READING

The Human Centipede 3

The Human Centipede 3

E venne il giorno della sequenza finale. Va da sé che se non sapete di cosa sto parlando dovete immediatamente lasciare questo sito e non farvi ritorno mai più se non per inviarci copiose somme di denaro. Denaro che potremmo probabilmente investire per creare il nostro centipede umano privato.

Sono passati quattro anni da Full Sequence (il secondo capitolo della trilogia) e Tom Six, il nostro eroe di Alkmaar, torna in campo per chiudere (definitivamente? mah…) la questione centipede. E ancora una volta cambia le carte in tavola, passando dallo sporco, putrido, disturbante bianco e nero del secondo film ad un colore patinato e a luci spiattellate che ci fa percepire il calore e il Sole che martellano gli ospiti della prigione in cui è ambientato il film.

pagina-recensione-immagine-1

Siamo in un penitenziario nel bel mezzo del deserto di uno Stato degli U.S.A. che potrebbe benissimo essere il Texas (facciamo che è il Texas). Il direttore è Bill Boss (Dieter Laser, <3), scheletrico, sudato e schizzato figlio di puttana che cerca di mantenere l’ordine come può in mezzo a criminali di ogni tipo. E’ affiancato nel suo lavoro dal contabile Dwight (Laurence R. Harvey) e dalla segretaria-serva sessuale Daisy (Bree Olson). Le cose non vanno un granchè bene, soprattutto dopo che il Governatore Hughes (Eric Roberts, !!!) fa visita al carcere e si lamenta delle troppe spese. Da un ultimatum a Bill: se entro una settimana non avrà tagliato sensibilmente i costi del carcere verrà licenziato. Il Boss sclera un po’: inizialmente pensa di sparare a tutti i prigionieri, poi di lasciarli morire sotto il Sole, poi finalmente trova la soluzione: reintrodurre la castrazione.

L’ottima idea viene subito sperimentata da Bill Boss, che castra personalmente con un coltellino il detenuto che più odia, mangiandone per pranzo i testicoli con tanto di contorno. Ah, mi sono dimenticato di dirvi che precedentemente un altro detenuto ha avuto il piacere di subire un waterboarding fatto con acqua bollente con risultati appiccicaticci. E a un altro è stato spezzato un braccio. Ma andiamo avanti.

pagina-recensione-immagine-2

La castrazione non funziona. I detenuti sono sempre più incazzati e poco rispettosi delle regole. Bill Boss non sa più che pesci prendere, si sbronza di whisky e ha un incubo nel quale VIENE AGGREDITO DAI DETENUTI CHE GLI FANNO UN BUCO SU UN FIANCO ALL’ALTEZZA DEI RENI E GLI SCOPANO LETTERALMENTE IL BUCO NEL FIANCO FINO A FARLO MORIRE. Dopo questo sogno Bill decide che forse sarà meglio seguire il consiglio del suo contabile Dwight: utilizzare l’intero gruppo di detenuti per costruire un centipede umano di dimensioni spropositate. L’idea (ripercorrendo il trick metafilmico già visto in Full Sequence) è data all’assistente dalla visione dei primi due film di Tom Six, che viene immediatamente convocato da Bill Boss per avere qualche dritta. Si, Tom Six appare nel film nel ruolo di Tom Six e ha questo stile:

pagina-recensione-immagine-3

Ascoltato anche il parere del medico del carcere, Bill e Dwight danno il via al progetto e costruiscono il centipede umano. Da qui in avanti si vedranno ovviamente belle scene di chirurgia miste a omicidi insensati di Bill Boss che perde totalmente la testa e inizia ad ammazzare gente a caso.

Final Sequence è il peggiore dei tre film di Tom Six. E’ probabilmente quello fruibile da un pubblico maggiore perchè è il più comico e il più stupido ma è anche il più inutile e meno brillante. L’intero film poggia sulle spalle di Dieter Laser che nel ruolo del boss del carcere probabilmente trova la sua interpretazione migliore (e la più fuori dalle righe) ma dall’altra parte abbiamo un Laurence R. Harvey ridotto a macchietta che perde tutto il fascino disgustoso che aveva nel secondo film. Se i primi due capitoli puntavano rispettivamente sulla novità malata e su un ipotetico slancio autoriale in acido di Tom Six, qui siamo di fronte ad un corto circuito sia realizzativo che di idee che trasforma Final Sequence in qualcosa di non molto distante da una parodia. Certo, si ghigna e si gode per un paio di scene disgustose e per qualche trovata carina (bruco umano ti amo), ma l’impressione è che il gioco sia finito.

VOTO: 4,5


Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.