Va’ e vedi

Uno dei film più affascinanti ed intensi dell’ultimo cinema sovietico. La WW2 raccontata attraverso gli occhi di un ragazzino durante l’occupazione tedesca della Bielorussia. Sconvolgente e sublime…
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Elem Germanovič Klimov nacque a Stalingrado nel 1933. Il suo nome, Elem, è un acronimo di Engels-Lenin-Marx. Già questo basterebbe per innalzarlo subito a vostro nuovo idolo forever. Invece il caro Klimov, per chi non lo sapesse, è un grande autore del cinema sovietico, seppur con pochi titoli all’attivo. Il film che vi presentiamo questa settimana è il suo lavoro più conosciuto e quello che probabilmente in più momenti sfiora il capolavoro ovvero Va’ e vedi (Idi i smotri).

Vincitore del Film Festival di Mosca, il film è incentrato sull’esperienza bellica di un regazzino bielorusso durante l’occupazione nazista nella Seconda Guerra Mondiale. Klimov realizza qualcosa di eccezionale nella prima parte del film, mostrandoci l’immersione nel clima della guerra da parte del giovane protagonista con uno stile tragico e sublime che sembra spesso voler sconfinare nel surreale. Con intere lente e inesorabili sequenze che tolgono letteralmente il fiato, Va’ e vedi ci trascina nel fango del conflitto, dipingendo la realtà quasi come fosse un mondo parallelo (ai confini con l’Inferno dantesco) dove la logica delle cose è ribaltata e il reale e l’irreale si fondono.

Una seconda parte di film più cruda e dedicata alle barbarie dei nazi contro i poveri abitanti di un villaggio (raggiungendo un livello che Uwe Boll si sogna la notte…) abbassa leggermente il fascino del film, pur contribuendo a rendere l’opera di Klimov qualcosa di indimenticabile. Il regista russo paga dazio qua e là alla propaganda sovietica (il finale ne è un chiaro esempio) ma ciò non toglie che Va’ e vedi resta uno di quei film che oltre a farti odiare i nazi brutti e cattivi ti fa innamorare ancora di più del cinema.

Va’ e vedi, 1985, Elem Klimov


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