The Gallows

Un altro horroretto della Blumhouse arriva in sala, che gioia! Dopo il terzo capitolo di Insidious ed Unfriended eccoci davanti a The Gallows: found footage duro e puro, di quelli con la macchina da presa agitata e immagini buie e stacchi fatti alla cazzo di cane e con i soliti, immancabili, BUH!

Sì, lo so che i found footage vi hanno rotto le palle e che ormai li odiate, ma fidatevi, qualcosina di buono c’è. Soprattutto se non ci sono tra le scatole esorcismi e chiese (o alieni…vero Oren Peli?) ma ci si trova a seguire i protagonisti in una location figa. Ed è il caso di The Gallows, ambientato di notte nell’auditorium di una high school buia e claustrofobica, perfetto sfondo per la storia raccontata da Travis Cluff e Chris Lofing.

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1993: un gruppo di liceali mette in scena uno spettacolo teatrale che finisce maluccio: nell’ultimo atto della rappresentazione (dal titolo The Gallows, appunto) la finta impiccagione è un po’ troppo realistica e così il malcapitato Charlie ci lascia collo e penne.

2015: la stessa scuola decide di riproporre la rappresentazione finita in tragedia 20 anni prima. Le immagini che vediamo sono quelle riprese dalla telecamera di Ryan, simpaticone cazzaro che gira per la scuola facendo il ganzo con tutti. La prima parte del film serve giusto ad introdurci i personaggi: oltre al citato Ryan abbiamo la sua ragazza Cassidy, cheerleader bionda, il suo migliore amico timidone Reese e Pfeifer, tracagnotta aiuto regista e reginetta dello spettacolo in programma. Reese ama Pfeifer e recita solo per far colpo su di lei. Il fatto è che è un incapace e la notte prima dello spettacolo si fa convincere da Ryan e Cassidy a sabotare lo show, entrando di notte nel liceo per spaccare la scenografia. In questo modo eviterebbe figure di merda il giorno dopo. Una volta entrati nel teatro della scuola però i ragazzi incontrano Pfeifer, che li sgama: dopo lo scazzo iniziale i 4 uniscono le forze perchè si accorgono di essere rimasti intrappolati nella scuola, senza riuscire ad uscire.

E come se non bastasse cose moooolto strane ed inquietanti iniziano ad accadere. Che sia il fantasma dell’impiccato Charlie che li vuole accoppare?

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The Gallows è piuttosto noiosetto per una buona mezzora. Forse anche di più. L’unica cosa apprezzabile è l’umorismo di Ryan che è davvero un demente e non sta zitto un attimo, dicendo cazzate su cazzate che finiscono con lo strappare qualche risata. Le carte buone Cluff e Lofing se le giocano tardi, ma non fuori tempo massimo: quando il ritmo e la tensione salgono il gioco regge e The Gallows diventa un film godibile. L’elemento soprannaturale, il fantasma di Charlie che perseguita i giovani, è gestito bene e presentato in maniera piuttosto inquietante, nonostante la scoperta shock un po’ ridicola fatta da Reese sul passato del padre, strettamente legato a ciò che successe 20 anni prima. Il fantasma appare e scompare, un’ombra con cappuccio da boia e cappio nella mano, facendo il bello e il cattivo tempo all’interno del teatro. Non spaventa, ma fa atmosfera.

Il twist finale è ciò che fa guadagnare la sufficienza al film, una trovata azzeccata da parte dei due registi, che si permettono il lusso di tenersi la sequenza visivamente più interessante per ultima, dopo decine di minuti di traballamenti e inquadrature di piedi.

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The Gallows non è niente di esaltante ma è comunque un film che sa come intrattenere gli spettatori e come creare i giusti presupposti per farli saltare sulla sedia. Un film da vedere al cinema, un passatempo divertente e nulla più. Fosse per me d’estate vedrei solo film della Blumhouse (a proposito di Blumhouse: segnatevi e guardatevi Creep…), prima della scorpacciata veneziana d’autore. Meglio horroretti freschi e simpatici che quegli aborti di commedie che sono in sala in questi giorni (Come ti rovino le vacanze,Pixels and co.).

Insomma, se siete di quelli che “ah, io Mission Impossible no, Tom Cruise no, gli action bleah“, domani sera optate per questo The Gallows.

VOTO: 6


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