Self/Less

La prima cosa che mi viene da scrivere sul nuovo film di Tarsem Singh è che forse abbiamo trovato l’erede naturale di Shyamalan. Sarà l’origine orientale o l’essere partiti subito ai 200 all’ora in carriera, fatto sta che entrambi i registi non azzeccano più un film da anni, continuando a vivere di rendita sui primi successi. Se il regista di The Village sembra ormai un caso clinico, qualche speranza continua ad averla il collega Tarsem Singh, che dopo esser partito benino con The Cell e aver sfornato un filmone come The Fall, è incappato in due “cose” inspiegabili come Immortals e Biancaneve, che ne hanno frenato bruscamente il percorso di crescita. Con Self/Less il regista di Jalandhar prova a tornare al sci-fi puro, cercando di togliersi un po’ di polvere di dosso, puntando anche sulla personalità di due stars come Ben Kingsley e Ryan Reynolds.

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Siamo in un ipotetico futuro: Damian (Ben Kingsley) è un palazzinaro milionario che vive nel lusso una vita solitaria, odiato dalla figlia e senza troppi amici. E’ malato e gli resta poco da vivere. Un collega gli allunga il biglietto da visita di un laboratorio sperimentale gestito dal Dr. Albright, dicendogli che potrebbe essergli d’aiuto. Damian dopo un paio di malori, accorgendosi di essere vicino alla fine, si gioca l’ultima carta e contatta Albright: lo scienziato gli parla della sua rivoluzionaria scoperta, ovvero la muta. Trattasi del vero e proprio trasferimento dell’io di un individuo in un nuovo corpo creato in laboratorio. Così il malato Ben Kingsley nel giro di pochi minuti si ritrova nel corpo sano e atletico di Ryan Reynolds.

Più che ovvio che l’operazione abbia delle controindicazioni: Damian infatti deve essere dichiarato morto ed iniziare una nuova vita con una nuova identità lontano dal suo passato. Inoltre deve prendere tutti i giorni una pillola rossa per evitare allucinazioni e visioni. Tutto sembra andare per il verso giusto, con Damian che se la spassa alla grande godendosi una seconda giovinezza, finchè le visioni diventano sempre più potenti e lo portano a scoprire che il suo nuovo corpo non è stato costruito in laboratorio ma appartiene ad una persona deceduta. Le sue visioni altro non sono che i ricordi di quella persona che cercano di tornare a galla. Damian si trova a lottare per mantenersi lucido, lottando contro una mente che cerca continuamente di mandarlo fuori strada. Per farlo ha l’ottima idea di indagare sulla vita passata del suo corpo, andando ad incontrare la sua famiglia che lo crede ormai defunto. Erroraccio, perchè il laboratorio di Albright non permette strappi alle regole e cercherà di eliminare Damian.

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Parte in quinta Self/Less, portandoci nel giro di pochi minuti subito al punto della questione: la malattia di Damian (impeccabile come sempre l’interpretazione di Ben Kinsgley), il laboratorio di Albright, la muta e i personaggi secondari (dalla figlia Claire all’amico Martin) ci vengono subito messi di fronte come se il regista avesse fretta di far proseguire la storia senza ostacoli. L’atmosfera c’è e la trovata della trasmigrazione dell’io in un nuovo corpo, pur non essendo originalissima, regge e permette a Singh di proseguire la narrazione come meglio desidera. Qui il regista indiano va un po’ in tilt e cambia registro:dato che ho a disposizione Ryan Reynolds, perchè non farlo menare di brutto? avrà pensato il buon Tarsem. E così Self/Less si trasforma in un action col protagonista che scappa e spara e picchia e non si ferma mai.

Sia chiaro, il fu Lanterna Verde ci sa fare con le mani, sempre deciso a riscattare quella faccia un po’ da babbeo con i pettorali e i muscoli, però il fascino fantascientifico della vicenda viene compromesso, lasciando spazio a qualcosa di indefinito che sembra sfuggire di mano a Singh.

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Self/Less è il classico film brutto che poteva essere godibile ma che godibile non è. Il soggetto dei fratelli Pastor probabilmente in mano ad un Andrew Niccol avrebbe reso di più, ma nelle mani pasticciate di Tarsem Singh si scioglie e finisce col diventare uno dei tanti vorrei ma non posso.

Un applauso a margine va fatto a Kingsley e Reynolds, che riescono a rendere almeno il protagonista un personaggio solido e ben messo in campo, che lotta come può contro la mediocrità crescente della pellicola. Nella classifica dei film in sala in questi giorni, Self/Less si inserisce tra il pessimo Southpaw e l’esplosivo MI:5 senza far rumore e se ne sta lì in un angolino, come le ragazze timide con l’apparecchio. Se vi sentite buoni, dategli una chance, altrimenti passate oltre.

VOTO: 5,5


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