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Far from the Madding Crowd

Far from the Madding Crowd

Il regista dell’acclamato “Il sospetto” e di “Festen”, Thomas Vinterberg, torna al cinema con un nuovo adattamento di “Via dalla pazza folla”, romanzo pubblicato da Thomas Hardy nel 1874. La cosa dei film in costume, in particolare quelli ambientati nell’Inghilterra tra fine ‘700 e fine ‘800, è che attirano molto nonostante il rischio di sembrare un po’ tutti uguali. In questo caso, la provenienza del regista dal mondo di Dogma 95 – oltre a stupire – potrebbe far pensare a un apporto creativo nuovo che possa dare una rinfrescata a un genere trito e ritrito rivisitandolo un po’. Tuttavia, forse anche per non snaturare Hardy, l’estro dell’autore qui sembra nascosto sotto spessi strati di atmosfere bucoliche e lucidature varie.

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Bathsheba Everdene (Carey Mulligan) è una ragazza istruita, indipendente ma molto povera che abita con una sua parente più anziana vicino alla casa del pastore Gabriel Oak (Matthias Schoenaerts), da tempo innamorato di lei. Oak, dopo essere stato rifiutato dalla ragazza, perde in un incidente tutto il suo gregge e si ritrova a trasferirsi nel villaggio di Wheaterbury in cerca di lavoro. Riuscirà a trovarlo presso una florida fattoria appartenente proprio alla graziosa Bathsheba, che in un colpo di fortuna l’ha ereditata dallo zio morto. La Mistress gestisce gli affari di casa con mano ferma e determinazione, mentre altri pretendenti cominciano ad affacciarsi alla sua porta. Tra questi c’è il ricco ma tedioso William Boldwood (Michael Sheen) e l’affascinante sergente Troy (Tom Sturridge), il primo che riesce a rubare il cuore della acuta ma passionale Bathsheba Everdene.

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Via dalla pazza folla” è un film chic e curato fin nei minimi particolari, in cui la bravura del regista come banale esecutore è molto più evidente della sua autorialità. I magnifici paesaggi rurali del Dorset, sfoggiati sin dall’inizio, sono gestiti con una fotografia ben fatta ma che sa di già visto: i bei tramonti, le verdi colline e gli ampi pascoli ci fanno venire voglia di impacchettare tutto e partire per questo mondo senza smog e ciarpame tecnologico. Come al solito, insomma. L’entrata in scena di Carey Mulligan abbigliata da sexy cavallerizza è efficace e trionfale, così come tutta l’interpretazione dell’attrice che gestisce un personaggio forte, intelligente ma non immune dagli errori con grande espressività. Con lo svolgersi della trama, da una bella ragazza giovane e positiva Mulligan trasforma Bathseba in una donna adulta provata dalla vita. Gli eventi del romanzo di Hardy sono raccontati in modo stiloso ma non fresco, mentre sembra che Vinterberg si trascini sul groppone tutte le convenzioni del genere, tra cui la tipica pulizia, le emozioni forti ma sempre controllate e le ricostruzioni storiche studiate con tedioso accademismo.

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Solo un paio di scene si sganciano da questi schemi che, per quanto ben gestiti, sembrano ricalcati con la carta lucida. Tra queste c’è l’incidente che ha fatto perdere il gregge a Oak (cupo, brutale, potente) e l’esibizione con la spada del sergente Troy nel bosco, che sembra uscita da un film orientale stile “La foresta dei pugnali volanti”. La trama di Hardy scorre bene ma ogni tanto si perde qualche pezzo. Il matrimonio fallito di Troy con la sua ex fidanzata è trattato in maniera sbrigativa e questo lì per lì fa sembrare il suo personaggio più insulso e cialtrone di quanto in realtà non sia. Via dalla pazza folla” ha poche pecche ma è pallido e a tratti stucchevole. La quasi completa mancanza di ombre e sana sporcizia creativa fa sembrare il film opera di un “regista d’ufficio” molto bravo, non di un autore come dovrebbe essere Vinterberg.

VOTO: 6


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