Sense 8

I Wachowskis hanno fatto una serie tv. I Wachowskis non solo hanno fatto una serie tv ma l’hanno scritta insieme a J. Michael Straczynski. Chi è J. Michael Straczynski? Un signore che nel suo curriculum vanta cosette da nulla come He-Man, Ai confini della realtà, Ghostbusters (i cartoni), Changeling, Thor, World War Z e, per gli amanti delle serie, Babylon 5. Nonostante gli ultimi film di Andy e Lana non siano proprio dei capolavori della fantascienza, l’hype era comunque alto perchè la realtà delle serie tv è diversa da quella del cinema e la sorpresa può sempre essere dietro l’angolo.

La prima stagione di Sense8 è uscita per Netflix il 5 giugno, comprensiva di 12 puntate.

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Di cosa parla Sense8? Oddio, mettersi a spiegare il plot di qualcosa scritto dai Wachowski è sempre un po’ pericoloso e frustrante ma vabbè: 8 tizi sparsi per il mondo scoprono in modi più o meno casuali di essere collegati tra di loro attraverso unponte” neurale che permette loro di trasportarsi mentalmente da un luogo all’altro trasferendosi a vicenda i vari skills che possiedono. Non avete capito un cazzo? Cerco di farvi lo spiegone stile elementari: c’è una koreana che sa picchiare fortissimo in Corea e c’è un attore messicano gay che prenderebbe botte anche da un bimbo cieco; questi sono collegati tra di loro e quando il messicano si trova all’interno di una rissa trasmette delle vibes alla koreana che può collegarsi a lui e trasmettergli la sua bravura nel menare. Questo moltiplicato per 8, che sono poi i protagonisti della serie: oltre ai già citati koreana picchiaduro (Doona Bae, fedelissima dei Wachowski) e attore gay troviamo l’africano sfigato che guida l’autobus, lo scassinatore tedesco, una figa inutile indiana, una dj islandese trapiantata a Londra, l’immancabile pulotto americano e una trans di Frisco che sta con una neretta con le treccine (un uomo diventato donna che sta con una donna…strano il mondo…).

Ma non sono i soli al mondo ad avere questo dono. C’è della gente buona come Naveen Andrews che cerca di aiutare i protagonisti a gestire il loro potere e a non fare cazzate e c’è della gente cattiva come tale Whisper (il villain della situazione) che invece li vuole accoppare. Col passare delle puntate seguiremo i nostri eroi che lentamente prendono coscienza dei loro poteri e imparano ad usarli, sfuggendo a situazioni delicate e scoprendo lentamente la realtà nascosta nella quale si sono trovati a vivere.

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La prima cosa che salta all’occhio in Sense8 è che la mano dei Wachowskis si vede tantissimo. E questo è un bene. Ma è anche un male. Da una parte troviamo la capacità di creare come sempre una realtà alternativa molto cool nella quale far muovere i personaggi, dall’altra la solita, incorreggibile confusione con la quale Andy e Lana gestiscono il materiale che hanno a disposizione. 8 protagonisti con 8 storylines differenti ambientate in 8 città diverse sarebbero difficili da gestire per chiunque, figuriamoci per chi è reduce da quella “cosa” chiamata Jupiter Ascending.

Fondamentalmente ci si trova ad affrontare 8 mini avventure del tutto diverse tra loro che solo nelle ultime puntate convergono parzialmente, facendo riunire i sensates 8 nel finale di stagione. Tra queste 8 storylines ce ne sono metà noiose, inutili e prive di spunti (indiana, pulotto, koreana, trans) e altre 4 carucce o che per lo meno portano con loro quel minimo di suspense e azione che una serie che oscilla tra il sci-fi e l’action dovrebbe avere. La mia prefe è senza dubbio quella ambientata a Nairobi, in cui un autista sfigatello che possiede un autobus chiamato Van Damn (con tanto di Jean Claude dipinto su tutti i lati) si trova per vari motivi a dover affrontare bande di africani incazzati che non vedono l’ora di tagliarti mani e testa col machete. Inseguimenti, pugni, calci che volano e la sequenza dell’autobus che sgomma con la sagoma di Van Damme dipinta sul tetto che sembra dare il calcio volante che meriterebbe ore e ore e ore di applausi. Interessante e divertente la storia del messicano gay, coinvolgenti quelle del tedesco e soprattutto quella della islandese Riley, personaggio che assume un significato particolare con il progredire della serie.

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Sense8 si muove con disinvoltura da momenti epici e a tratti sublimi (la scena dell’incidente in islanda, la sequenza quasi alla Malick delle nascite, l’orgia) a cose totalmente nonsense messe in mezzo giusto per dare un po’ di interesse a qualche storyline che iniziava a perder colpi. Di fatto quella dei Wachowskis e di Straczynski è una serie che funziona, perchè riesce a condensare degnamente commedia, sci-fi, action e avventura, nonostante ogni tanto lo script sembri preso in mano da delle scimmie sotto acido. Tantissime cose non funzionano e ogni tanto si ha l’impressione di trovarsi di fronte all’ennesima vittima dell’effetto Lost, ovvero quando tutto sfugge di mano agli sceneggiatori che per tappare i buchi e far tornare le cose a posto usano stratagemmi ridicoli per non lasciare aperte troppe parentesi.

Nonostante queste imperfezioni Sense8 supera l’esame di maturità, guadagnandosi le nostre attenzioni in vista della seconda stagione che vedrà i nostri eroi ormai capaci di muoversi come un’entità mentale e fisica unica. Insomma, more WTF coming soon.

VOTO: 6+


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