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Il Racconto dei Racconti

Il Racconto dei Racconti

Un Negroni, grazie. Si, portami pure qualcosa da mangiare. Sigaretta. Scusa, un altro Negroni. E si, portami ancora da mangiare che sarà una serata lunga.

Cannes ha preso il via e ci troviamo nella situazione più unica che rara di avere tre film in concorso diretti da quelli che sono probabilmente i maggiori esponenti del cinema tricolore contemporaneo. Di Moretti abbiamo già ampiamente parlato, Sorrentino uscirà la prossima settimana e quindi non ci resta che andare a vedere l’ultima fatica di Matteo Garrone. Il racconto dei racconti è qualcosa di strano, di particolare, che ha attirato da subito mille attenzioni su di sè. Un italiano che fa un fantasy? Ma quando mai… Cioè, l’ultimo esperimento ad alto budget credo sia stato il Pinocchio di Benigni e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ma qui non ci sono favolette, c’è una raccolta di racconti del XVII secolo di Giambattista Basile portata sul grande schermo. Un progetto ambizioso. C’è un trailer con draghi, sangue, nani, labirinti, mostri. Porca puttana, vuoi vedere che un italiano tira fuori qualcosa di cui andare fieri all’estero? Anche perchè il ricordo del Bimbo Michele di Salvatores è fresco e fa male.

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Il racconto dei racconti è un film ad episodi. Non te ne rendi conto ma lo è. Non te ne rendi conto perchè il caos regna (cit.) ma va così. La favola inizia con una coppia di regnanti che hanno problemi di riproduzione e si trovano costretti ad uccidere un drago marino per risolvere i loro problemi. Il re uccide il drago, ne strappa il cuore ma viene ferito mortalmente. Piccola parentesi: Il re è John C. Reilly e appare nel film per minuti 4:30. Il cuore del drago (dai poteri magici, evidentemente) è cucinato da una vergine e consegnato alla regina (Salma Hayek). La regina lo mangia. Resta incinta. Anche la vergine resta incinta. Nascono due bambini identici (due albini brutti come la morte). Segue storia con equivoci.

Poi c’è Vincent Cassell che sente una donna cantare con voce angelica. Se ne invaghisce. In realtà è una vecchia rugosa orrenda che però fa finta di nulla e se la tira con Cassell. Sempre gioco degli equivoci. La vecchia riesce a farsi schiacciare da Cassell ma la mattina seguente mostra il suo vero volto e viene defenestrata (literally) dalle guardie al servizio di Vincent che ha la nausea quando la vede in faccia. Per sua fortuna si trasformerà in una bellissima fanciulla e nascerà una seconda parte della storia totalmente trascurabile se si esclude una sequenza con una scorticazione.

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Poi c’è Toby Jones che è un re e deve trovare un marito per la figlia. Indice una gara a cui possono partecipare tutti per ottenere la mano della daughter: colui che indovinerà a quale animale appartiene la pelle esposta nel salone reale prenderà in sposa la principessa. Indovina una specie di buzzurro mezzo orco, mezzo mostro, mezzo gigante, che azzecca l’animale (una pulce…………) e si porta via la giovane donzella con le treccine bionde, la quale non è proprio entusiasta di andare in moglie a un essere deforme di 2 metri emmezzo. Segue vicenda noiosissima.

Sigaretta. Menabrea. Sigaretta. Il racconto dei racconti era il film più atteso dal sottoscritto della triade in concorso a Cannes. Lo aspettavo tanto perchè rappresentava una scommessa, qualcosa di davvero nuovo e rischioso da parte di uno dei maggiori autori del nostro cinema. Passare dalle famiglie napoletane borderline ai draghi e le principesse non era facile. Garrone ha voluto provarci e gli va dato il merito di essersi preso questo rischio che in pochi si sarebbero presi. Il fatto è che il risultato è disastroso. O quasi.

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Non so assolutamente niente dei racconti di Basile e nemmeno voglio approfondire. Il fatto è che la struttura a episodi indipendenti è gestita malissimo e con una confusione tale che rende la visione pesante e a tratti difficoltosa allo spettatore. Il drago (figo, nulla da dire) presentato nei primi minuti di film fa ben sperare per un proseguo scoppiettante, invece resta un regalo fatto ai fan del fantasy che svanisce nel giro di 10 minuti. Garrone si impegna, regala sequenze visivamente importanti e dal fascino indiscusso ma pecca nelle basi: le storie che racconta sono debolissime e per nulla interessanti. Gli attori fanno il loro: Cassell gigioneggia, la Hayek regge il ruolo di regina degnamente, Ceccherini spacca e si merita applausi, Toby Jones fa le facce ed è al suo posto. Poi vabbè a un certo punto compare la Rohrwacher a caso e potevamo farne a meno.

Il racconto dei racconti è un fantasy che non sa che strada prendere. Non intraprende la via cool à laGame of Thrones, non cerca il commerciale, non azzarda scene violente o spinte, non ha quel guizzo che in situazioni del genere sarebbe richiesto a gran voce. Garrone cura tutto nei minimi particolari ma si dimentica la cosa più importante, ovvero tenere alta l’attenzione del pubblico e consegnare loro una storia coinvolgente e appassionante. Il film ci regala qualche quadro interessante: scorgiamo Klimt, i preraffaelliti e un paio di immagini ai confini con l’horror che sono di indubbio impatto visivo. Ma non bastano a salvare una pellicola che si poggia su basi così poco solide. E’ il classico gigante dai piedi di argilla per citare la Bibbia (e io della Bibbia non so proprio un cazzo!).

Spiace bocciare il film di Matteo Garrone perchè lo abbiamo aspettato, sostenuto e supportato fino all’ultimo. Ma la confusione con cui il progetto è stato gestito non ci permette di dare un parere positivo, nonostante tutte le buone intenzioni del regista di Gomorra. Teniamoci il drago marino, la pulce gigante e la scorticazione. E passiamo oltre.

VOTO: 5,5


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