Macbeth

La cosa più divertente di questa storia di Macbeth è un’immagine che mi è stata inviata da Creutz. la foto in questione mostra una nuova stampa della tragedia di Shakespeare: in copertina ci sono Michael Fassbender e Marion Cotillard nei panni di Lord e Lady Macbeth, più la scritta “Da questo libro il film evento”. Posso solo sperare che sia un fake. Detto questo, lo volevamo un nuovo film su Macbeth? Ci serviva? Ragionando da un punto di vista del tutto cronologico, considerando che l’ultimo Macbeth “memorabile” è stato quello di Roman Polanski (1971), un nuovo adattamento direi che ci può stare. Se consideriamo, invece, la chiave di lettura proposta da Justin Kurzel – regista di questo Macbeth, conosciuto soprattutto per aver girato Snowtown – sono abbastanza convinta del fatto che questo film ci stia tutto. È abbastanza una bomba, infatti.

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Macbeth (Michael Fassbender) è un prode guerriero scozzese che ha fedelmente supportato il suo sovrano, Re Duncan (David Thewlis), nella guerra civile contro le forze di Mcdownald. Mentre infuria la battaglia decisiva contro i ribelli, Macbeth e il suo alleato Banquo (Paddy Considine) si imbattono in un gruppo di Streghe. Le donne profetizzano ai due guerrieri il loro imminente destino: Macbeth, già Signore di Thane, diverrà anche Signore di Cawdor e Re di Scozia; Banquo, d’altra parte, non diverrà mai Re, ma sarà padre di una lunga stirpe di reali. In seguito alla profezia delle Streghe, Macbeth viene corrotto dall’ambizione e dalla bramosia e, insieme alla sua avida e astuta moglie (Marion Cotillard), mette in atto un vile piano per compiere il suo “superbo” futuro. Il ragazzo, però, dovrà fare i conti con i terribili sensi di colpa per i suoi crimini, nonché con una paranoia decisamente lesiva.

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Il Macbeth di Kurzel è un’eccellente e quasi impeccabile rivisitazione di Shakespeare, dai tratti altamente digeribili e accattivanti, visivamente di grande impatto e interpretata in modo magistrale. Chiaramente, è un film figlio della sua epoca – proprio come lo sono i Macbeth di Orson Welles, Akira Kurosawa e Roman Polanski – e i suoi toni sporchi un po’ alla Braveheart un po’ alla 300 risultano inevitabilmente piacevoli. Ci sono tre cose in particolare che rendono questo film interessante. Tre motivi per cui dovreste andare a vederlo. Non c’è nemmeno da stare a pensarci troppo. Il primo è l’intelligente reinterpretazione di Kurzel, il secondo è Marion Cotillard, il terzo sono le ambientazioni. Facciamo qualche esempio, con ordine.

L’intuito del regista è evidente fin dall’inizio del film, quando vengono poste le interessanti basi per la (nuova) caratterizzazione dei due Macbeth e per l’evoluzione a cui andranno incontro nel corso della storia: il Lord e la Lady stanno celebrando i funerali del loro bambino prematuramente scomparso. Un’idea semplice, no? Però si lega benissimo all’ossessione di Macbeth nei confronti di Banquo e della sua prole, che nella versione originale è più lasciata all’intuizione del pubblico. Inoltre, questo permette a Kurzel di reinterpretare anche il folle monologo di Lady Macbeth, che in realtà ha delle continue visioni di suo figlio. La Lady Macbeth di Kurzel, infatti, è un personaggio molto più umano e sensibile rispetto alle terribili serpi tentatrici interpretate Jeanette Nolan e Francesca Annis. Insomma, è una Lady Macbeth più attuale.

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Ovviamente, in un film del genere il grosso del lavoro è fatto dagli attori. Un Fassbender credibile e intenso è affiancato da una Marion Cotillard eccellente, perfetta per il ruolo. Non so se ci sia un’attrice vivente in grado di comunicare quello che Marion Cotillard trasmette con lo sguardo. Il monologo che ho citato prima è una specie di capolavoro. È uno dei più riusciti monologhi del cinema degli ultimi anni – vorrei dire del cinema in generale, ma poi mi sbilancio e pare brutto. Per quanto riguarda le ambientazioni, invece, più degli altri questo adattamento riesce a trasmettere tutta la violenza degli elementi della natura.L’aspra e fredda Scozia rappresentata da Kurzel – che si concentra più sugli esterni che sugli interni – sembra riflettere il tormento interiore dell’anima di Macbeth. Questo si nota bene soprattutto nella scena conclusiva, totalmente rossa per via delle fiamme che lambiscono il bosco di Birnam “trasportandolo” sulla piana di Dunsinane – altra reinterpretazione molto cool. Faccio soltanto un appunto: se c’è una bella scena nel Macbeth “Horror” di Polanski è quella del discorso tra il protagonista e le Streghe, che in questo film invece è stato reso in modo troppo piattino. Un peccato. Comunque sì. Potente, crudo, polveroso e ben recitato: il nuovo Macbeth ci ha convinto.

VOTO: 8,5


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