Mustang

Dopo i fatti di Parigi del 13 Novembre l’argomento Islam è sulla bocca di tutti, esperti e non. E’ purtroppo facile imbattersi sui social networkz in discorsoni e monologhi che hanno come obiettivo primario quello di puntare il dito contro la religione islamica, presentandola come l’origine di tutti i mali del mondo e come religione violenta, cattiva e, perchè no, omicida. Cazzate, ovviamente: l’Islam è una religione non più idiota del Cristianesimo o del Pastafarianesimo.

Noi Sbandati nel nostro piccolo questa settimana abbiamo voluto mostrarvi dapprima con l’Outsider i danni che può fare la “nostra” religione, mentre oggi, parlando del film d’esordio della giovane Deniz Gamze Erguven, torniamo in tema Islam, con le 5 ragazze “in catene” di Mustang.

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La storia che la Erguven ci racconta è, se vogliamo, di una semplicità e di una banalità unica: cinque sorelle orfane sperimentano sulla propria pelle le difficoltà legate alla vita in un piccolo paese turco, tra tradizioni anacronistiche e mentalità retrograde. Ci troviamo nei pressi di Trebisonda, sul Mar Nero, lontanissimi dallo sviluppo economico e sociale di Istanbul: qui crescono Lale, Nur, Ece, Selma e Sonay, sorelle senza genitori, accudite dalla amata nonna e sotto lo stretto controllo dello zio Erol, uno stronzo coi baffi. L’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze estive le ragazze vanno in spiaggia con dei compagni e per festeggiare fanno un bagno in mare, giocando e scherzando con gli amici. Una delle comari del paesino (che, come noto, non brillano certo d’iniziativa) racconta il fatto alla nonna delle ragazze, che le sgrida e le sculaccia. Ma quella della nonna è una severità di facciata, a differenza di quella dello zio Erol, che decide di segregare le ragazze in casa per tutta l’Estate e di rendere la casa una prigione, con tanto di sbarre, filo spinato nei campi e cancellate.

Le ragazze reagiranno, ma dovranno fare i conti non solo con la violenza dello zio ma soprattutto con le tragiche tradizioni e con le leggi non scritte del loro paese, tra matrimoni combinati, divieti assurdi e una voglia sempre più crescente di fuggire da tutto, in un modo o nell’altro.

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Mustang è un film bello, a tratti molto bello. La Erguven dimostra una delicatezza e un self-control unici nel narrare fatti così drammatici e che la toccano da vicino. Attaccare le tradizioni, religiose e non, del proprio Paese attraverso un’opera (che sia un film o un romanzo o altro) è sempre complicato perchè si rischia di cadere in facili isterie, in lezioncine morali da due soldi e spesso in volgarità spicciole. Mi ero promesso di non citarlo ma cedo: il parallelo con Le Vergini della Coppola è scontato, e probabilmente la regista turca ha amato quel film, ma laddove l’americana calcava la mano la Erguven va con leggerezza, prediligendo un registro più realistico e snello rispetto alla teatralità pomposa e tragica della Coppola (comunque no, le turche non si suicidano in massa…hanno forse un po’ più rispetto di sè delle ammeregane).

Non ho ancora parlato delle protagoniste, le 5 splendide, bellissime e bravissime (andrei avanti coi superlativi all’infinito) attrici turche, quasi tutte all’esordio sul grande schermo. Gunes Sensoy, che interpreta la più giovane delle sorelle, Lale, è a tratti irresistibile, mentre vi invito a tenere alta l’attenzione su Ilayda Akdogan (Sonay) perchè rischia di andare a contendere lo scettro di Miss Sbandata alla nostra amica Adèle Exarchopoulos. Nota di merito va anche alle musiche di Warren Ellis (violinista, tra gli altri, di Nick Cave).

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Nonostante la drammaticità della realtà mostrataci non siamo di fronte al classico film femminista intriso di rabbia, rancore e frustrazione: la Erguvan dimostra grande intelligenza nell’affrontare la situazione tragica delle ragazze in maniera serena, non perdendo mai l’occasione per mostrarci la loro vivacità, i loro sorrisi, i loro peccati, le loro voglie, il loro essere semplicemente ragazze normali. E si ride in Mustang, si ride di gusto degli affannosi tentativi della nonna e delle sue anziane amiche (personaggi commoventi) di coprire i casini delle nipoti agli occhi dello zio Erol o del modo sfacciato con cui Lale affronta le cose o della tragicomicità dei matrimoni combinati.

Forse l’unica pecca di Mustang sta nell’essere un po’ troppo ancorato ad un concetto di cinema tradizionale dal quale ci si aspetta che un’esordiente giovane come la Erguven provi per lo meno a smarcarsi un pochino, sia a livello stilistico che di contenuti. Ma visto il risultato finale, forse è giusto così. E’ emblematico pensare che Mustang sia stato scartato dalla Turchia per la corsa agli Oscar (gli è stato preferito Sivas di Kaan Mujdeci), venendo “salvato” da uno dei Paesi occidentali co-produttori della pellicola. Sapete qual è il Paese che ha candidato il film della Erguven agli Oscar? La Francia.

VOTO: 7


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