrare a un primo impatto.Il rapporto tra le protagoniste è affrontato dal regista come un amore tanto proibito quanto rigenerante, in cui la questione dell’omosessualità è un accessorio messo in secondo piano. Infatti, il personaggio di Rooney Mara non ha mai una sorta di presa di coscienza sulla sua natura, e nel film non ci sono momenti alla “Hey, ma allora sono lesbica!”. Therese affronta il suo sentimento per Carol come un qualcosa che esiste, senza dargli un nome particolare. Questa impostazione, insieme alla totale assenza di etichette e stereotipi di qualsiasi genere, fa sì che i temi di Carol non siano “mirati”, ma del tutto universali e apprezzabili da chiunque.

Todd Haynes ha messo insieme un film molto elegante e delicato, che scorre lentamente, ma con fluidità e che in nessuna circostanza risulta noioso. Dalle scenografie, ai costumi alla scelta delle inquadrature, Carol è visivamente di una bellezza malinconica, ma si tratta di una di quelle esperienze visive che stimolano anche gli altri sensi. Giuro, non dico cazzate giusto per darmi un tono, ma ho trovato Carol un film estremamente “profumato”. Dalle sigarette fumate al chiuso, tanto in casa quanto nei ristoranti, alle fragranze indossate dalle protagoniste, all’odore della carta stampata nella redazione del New York Times. In quasi ogni scena, c’era qualcosa che stimolasse indirettamente il senso dell’olfatto e sono abbastanza sicura del fatto che esista una soddisfacente spiegazione scientifica in merito. In ogni caso, probabilmente anche questo contribuisce a rendere Carol molto coinvolgente a trascinante.

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Per tutto il film, inoltre, c’è una fortissima tensione erotica, trasmessa non soltanto dalle protagoniste, ma anche dai personaggi minori (il marito di Carol, ad esempio, innamoratissimo e folle di gelosia, interpretato da un ottimo Kyle Chandler). Questa tensione, tra l’altro, non si spegne con l’arrivo della “scena clou” (non cercatevela su Youtube, guardatevi tutto il film!), ma resta sempre sospesa fino a bloccarsi, improvvisamente, all’arrivo dell’ultima sequenza (un pochetto frustrante, ma adatta). La performance della Blanchett è intensa senza scadere mai nel melodrammatico, mentre quella di Rooney Mara (che interpreta un personaggio più ambiguo, tra il sottomesso e il sicuro di sé, e forse un pelino meno riuscito) è giocata tutta sugli sguardi e sui piccoli gesti.

Per quanto mi riguarda Carol è un film praticamente perfetto. Non solo è la migliore storia d’amore tra due donne che abbia mai visto ma è anche, in generale, uno dei più interessanti film romantici degli ultimi anni.

VOTO: 8+


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