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Città di carta

Città di carta

L’altro giorno ho preso un bel respiro, ho tappato il naso e mi sono buttata in mezzo a branchi di teenager cinguettanti a vedere un filmetto tratto da un bestseller di John Green. Superato l’iniziale spaesamento e la sensazione di avere 50 anni, con grande sorpresa ho sentito di essermi unificata benino alle abbronzatissime ragazzine in shorts e canottiera che popolavano la sala – e poi avevano anche smesso di lanciarmi occhiate sospettose. Possibile che “Città di Carta” mi stesse piacendo? Stavo quasi per decidermi a ordinare tutta la discografia degli One Direction, quando una rinnovata consapevolezza mi ha fatto di nuovo precipitare a capofitto nella categoria dei 50enni, come Icaro con le sue ali di cera farlocche. Ma andiamo con ordine.

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Quentin è un 18enne studioso e inquadrato innamorato della sua vicina di casa, Margo, fin da quando erano bambini. Una notte la ragazza (perennemente circondata da un alone di mistero e di figaggine) si presenta in camera di Quentin (Nat Wolff) e lo trascina in un’avventura incentrata su alcune simpatiche vendette da liceali americani. La mattina dopo però Margo (Cara Delevingne) è scomparsa. Dal momento che i suoi genitori sembrano indifferenti alla cosa, Quentin (convinto che si tratti dell’amore della sua vita) decide di mettersi alla ricerca della ragazza insieme ai suoi amici, seguendo alcuni indizi che la stessa Margo ha seminato in giro per la città.

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Allora, io non ho mai letto John Green ma dall’idea che mi sono fatta non è certo un caso che venda e piaccia così tanto, per quanto il suo genere misto tra angst e zuccheroso possa far storcere il naso ai radical chic. E infatti Città di Carta (film) ha un contesto anche carino, relativamente originale e un po’ buffo. Insomma, sarebbe stato potenzialmente un bel filmetto young adults. Immaginatevi però di prendere una gustosa bistecchina ai ferri appena cucinata da vostra madre, che la sa fare tanto bene. Poi di strapparla in molti pezzetti con le mani, prendere un grosso, grasso panino dei Fast Food e mescolare tutto insieme in un’insalatiera. Il risultato è una robaccia che non si capisce. Un miscuglio tra due cose diverse che singolarmente magari vi piacciono. Ecco, il regista Jake Schreier ha creato un intrugliaccio chiamato Città di Carta mutilando il libro di John Green e mescolandolo ai classici teen drama all’americana.Il risultato è che i personaggi di Margo e Quentin sembrano folli, che la trama è piena di cose strane che cozzano tra di loro e che ci è stata infilata quasi a forza una moralina cretinetta giusto per dare un significato a tutto quell’ambaradàn. Il film sfiora il 6 soltanto per le scene cazzone tra il protagonista e i suoi amici, che con la loro insindacabile semplicità simpatica rubano la scena a quella bipolare di Margo e alla sua “storia d’amore” con Quentin.

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A proposito di Margo, l’ ex supermodella Cara Delevingne ci ha provato ma (per ora) senza successo. Il suo modo di recitare non fa altro che aggravare la stabilità del personaggio, che oltre a essere mezzo pazzo ha anche un’aria perennemente schifata sul viso. Nat Wolff vola leggermente più alto riuscendo a oscillare tra ben 2 espressioni facciali: un simpatico sorrisetto puccettoso alla “hey io sono il protagonista dolce e carino” e uno sguardo da tordo confuso che fa venire voglia di schizzarlo con il Superliquidator. Insomma, se vi piacciono gli esperimenti culinari e non avete delle papille gustative particolarmente sensibili probabilmente riuscirete ad apprezzare Città di Carta più di quanto ho fatto io.

VOTO: 6–


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