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Furious 7

Furious 7

Questa non è propriamente la recensione di Fast and Furious 7, ma una sorta di diario. Non ho avuto la fortuna di visionare i capitoli precedenti della saga e quindi, più che la mia opinione, mi interesserebbe comunicare le emozioni che ho provato nel guardare il film minuto per minuto. Tutto qui. Cominciamo.

Minuto 01: Jason Statham (The Expendables) compare sullo schermo e parte subito con un pippotto vendicativo in quella che mi sembra essere una sala d’ospedale. Ovviamente non ho la minima idea a che cosa si riferisca quando, rivolgendosi al fratello in coma nel letto, gli dice: “Riposa fratellino mentre io saldo il tuo ultimo conto”. Conto al bar? Conto corrente? Non sono ancora passati quaranta secondi e già non ci capisco niente. Una cosa la so però, non ho ancora visto una macchina truccata sgommare. Cominciamo male, molto male.

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Minuto 04: mi rimangio tutto quello che ho detto. Vin diesel e Michelle Rodriguez arrivano a quella che mi parrebbe essere la festa della nafta di Pontenure, un coacervo di figoni in topless e buzzurri. La famosa bisex Michelle ingaggia una sfida a suon di sgommate con un non ben identificato uomo asiatico. Il montaggio è condito intelligentemente da immagini di culi e tette. Il film comincia ad ingranare.

Minuto 7: macabro senso dell’umorismo per il regista di Fast and Furious. Paul Walker appare alla guida di una familiare con un bambino a bordo. Grasse risate del pubblico. Mi chiedo tra me e me se sappiano che l’attore ha già tirato le cuoia da un pezzo. Rimango attonito.

Minuto 10: pippotto psico-drammatico di Michelle Rodriguez in un cimitero con Vin che cerca di ricordare come fare l’espressione “preoccupato”. Ha con sé un martellone che ormai regge da un paio di scene per l’evenienza.

Minuto 11: The Rock compare per ricordarmi che non mi prendo abbastanza cura del mio corpo. Non riesco ad ascoltare i dialoghi, ho solo occhi per i suoi bicipiti. Poi però mi delude enormemente ingaggiando una scazzottata fintissima con Jason Statham che si conclude con The Rock scaraventato fuori dalla finestra. Allora penso che in fondo mangiare la caponata mi piace e mi passa subito il trip del fitness.

Minuto 15: Vin scampa ad un attacco terroristico che ha sbriciolato una casa intera. Lui era sul pianerottolo al momento dell’esplosione ma, ci crederete o meno, neanche un graffio. The Rock a confronto è una fighetta di serie B.

Minuto 30: Prima nota davvero positiva, l’arrivo di Kurt Russel nei panni di un agente supersegreto. La voglia di rivedere Fuga da New York sale terribilmente. Kurt s’intrattiene in una pedante discussione con Vin che dal canto suo sorseggia dolcemente una Corona. Ma la Corona non era una birra da fighette?

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Minuto 43: Vin e la sua squadra si lanciano da un cacciabombardiere a bordo di cinque auto da tauri di periferia. Nulla ovviamente va storto. Una scritta ci ribadisce che si trovano in Azerbaijan. La missione diventa presto chiara: assaltare una corriera corazzata dove è tenuta in ostaggio una donna con i capelli afro, al quale mi sembra di capire tutti ci tengano da morire. Fase concitata con scazzottate ed inseguimenti. Nonostante ciò la noia comincia a farsi sentire e si palesa in una sonnolenza che forse solo i minatori peruviani hanno mai provato in vita loro.

Minuto 70: mi sveglio dal pisolino meritato. Ritrovo i nostri eroi ad Abu Dhabi. O almeno credo sia Abu Dhabi, visto che la quantità di modelle e di culi sodi al vento si discosta ampiamente dall’idea che avevo degli Emirati Arabi. Di burqa neanche l’ombra. In ogni caso a farla da padrona sono le Ferrari. Vin e Paul passano con nonchalance da un grattacielo all’altro a bordo di una Testa rossa. Pubblico in visibilio.

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Minuto 105: ritornati a Los Angeles, Vin e compagnia bella affrontano un esercito di droni ed elicotteri armati. Quando tutto sembra volgere per il peggio The Rock, che fino ad ora era rimasto convalescente in ospedale, sbriciola con la sola forza dei bicipiti il gesso che avvolgeva il suo braccio e decide di raggiungere gli altri. Non è finita, l’ex wrestler, probabilmente per dimostrare di non essere un pappamolla, ruba un’ambulanza e la usa come ariete per abbattere un drone in volo. Applausi in sala.

Minuto 120: Vin Diesel rimane schiacciato da sei piani di calcestruzzo. Paul Walker prova a rianimarlo ma senza successo.

Minuto 121: Vin Diesel si risveglia dopo un monologo strappamutande di Michelle Rodriguez. Sospiro di sollievo collettivo proveniente dalla platea.

Minuto 125: gran finale con dedica a Paul Walker. Ai cultori di Fast and Furious sarà sicuramente scappata una lacrimuccia.

A me invece fa riflettere quanto brutto deve essere morire avendo fatto come ultima cosa un film orrendo come questo. Ma in fondo come dice Menandro “muore giovane chi è caro agli dei”. Buon viaggio Paul, insegna agli angeli a sgommare.

Il film che chiude per sempre la carriere di Paul Walker. Un’accozzaglia di corse tra auto truccate e tamarrate inutili. Indicato se avete un deficit di attenzione, trama a prova d’idiota.

VOTO: 4


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