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Concorto Film Festival 2015: DAY 3

Concorto Film Festival 2015: DAY 3

Il tempo purtroppo questa volta non ha voluto proprio sentirci e ieri sera un vero e proprio nubifragio si è scatenato sulla provincia piacentina. Previdenti come sempre, gli operatori tecnici, guidati da uno stoico Antonio Curedda avevano già trasportato le attrezzature all’interno del Cinema Omi, tempio del cinema vescovile di Pontenure, usato da sempre come piano B dal Festival Concorto in caso di pioggia. La serata è stata ad ogni modo gradevole, tra madonne psichedeliche e dj set improvvisati tra le panche dell’oratorio. Il livello dei film si è confermato essere cresciuto rispetto allo scorso anno e i film in concorso sono stati apprezzati dai kamikaze giunti fino a Pontenure nonostante il tempo infame. Qui le recensioni dei film in concorso proiettati lunedì sera.

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Vicenta, di Carla Valencia, Ecuador, 6′

Una contadina, una migrante, una figlia, una madre. Vicenta è il commuovente ritratto di una delle tante madri di Plaza de Mayo. Un’animazione che la regista ha dedicato alla propria bisnonna, testimone dell’ascesa politica di Salvador Allende e del successivo colpo di stato militare in Chile. Il corto porta sotto la lente d’ingrandimento una vicenda molto personale, facendo luce al contempo anche riguardo ad una storia collettiva e umanamente universale. Una vita particolare, racchiusa in pochi minuti che riporta a galla emozioni forti. #chile VOTO 7.5

Yellow Fieber, di Konstantina Kotzamani, Grecia, 17′

Atene vista attraverso gli occhi di un africano ed di una donna cieca. L’unico film greco in concorso quest’anno è Yellow Fieber e, a dispetto di una serie di temi socio-economici al quale la penisola ellenica è stata accostata nell’ultimo periodo, il corto in questione è decisamente più intimista di quello che ci aspettavamo. Detto questo, sotto la coltre di intellettualismo che avvolge l’opera, a mio avviso si cela però un’interessante metafora sulla condizione odierna dei tanti migranti che vivono nella capitale e che ogni anno attraversano il paese nel tentativo di entrare in europa. In modo forse troppo macchinoso, il corto prova a raccontare con un linguaggio diverso da quello classico la realtà ateniese e la magia di una città alla ribalta ormai solamente per I suoi problemi e non più per la sua bellezza. #athensafricandust VOTO 6

Who Wants to Be The Wolf??, di Shahrbanoo Sadat, Afghanistan, 12′

Una madre esce di casa e lascia I quattro figli da soli a badare a sè stessi. Una fiction girata con un taglio documentaristico che catapulta gli spettatori giunti ieri sera a Pontenure nella realtà di un paese idealmente e materialmente molto lontano dall’Italia. Quando si parla di Afghanistan lo si fa di solito riferendosi alla guerra o in relazione a qualche non ben identificato gruppo terrorista. Who Wants to Be The Wolf? ha il merito di mostrare gli aspetti più umani della routine di un villaggio afghano attraverso gli occhi di una semplice bambina. I giochi, le preuccupazioni ed I litigi tra questi quattro ragazzini fanno emergere gli aspetti più umani del vivere in Afghanistan, facendoci dimenticare per qualche minuto che quel paese è ormai da decenni martoriato da una guerra sanguinosa senza fine. #afghanistanfree VOTO 7.5

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Se essa lua fosse minha (Moon Street), di Larissa Lewandoski & Pedro Gossler, Brasile, 15′

Durante gli anni ’60 del secolo scorso il professor Edward Makuka Nkoloso fondo’ e diresse la Zambia National Academy of Science, Space Research and Philosophy. Il suo sogno era mandare una giovane donna e due gatti sulla luna. Un corto sperimentale che letteralmente ti rapisce. Un bellissimo affresco di Garibaldi Street, una via malfamata di Porto Alegre, e dei suoi abitanti. Un’opera che ricorda L’ignoto spazio profondo nelle dinamiche narrative ma che brilla di luce propria soprattutto per la potenza visiva delle immagini proposte. Il corto costruisce un parallelo tra il fluttuare nello spazio degli astronauti e la condizione priva di qualsiasi appiglio che affligge I personaggi intervistati. Moon Street si inserisce idealmente in quello spazio grigio tra cinema del reale e fiction, mantenendosi lontano dai canoni classici del documentario e provando a sperimentare nuove propettive su una realtà sconosciuta ai più. Un’opera tra le più interessanti tra quelle proposte nella serata di ieri. #Africanspaceprograme VOTO 8

Numb, di Ana Tortos, UK, 8′

Tutti pensano a loro stessi e sono incuranti del pericolo che incombe su di loro. Un’animazione che prende per I fondelli I meccanismi della società moderna, mostrando un mondo ipercolorato e autoreferenziale, dove ognuno non fa altro che pensare a sè stesso ed al proprio aspetto. Ana Tortos guarda al mondo come se fosse una sorta di bolla colorata, dove non si deve pensare a nulla a parte che al proprio piacere e dove piccoli polpi colorati cadono dal cielo. Gli abitanti, indifferenti a qualsiasi notizia che non li riguardi personalmente, rimangono però schiacciati da un asteroide gigantesco caduto dal cielo. Un corto irriverente che, se non altro, ci fa staccare per un attimo la spina dopo alcuni film sicuramente troppo seriosi. #asteroidi VOTO 6,5

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A World for Her, di Carolina Petro, UK, 18′

In una cella di prigione britannica, tre donne s’incontrano e sono costrette a confrontarsi tra loro. La regista Carolina Petro ormai a Concorto è ormai di casa. Già nel 2013 era stata insignita dell’Asino d’oro per il suo Rosmary Jane e quest’anno è ritornata in selezione con una storia tutta al femminile. Girato interamente in una cella di prigione, A World for her racconta le dinamiche contorte che si sviluppano tra tre donne dai caratteri e dagli obbiettivi diversi, costrette dalla legge a dividere uno spazio angusto ed inospitale. Da segnalare l’interpretazione sorprendente di Cristiana Dell’Anna, molto brava e credibile nel personaggio di Marina, conosciuta ai più però per la sua partecipazione alla soap opera Un posto al sole nei panni di, e qui metto il virgolettato da wikipedia, “le sorelle gemelle Micaela e Manuela Cirillo”. #womeninjail VOTO 8

Si jamais nous devons disparaître ce sera sans inquiétude mais en combattant jusqu’à la fin (If We Ever Have to Disappear, It Will Be Without Disquiet But We Will Fight Until The End), di Jean-Gabriel Périot, Francia, 15′

Un palco, due musicisti, il pubblico ed una ballerina. Un corto sperimentale, al confine tra cinema e videoarte. Un progetto che riesce a mettere insieme più elementi, come appunto la danza, la musica e le immagini, unendoli insieme in un mix strano ed accattivante. Certo, anche se le immagini e la musica rapiscono lo spettatore per un pò, bisogna confessare che qualche sbadiglio a noi ci è partito. Sarà stata colpa della doppia razione di pasta alle melanzane che avevamo mangiato poco prima di entrare nel cinema Omi o forse sarà perchè il corto era effettivamente troppo lungo, sta di fatto che nel complesso l’opera è sembrata arrivare alla fine un pò col fiato corto. #franzosisperimentaloni VOTO 6,5

Jeunesse de loups-garous (Monsters Turn into Lovers), di Yann Delattre, Francia, 22′

Una ragazza in crisi con il proprio fidanzato comincia a notare le attenzioni che Sebastian le riserva. Una commedia romantica in salsa francese che porta, come sempre prima del buffet finale qui a Concorto, un pò di sano buon umore. Le avventure amorose della giovane Julie non brillano certo per originalità ma il corto riesce comunque a farci guardare con simpatia questa ragazza parigina, divisa tra un amore che si sta esaurendo ed un altro che sta per nascere. Il personaggio che svetta è però, secondo sempre l’insindacabile giudizio degli Sbandati, quello del coinquilino di Julie, un giapponese latin lover che passa la maggior parte del suo tempo a leggere un libro al conrario seduto sul divano, senza per altro saper nemmeno spiaccicare una sola parola di francese. #amourinparis VOTO 7


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