’71

Parliamo di un film storico – di guerra – in cui Jack O’Connell fa il soldato. No, non è Unbroken. Quello l’abbiamo già recensito (andatevelo a leggere sullo Sbanda-portale). Si intitola ’71, è al cinema dal 9 luglio e, tanto per cambiare, non ci parla dell’ultra abusata Seconda guerra mondiale (basta, vi prego!) ma è ambientato in Irlanda del Nord. Il regista è un “novellino”, il francese Yann Demange, che ha presentato questo suo primo lungometraggio al Festival di Berlino 2014. Che dire? Con simili premesse mi aspettavo una pellicola di piacevole intrattenimento e questo ho ricevuto: una discreta regia, buoni interpreti e diverse banalità e difettucci di sceneggiatura. Ecco la trama!

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Gary Hook, un ragazzotto fresco di accademia militare con un fratello piccolo a cui vuole tanto bene, nel 1971 viene mandato insieme ai suoi colleghi a Belfast. Il lavoro è quello di spalleggiare la Royal Ulster Constabulary nella perquisizione delle case dei privati cittadini alla ricerca delle armi da fuoco dei ribelli, i cattolici nazionalisti. Durante la brutale ispezione di alcune abitazioni, le proteste di un nutrito gruppo di simpatizzanti dell’IRA (Irish Republican Army) degenera in una serie di violenti scontri che allontanano il protagonista dal suo gruppo. A un certo punto Hook, braccato da due esponenti più giovani e radicali della fazione cattolica, si ritrova in un pub, dove becca un membro della MRF dell’esercito britannico nell’atto di fabbricare una bomba: ecco che comincia una caccia all’uomo da ogni fronte.

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Dunque, la prima metà del film è piuttosto interessante. La scena dei disordini e soprattutto quella dell’inseguimento di Hook per i vicoli di Belfast sono girate molto bene, per una resa ansiogena assolutamente efficace. In generale non sono una grande estimatrice dell’utilizzo della cinepresa a “effetto mal di mare”, ma in questo caso Demange ha dimostrato di avere un ottimo gusto e ha sfruttato bene tutte le potenzialità di questo modo di riprendere senza causarmi il vomito. Bravo! Ho apprezzato anche la resa storica della Belfast degli anni ’70, che lo spettatore esplora attraverso gli occhi del protagonista, tra labirintiche viuzze, case malandate e muri di mattone. Demange è stato anche bravino nel regalare un paio di sorprese da cardiopalma, come l’improvvisa e inaspettata esplosione del pub, evento che tra l’altro è documentato storicamente – non che quest’ultima sia un’informazione fondamentale, ma mi piace raccontare curiosità nerd – e la pistolettata dei giovani dell’IRA a Thommo, un compagno di Hook. Nel mostrarci questo spaccato del conflitto nordirlandese il film non prende posizione (grazie al cielo!) evitando di favorire una delle parti rispetto all’altra e mostrando dei personaggi ben costruiti soprattutto nei dialoghi e nelle interazioni. Messo da parte questo, soprattutto con l’avvicinarsi della fine, ci rendiamo conto che ’71 si poggia su delle basi di critica al mondo militare piuttosto banali e scontate: soldati giovanissimi (e ingenui) che muoiono per una causa che non gli appartiene e che vengono sfruttati dai superiori come vacche da macello.

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La conclusione della storia mi è parsa spenta e povera di contenuti, come se fosse stata schiaffata lì un po’ a caso in quanto unico punto di arrivo possibile. Un’altra questione che mi ha lasciato perplessa è il motivo per cui i membri dell’MRF, dell’IRA moderato e dell’IRA radicale – che avevano l’obiettivo comune di uccidere Hook – si sono dovuti mettere i bastoni tra le ruote a vicenda in un modo così controproducente. Capisco le reciproche antipatie, i conflitti e tutto il resto, ma per una volta che siete d’accordo su una cosa potreste un attimo conciliarvi, o anche soltanto star fermi e lasciar fare agli altri… Che vi frega di chi è a uccidere lo sfigato? Ultimo punto a sfavore: come ho detto sopra, i personaggi sono in generale ben costruiti, tuttavia ce n’è uno che incarna alla perfezione l’immagine dell’insulsaggine e della banalità; sto parlando del ragazzotto dell’IRA che vuole far parte dei “bulli” ma è troppo buono per sparare agli avversari, con il risultato che si fa uccidere in modo inutile. Ecco, era da un po’ che non vedevo in giro una figura così stereotipata e pretestuosa. Per concludere con una frase, “quella di ’71 è l’esecuzione discreta di una trama dalla moralina un po’ scontata e superficiale in un contesto storico interessante”. Per quanto mi riguarda è un 6 pieno, con un + aggiuntivo per l’interpretazione di Jack O’Connell: se il ragazzo (oltre a essere bello) era un interprete brillante e carismatico già dai tempi di Skins, adesso è energia pura.

VOTO: 6+


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