Little Children

Storie che si incrociano in un vortice di frustrazione, perversione e illusioni nel secondo film di Todd Field, scritto da Tom Perrotta. Candidato a 3 premi Oscar nel 2006. Filmone.
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Ogni anno scorrendo le liste dei film nominati per la corsa ai Globes o agli Oscars ci accorgiamo che la storia è più o meno sempre la stessa: 3 o 4 pellicole che monopolizzano le Nominations (solitamente degli autori sulla cresta dell’onda), il ruggito di qualche vecchia gloria e l’immancabile sorpresa aka l’outsider. Quest’anno questo ruolo spetta a Room di Abrahamson, l’anno scorso toccò a Whiplash e l’anno prima a Dallas Buyers Club, tutti film che non avrebbero mai e poi mai avuto la possibilità di vincere come miglior film ma che potevano fare paura nelle altre categorie. Nel 2006 l’outsider fu Little Children, nominato come miglior film ai Globes (ma non agli Oscars) e per le performance straordinarie degli attori, Kate Winslet e Jackie Earle Haley su tutti. Non vinse nulla, stritolato da The Departed, Little Miss Sunshine e The Queen, e di questo film si sono un po’ perse le tracce negli anni successivi. A questa grave ingiustizia mettiamo fine noi oggi, inserendo Little Children tra i nostri Outsiders.

Quello di Todd Field (che ci piace ricordare nel ruolo di Nick Nightingale, il pianista di Eyes Wide Shut) è un film intenso che scava dentro l’inconscio dei suoi personaggi facendo loro vomitare sullo schermo tutte le loro insicurezze, i loro desideri repressi e le frustrazioni dovute ad una vita (coniugale ma non solo) insoddisfacente. E’ la storia di Sarah che sorprende il marito a masturbarsi annusando le mutandine di un’altra donna. E’ la storia di Brad, padre casalingo che continua ad essere bocciato all’esame per diventare avvocato e che non riesce a fare i conti con la maturità. E’ la storia di Ronnie, condannato per esibizionismo, che cerca di tenere a bada i suoi impulsi sessuali, la sua malattia, aiutato dalla madre. Ed è la storia di Larry, ex poliziotto ossessionato da Ronnie che mette in piedi una crociata per far cacciare lo scostumato dal quartiere. Tutte storie che finiranno presto o tardi con l’intrecciarsi portando i protagonisti verso una deriva dalla quale non tutti avranno la possibilità di tornare indietro.

Little Children (tratto dal romanzo di Tom Perrotta, che ha recentemente ideato quella bellezza diLeftovers) è un film che avrebbe potuto dirigere Todd Solondz se fosse caduto in depressione. La struttura narrativa del film, il modo in cui la sessualità e la perversione sono raccontate, fanno venire in mente il regista di Happiness, ma Field affronta il film con maggiore rigidità (nonostante usi una buona dose di ironia che spesso porta il film al confine con la black comedy), accompagnando i suoi personaggi per mano verso la sconfitta e soffocando le loro speranze sul nascere, senza nemmeno farle maturare. Quelli di Little Children sono personaggi costruiti con una cura estrema, vero fiore all’occhiello del film.

Un film che vi invitiamo quindi a recuperare, anche solo per vedere Kate Winslet sbattuta contro il muro.

Little Children, 2006, Todd Field


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