La Piramide

Levasseur rende il film non solo idiota, ma una prova crudele di pazienza”. “Pigro”. “Se siete alla ricerca di spaventi a buon mercato e avete 90 minuti da spendere è il film che fa per voi”. “Le piramidi sono stati ricordate per millenni. Questa sarà fortunata se dura una settimana”. “Ogni tensione si dissolve di fronte a gatti non spaventosi e a mostri gommosi”. “L’aria all’interno della piramide non è l’unica cosa stantia in questo ridicolo film horror”. “Dobbiamo trovare una via d’uscita! grida qualcuno nel film, il pubblico in sala potrebbe condividere il sentimento”. Questa è solo una rapida carrellata dei molti commenti impietosi pubblicati sul web riguardo al film. In effetti La Piramide potrebbe facilmente essere derubricato come un film osceno. Ma, siccome siamo Gli Sbandati e nelle oscenità noi ci sguazziamo, risponderemo in questa recensione ad un quesito millenario con il quale ogni essere umano deve, presto o tardi, misurarsi: come si può giudicare un film di serie Z che vuole consciamente essere un film di serie Z? Andiamo con ordine.

pagina-recensione-immagine-1

Agosto 2013. Mentre l’attenzione dei media di tutto il mondo è rivolta alla primavera araba e agli scontri tra polizia e manifestanti nelle grandi capitali, una spedizione archeologica statunitense trova in Egitto una piramide sepolta, apparentemente ancora inviolata. Potrebbe essere la scoperta del secolo, se non fosse per il fatto che l’intera operazione deve essere sospesa prima che le manifestazioni contro la dittatura egiziana si trasformino in una caccia all’occidentale. Com’è come non è, una squadra di archeologi riuscirà ad entrare comunque nell’edificio, con l’intento di recuperare la costosissima sonda motorizzata inviata in esplorazione all’interno, ma del quale si erano perse misteriosamente le tracce. Che il massacro abbia inizio.

pagina-recensione-immagine-2

Come accennavo in precedenza, La Piramide, pur essendo un prodotto nauseante sotto molti aspetti, merita di essere analizzato nel dettaglio e attraverso un approccio scientifico. Insomma, bisogna indossare i panni dell’anatomopatologo e sezionare con pazienza il film, cercando in particolare di evitare reazioni emotive che porterebbero inevitabilmente ad insultare chiunque abbia mai avuto a che fare con la produzione di un film del genere. E allora, proprio come quando non si è più sicuri se una relazione sentimentale debba continuare o meno, si deve fare una bella lista dei pro e dei contro, con il giudizio alla fine. Cominciamo con i pro. Primo grande merito: La Piramide è sicuramente un film asciutto e che conosce bene il target al quale si rivolge. Essendo il pubblico di riferimento, in questo caso, formato per lo più da adolescenti ricoperti di acne e da giovani coppie in cerca di un luogo abbastanza appartato dove poter dare libero sfogo alle peggiori pulsioni sessuali, la trama è stata asciugata all’osso. Niente spiegoni interminabili e niente termini tecnici fintamente complicati. Niente relazioni sentimentali tra personaggi, con eventuali conseguenze nello svolgimento del massacro. Tutto sembra sempre molto naturale e l’assenza di alcun senso critico nei personaggi rende rapida la transizione dalla prima parte del film, introduzione, alla seconda parte del film, il massacro. I pro sono terminati, possiamo passare ai contro.

pagina-recensione-immagine-3

Andando in senso cronologico, direi che il primo macro-difetto che emerge sia la mancanza di una scelta registica chiara. Si inizia con un discutibile ed inflazionatissimo cinema del reale, le telecamere, la troupe, le cassette e il robottino, se non poi, una volta all’interno della piramide, prendere una strada diversa con inquadrature che svelano l’artificio e ammosciano anche quella poca tensione che si era riusciti ad accumulare. Secondo difetto, nonostante abbia apprezzato lo stile asciutto e i pochi spiegoni, i personaggi si lasciano andare a commenti di una stupidità inverosimile. Battute idiote che poco si sposano con l’ambientazione, in teoria tetra e paurosa, e che provocano continue e fragorose crisi di ilarità nel pubblico, costretto a ridere probabilmente per non cadere nel pianto isterico al pensiero di aver pagato per sentire quelle boiate. Un esempio. Il robottino-sonda poco dopo aver varcato l’ingresso della piramide maledetta perde ogni contatto con il campo base. La spiegazione che viene data, e ripetuta fino alla nausea, dai personaggi del film sarà: “Sono stati quei maledetti cani randagi”. Nonostante l’Egitto sia famoso per i suoi cani randagi è ovvio che la teoria sia, già nell’immediato, alquanto claudicante di per sé, diventando ancor più demenziale una volta che la squadra entrerà nella piramide e verrà falcidiata da morti violente. Ultimo appunto, gli effetti video sembrano fatti da mio cugino di 15 anni. E mio cugino, vi assicuro, è una vera schiappa al computer.

Ricapitoliamo: Pro 1 – Contro 3. A questo punto, il mio giudizio finale sul film dovrebbe essere teoricamente negativo, ma tuttavia questa fredda elencazione di meriti e difetti mi ha fatto riflettere. In fondo, andando al cinema non possiamo sempre aspettarci di trovare un Tarkovskij che ci insegni quanta bellezza ci sia al mondo o un Sorrentino che ci insegni quanto la decadenza di una città possa essere affascinate. No, qualcuno deve mostrarci l’oscenità, il brutto, il fatto male. Qualcuno deve prendersi questa responsabilità, qualcuno deve avere il coraggio di addossarsi l’ingrato compito. E sta volta è toccato a Grégory Levasseur. Grazie Gregory, sei tutti noi.

VOTO: 6


Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.