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Wayward Pines

Wayward Pines

E’ finito Wayward Pines. Con l’ultima puntata della serie ideata da M. Night Shyamalan e Chad Hodge se ne va la stramba cittadina twinpeaksiana, se ne va quel nano di Toby Jones con le sue utopie di cartapesta, se ne vanno gli abbies, mezzi zombi e mezzi mostri, se ne vanno i regazzini insopportabili che combinano guai e soprattutto se ne va Ethan Burke, un Matt Dillon pagliaccio triste dalle espressioni indimenticabili.

Avevamo già parlato di WWP dopo la prima puntata, sbeffeggiandolo e prendendolo un po’ per i fondelli, nonostante avesse da subito attirato le nostre simpatie. E così è stato fino alla conclusione, nonostante il giudizio complessivo non si discosti di molto da quello che avevamo già intravisto dalla puntata pilota.

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Presentato come un possibile erede di Twin Peaks, WWP ha abbandonato quasi subito la strada surreale e misteriosa (alla quale era legata soprattutto la figura del personaggio di Juliette Lewis, spazzata via senza pietà dopo 2 puntate emmezzo) per dirigersi verso una più sicura e agevole influenza lostiana, saccheggiando qua e là la serie cult di Abrams e Lindelof, ma riuscendo nel corso della stagione a creare una propria cifra stilistica dominata fondamentalmente dal caos e dall’incongruenza.

La cosa bella di Wayward Pines (oltre alle musiche di Charlie Clouser, ex NIN) è che sembra non rendersi conto degli incredibili scivoloni nei quali cade durante il suo percorso, esaltando anzi alcuni dei giganteschi wtf? che ci propone. Il problema più grande della serie è la gestione degli elementi che ha a disposizione. L’impressione è che gli autori abbiano commesso enormi errori di scrittura e abbiano sottovalutato la potenza di alcuni elementi presenti nella serie.

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Perchè perdere così tanto tempo nel creare un enorme mistero sulla natura della cittadina salvo poi chiudere il discorso in 5 minuti con uno spiegone di Toby Jones che distrugge ore di tensione e punti interrogativi? Perchè abbozzare un analisi interiore del protagonista quando era chiaro fin dal principio che non sarebbe fregato niente a nessuno (infatti dopo un po’ Matt Dillon diventa una pura e semplice marionetta pronta all’azione)? Perchè Juliette Lewis? Ma soprattutto: perchè cazzo fare entrare in gioco i mostri così tardi?

Queste sono le domande che vengono naturali dopo aver assistito alla chiusura della serie. Un finale di stagione inspiegabilmente esaltante e potente che ti fa domandare cosa abbiano aspettato gli autori a spingere sull’acceleratore e a regalarci un po’ di sana adrenalina e di veri brividi. Gli abbies spaccano: queste creature derivate dall’uomo che corrono e distruggono e divorano (28 giorni dopo style). E spacca anche Matt Dillon quando decide che è il momento di combattere: Ethan Burke, il suo personaggio, protagonista della serie, è fondamentalmente un cretino. Non giriamoci tanto intorno. Le espressioni vuote che lasciano trapelare solo una gran voglia di lasciar morire tutti il prima possibile ci accompagnano per tutte e 10 le puntate, così come quel suo modo insicuro e approssimativo di parlare, una cosa quasi indescrivibile che non può, però, non suscitare simpatia nello spettatore. Matt Dillon nel 2015 è fondamentalmente un anti-attore che in questo contesto assurdo e strampalato però funziona alla grandissima.

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Ammetto che le risate durante la visione di Wayward Pines sono state parecchie. In certi momenti è impossibile trattenerle. Ma puntata dopo puntata cresceva la voglia di scoprire soprattutto dove andasse a parare una storia che sembrava scritta da dei quindicenni sbronzi di Bacardi Breezer.

E l’attesa alla fine ci ha premiati perchè il season finale di WWP è intenso, spiazzante e incredibilmente cupo. Questa è una serie che di sicuro non passerà alla storia ma che forse resterà impressa nella mente di qualcuno come un bizzarro, assurdo, forse anacronistico tentativo di far rivivere le atmosfere di serie tv del passato che in molti abbiamo amato. Quello che è certo è che vedere Matt Dillon con le sue facce buffe protagonista di una “cosa” del genere è stato davvero bello.

Addio Wayward Pines, in fondo ti abbiamo voluto bene.


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