Humandroid

Da quando è uscita la notizia che Neill Blomkamp dirigerà un nuovo capitolo di Alien (suscitando un incomprensibile entusiasmo generale) gli occhi puntati sul giovanotto di Johannesburg si sono moltiplicati in maniera esponenziale. Accade così che in questa Primavera priva di emozioni cinematografiche a livello mainstream arrivi il terzo lavoro di Blomkamp, Chappie (da noi Humandroid per evitare facili ironie sull’omonimo mangiare per cani), che mette al centro della storia un robottino dai sentimenti umani. Dopo quel gioiellino un po’ furbetto di District 9 e quel grosso boh di Elysium, Blomkamp prende un’idea non proprio originalissima ma ci mette dentro tutto se stesso, tutto il Sudafrica mezzo marcio che caratterizza i suoi film e…i Die Antwoord. E quest’ultima scelta, come vedremo, sarà particolarmente azzeccata.

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Johannesburg, Sudafrica, 2016: la criminalità dilagante è stata praticamente estirpata da dei poliziotti robot super efficienti progettati da Jamal di The Millionaire (Dev Patel), che tutti pensavamo a fare la fame nelle baraccopoli di Calcutta e invece taac eccolo nel film di Blomkamp. Si oppone fermamente a questo progetto un ex soldato-ingegnere-tuttofare, Vincent Moore (Hugh Jackman), che ha inventato altri robot che rispondono però al controllo diretto dell’uomo. Sta di fatto che i robottini di Jamal funzionano alla grande. Vita dura, quindi, per i delinquenti. Vita dura, quindi, per i Die Antwoord. Ninja e Yo-Landi mandano a puttane un colpo con della droga e si trovano a dover rimborsare un pacco di soldi a Hippo, un gangsta cattivissimo con le treccine. Decidono quindi di rapire Jamal per costringerlo a disattivare i robottini police e riuscire a fare una rapina. Ma una volta rapito l’ex pezzente indiano col suo camioncino da pezzente indiano si troveranno in possesso addirittura di un robottino police disattivato e ci sballano di brutto. Ninja decide così che Jamal deve trasformare il robottino in un criminale robotico perfetto per fargli fare un sacco di cash. Jamal rifiuta in maniera blanda, ma poi decide di approfittarne per sperimentare il suo nuovo progetto: creare un robot totalmente cosciente, indipendente e con “un’anima”.

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L’esperimento riesce alla perfezione, ma il robottino si presenta ai Die Antwoord come un bimbo piccolo o meglio un gatto o meglio un cane. Viene chiamato Chappie e deve essere educato. Da una parte Yo-Landi e Jamal lo trattano da bambino e gli leggono le favole e gli danno i giochi, dall’altra Ninja tenta di trasformarlo in un vero tamarro Zef e gli insegna a sparare. Insomma…da qui in avanti avete capito dove si va a parare. Sta di fatto che Chappie è assolutamente insopportabile. Si finisce con Die Antwoord vsHippo e Jamal/Chappie vs Vincent Moore. Risvolti districtnineiani allagheranno il finale.

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Chappie è un film talmente corretto, buonista, scontato e ben studiato che irrita. Irrita chi si aspettava qualcosa di nuovo e diverso rispetto ai precedenti film di Blomkamp, irrita chi si aspettava qualcosa di diverso rispetto ad un remake in salsa Zef (oh, se non sapete cosa significa informatevi, non ho tempo da perdere) di Corto Circuito e irrita chi riesce a scorgere dietro ad ogni sequenza riferimenti più o meno velati ad altri film del passato (Alex Murphy, can you hear me?). Sta di fatto che Blomkamp ha la fortuna sfacciata di avere nel film Ninja e Yo-Landi, sa che può sfruttarli alla grande e lo fa: se Chappie riesce ad avere un po’ di personalità come film lo deve ai coniugi Tudor Jones e non certo al robottino mentecatto.

Ninja è una sorpresa come attore, già lo si poteva immaginare, e ogni sua entrata in scena rigorosamente sulle note dei Die Antwoord è una cosa davvero figa. Anche Yo-Landi fa il suo, ma il ruolo di mammina apprensiva non è proprio sto granchè. La cosa divertente è che per tutto il film ci sono riferimenti ai Die Antwoord, Ninja e Yo-Landi indossano sempre magliette della band, la colonna sonora è piena di pezzi della band e alla fine tutto il film sembra essere costruito intorno a loro. Ecco, Blomkamp non si è accorto che avere due tizi del genere all’interno del film ha gettato un’ombra gigantesca sul robottino, che non riesce ad essere nulla di più di un surrogato di Numero 5.

Insomma, Chappie è esattamente ciò che pensavamo fosse. Un film senza infamia e senza lode che può godere dell’ambientazione disastrata e distopica del Sudafrica che piace tanto a Blomkamp ma che affoga nei buoni sentimenti e rischia di andare in zona Disney più di una volta. Senza i Die Antwoord sarebbe stato un disastro.

VOTO: 5,5


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