San Andreas

A questo film abbiamo voluto bene fin dal primo istante. Le prime immagini, il primo teaser, il trailer ufficiale…era sempre tutto così eccitante ed eccessivo che non vedevamo l’ora di vedere cosa ci aveva preparato Brad Peyton. La faglia, i terremoti, lo tsunami, The Rock in prima linea, Paul Giamatti scienziato sismologo: le carte da giocarsi erano ottime.

San Andreas poteva rappresentare la rivincita del disaster movie, uno dei film top dell’estate 2015, lo sfidante numero 1 dell’upcoming Jurassic World e invece no. Ma andiamo con ordine.

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Riassumere la trama del film è un insulto alla mia già poca intelligenza ma lo faccio perchè vi voglio bene: California, terremoto, The Rock salva gente in elicottero, tsunami, The Rock salva gente in motoscafo. Questa è in soldoni non solo la trama del film ma tutto quello che succede all’interno di San Andreas. In realtà il termine “gente” riferito alle persone messe in salvo dal nostro eroe pompato è inesatto poichè il buon Dwayne si preoccupa più che altro di salvare la figlia (la Daddario e le sue tette) e la moglie (Carla Gugino). Salva anche tale Joby (Haynes) e il suo fratellino affetto da ADHD ma solo perchè la figlia se lo limona mentre crolla tutto e allora facciamo questo sforzo!

Per il resto nulla da dire: città distrutte, migliaia, forse milioni, di morti ma fottesega, la famiglia The Rock è viva e si impegnerà a ricostruire l’America sotto una sventolante bandiera a stelle e striscie.

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Ci sono due cose che fondamentalmente danno fastidio in San Andreas. La prima è rappresentata dal fatto che il “fattore puttanata” è spinto a livelli altissimi, ma non in senso buono, in senso molto molto negativo. Esempio: terremoto, palazzo alto 384 piani sta crollando con dentro la Gugino, crolla tutto, gente schiacciata, gente che si lancia, apocalisse ovunque ma lei resta in piedi su ciò che è diventato il soffitto del palazzo semi crollato e viene salvata da The Rock che arriva in elicottero da solo e mentre intorno crollano TUTTI i palazzi riesce a calarle una scaletta e a volare via easy easy. Tanto per dirne una eh.

Il secondo punto debole (imperdonabile) del film è il buonismo, un buonismo insopportabile. L’unico personaggio buono del film che muore è il povero cinese assistente di Paul Giamatti a inizio film. E muore per salvare una bambina. Si salvano TUTTI, in maniere più o meno allucinanti. Malinconia e ansia sono ridotte a zero. La gente muore ed io sto attento a non accostare il nero al blu, diceva una canzone. E’ quello che succede in San Andreas. Peyton se ne fotte delle sorti dell’umanità e del mondo, resta concentrato sul suo orticello e gli fa crollare tutto intorno come se niente fosse, con la pecca che non si prende nemmeno la briga di costruire dei personaggi decenti su cui appoggiare il film, che in certi momenti riesce anche nel difficile compito di annoiare.

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Le scene catastrofiche non sono nemmeno poi tutta questa bellezza: i primi momenti di vero godimento si hanno verso la fine del film quando arriva l’onda dello tsunami e spazza via tutto. Ecco, questa sequenza spacca. Il resto è un deja-vu: i palazzi che crollano, la gente che scappa, addirittura i vecchi che aspettano che l’onda li travolga restando immobili e abbracciati (anche questo ci tocca vedere!), l’amore che rinasce in mezzo al disastro e l’ennesimo colpo da cui il popolo americano riuscirà a rialzarsi ancora una volta. Che palle!

Non va bene, non va per niente bene. Roland, scusa per tutte le volte che ho parlato male di te, non lo faccio più.

VOTO: 4,5


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