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Pan – Viaggio sull’Isola che Non c’è

Quando ho scoperto che sarebbe uscito un nuovo “filmone” di avventura su Peter Pan ho pensato “Oh, no…”. Tra tutti i film di cui non sentivamo il bisogno questo occupa un buon terzo o quarto posto – il primo è insindacabilmente preso dal remake de “La Dolce Vita”. In ogni caso ho buoni ricordi di altri lavori di Joe Wright (autore di Espiazione), dunque ho sgombrato il più possibile la mente dai pregiudizi e l’altro giorno sono andata a vedermi quella sorta di prequel/strana rivisitazione della storia di Barrie che si chiama Pan – Viaggio sull’Isola che non c’è.

E forse avrei fatto meglio a dedicarmi ad altro.

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La storia inizia con il piccolo Harry Pott… ehm, scusate… Il piccolo Peter, che viene abbandonato da sua madre davanti a un orfanotrofio londinese, con soltanto una lettera e un ciondolo a forma di zampogna. Una decina di anni dopo – siamo nel periodo della II guerra mondiale – il ragazzino vive ancora all’orfanotrofio, combinandone di tutti i colori insieme al suo amichetto Pennino. Una notte, un enorme vascello volante appartenente al pirata Barbanera (Hugh Jackman) rapisce gli orfani per portarli nell’Isola che non c’è, dove saranno costretti a lavorare per lui alla ricerca della Polvere di fata – Barbanera ha come schiavetto anche un fascinoso Capitan Uncino. Qui, Peter scopre le vere origini dei suoi genitori e apprende di essere destinato a unirsi ai ribelli e a diventare il salvatore dell’Isola.

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Pan – Viaggio sull’Isola che non c’è è uno di quei “film pastrocchi” in cui sono accumulate una marea di idee e ispirazioni tutte mescolate insieme senza criterio apparente. Questo Peter Pan è una sorta di Harry Potter un po’ più discolo: un povero orfano emarginato che sogna tanto di rivedere sua madre, ma che in realtà è oggetto di una profezia che fa di lui il salvatore di un mondo. Il suo amico (sì, avete letto bene, amico) Capitan Uncino, invece, sembra un incrocio tra Indiana Jones e il tipo protagonista della Mummia; ergo un donnaiolo simpatico e un po’ tonto che fa il gradasso ma in realtà è un gran bonaccione. Buttato in mezzo al film c’è anche un riferimento biblico francamente un po’ rozzetto, visto che la mamma di Peter è una specie di guerriera ninja abilissima di nome Mary. Comunque, la sceneggiatura è per lo più senza sostanza e si impantana inevitabilmente negli inesorabili cliché del genere, il che mi fa pensare che il film punti tutto sugli effetti speciali e le scene d’azione.

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In effetti, visivamente Pan non è malaccio e in certe sequenze mi ha ricordato un po’ quel gran film che èVita di Pi. Si potrebbe quasi dire che, dal punto di vista visivo, “spacchi”. Questo vale in particolare per la prima parte, dai toni quasi Steampunk, sopratutto quando gli orfani appena arrivati sull’Isola vengono accolti da un assembramento di migliaia di pirati che cantano a squarciagola Smells Like Teen Spirit dei Nirvana. Sono molto grata a Joe Wright anche per alcuni bruschi tagli di sequenze non necessarie, ma che in molti film dello stesso genere spesso vengono lasciate. Esempio: i personaggi devono buttarsi nel vuoto, qualcuno dice “Dobbiamo saltare!” e nella scena immediatamente seguente sono già a metà della loro discesa. Si tratta i piccoli accorgimenti che hanno contribuito a placare un po’ il livello di noia e che mi hanno spinto a regalare un mezzo punticino in più nel giudizio. Spezzo una lancia anche in favore di Hugh Jackman e Rooney Mara (che interpreta Giglio Tigrato): il primo gigioneggia alla grande e la seconda risveglia il mio affetto ancestrale per i personaggi femminili cazzuti. Sfortunatamente, per quanto mi riguarda, Pan – Viaggio sull’Isola che non c’è finisce comunque nella scatola dei “Film Fatti Tanto Per” che probabilmente non riguarderò mai per il resto della vita.

VOTO: 4,5


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