Love

Approfittiamo del nostro soggiorno a Parigi per recensire Love, il “porno d’autore” in 3D presentato fuori concorso a Cannes in maggio. Per chi non lo sapesse, il regista è quel volpone di Gaspar Noè, figura controversa del cinema contemporaneo, odiato e amato da schiere di cinefili fieramente contrapposte, autore di Irreversible (il film in cui Monica Bellucci veniva stuprata in un vicolo per 10 minuti ripresi con camera fissa e in cui Vincent Cassel spiaccicava la testa ad un tipo per sbaglio) e di Enter the Void, allucinante trip di 2 ore e 30 più potente di un reale cartone di LSD. Ora il buon Gaspar è tornato, girando quello che, nelle premesse, dovrebbe essere il primo film d’autore a mostrare scene di sesso non simulato. I precedenti erano infatti Romance di Catherine Breillat e il caro Nymphomaniac di Lars, con la differenza che nel primo caso il protagonista era il king del porno Rocco Siffredi e nel secondo le scene di penetrazione erano girate con i genitali di pornoattori. Certo, poi ci sarebbe anche il caso della famigerata bocca tirata da Chloe Sevigny a Vincent Gallo in The Honey Bunny, ma non è il momento di mettersi a fare i pignoli. Il punto è che Love è il primo film in cui il sesso non è simulato e, soprattutto, non è interpretato da professionisti del porno. Pompini e penetrazioni a parte, vediamo la trama.

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Il film racconta la storia di Murphy (Karl Glusman), giovane americano trapiantato a Parigi che ha sposato una biondina (Aomi Muyock) dopo averla messa incinta involontariamente. Murphy è profondamente depresso: il rapporto sessuale che lo ha imprigionato nel ruolo di padre di un bimbetto e marito di una donna che non ama, infatti, fu anche la causa della fine della sua storia con Electra (Klara Kristin), suo grande amore andato a rotoli. Ricevuta una telefonata dalla madre di Electra in cui gli viene comunicato che la ragazza, tossica e con manie suicide, è scomparsa, Murphy ripercorre con la memoria la loro turbolenta storia d’amore, ricordandosi chiaramente anche le grandi scopate che si facevano.

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Dunque, l ‘ affair Love si risolve in due questioni fondamentali: le scene porno 3D sono davvero fighe e innovative? A parte le chiavate e le eiaculazioni reali, il film c’è?

Per la prima domanda, la risposta è decisamente sì. Gaspar Noè, con buona pace dei suoi detrattori, è prima di tutto un geniale videomaker con un gusto fotografico davvero unico. Nel film tutto il talento visivo-registico di Gaspar viene riversato nelle scene di sesso e il risultato è, per gli occhi, una gran goduria: la scena del threesome, su tutte, è uno splendido quadro in movimento, realistico e virtuoso allo stesso tempo, in cui il sesso non simulato diventa davvero funzionale alla creazione di pathos erotico. Insomma, la risposta è sì, le scene delle trombate spaccano e gli onanisti saranno felici di avere materiale di studio per almeno un anno.

Meno semplice rispondere con la stessa certezza alla seconda domanda. Come Irreversible e Enter the Void, Love si sviluppa a ritroso, partendo dalla fine della storia d’amore tra Murphy ed Electra e arrivando, verso la fine del film, al momento in cui si conobbero. L’intento è quello di mostrare l’ineluttabilità del passare del tempo (Le temp detruit tout, come recita il sito ufficiale del regista), che schiaccia tutto e tutti, compresa la cosa più potente al mondo, ossia l’amore. Da questo punto di vista, Gaspar Noè si dimostra autore a tutto tondo, portando avanti la stessa riflessione da anni e declinandola ogni volta in frangenti diversi (vendetta in Irreversible, morte in Enter the Void, amore in Love). Il problema del film è il genere scelto per raccontare la storia: il melò. Noè, gran virtuoso e provocatore, non ha la mano per gestire una storia strappalacrime sull’ “Ammmore” con la A maisucola e si perde in una lunga serie di banalità vendute per epifanie joyciane. E l’amore, quando il film prova a raccontarne gli aspetti non sessuali, non compare mai sullo schermo. Da questo punto di vista, La vita di Adele Gaspar Noè lo vede con il binocolo.

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Altre considerazioni sparse, prima di concludere. Il 3D si rivela scelta meramente commerciale e assolutamente non funzionale a sviluppare il tema centrale del film (il sesso e l’amore, sbattuti in faccia allo spettatore). Anzi, la scelta del formato tridimensionale ha portato ad un generale scurimento dei colori, così che le tonalità rosso e rosa scelte da Noè – tra parentesi molto belle – risultano paradossalmente spente e opache. Veramente una mina pazzesca invece la colonna sonora, che mischia in modo postmoderno colonne sonore di altri film (Profondo Rosso, Cannibal Holocaust) con i Funkadelic, l’ultimo disco di John Carpenter, Death in Vegas, Mirwais, Satie e mille altre cose bellissime.

Insomma insomma, nel complesso Love è una godibile esperienza cinematografica, divertente, mai noiosa, piacevole per gli occchi ma non di rado patetica, che riesce – ed è da considerarsi un successo – a non essere la trollata cinematografica dell’anno che si prospettava.

VOTO: 6,5


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