Hungry Hearts

Capita a volte che esca un bel film italiano. Un film ben scritto, sceneggiato, interpretato e diretto. E per di più senza andare a pescare nei clichè italioti come troppi furbastri hanno fatto in passato. Solitamente capita una volta all’anno quando va bene. L’anno scorso, per esempio, uscì Il capitale umano di Paolo Virzì, che l’Italia scelse come alfiere per la corsa all’Oscar (senza fortuna). Quest’anno è il turno de Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores. No, vabbè…sto scherzando ovviamente (saluto il bimbo Michele con violenza). Il film in questione è Hungry Hearts di Saverio Costanzo.

Il quarantenne figlio di Maurizio cerca giustamente di allontanarsi il più possibile dalla sfiga che aleggia sul nostro cinema stabilendosi a New York e ambientando in un piccolo appartamento della Grande Mela il suo film. Una giovane star sulla rampa di lancio come Adam Driver e l’inspiegabilmente sempre conturbante Alba Rohrwacher sono la coppia italo-americana di protagonisti. La sceneggiatura di Costanzo è tratta dal romanzo Il bambino indaco di Marco Franzoso. Le musiche sono di Nicola Piovani.

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Jude e Mina si conoscono nel cesso di un ristorante cinese di New York. Ingegnere lui, impiegata presso l’ambasciata lei. Restano chiusi dentro al bagno mentre lui ha un attacco di diarrea. L’imbarazzo è tanto. Ma l’amore è cieco e probabilmente anche privo di olfatto. Stacco. Jude e Mina convivono felici quando la ragazza riceve una telefonata di lavoro: entro 2 mesi dovrà lasciare NYC. La coppia fa sesso, “Jude, vieni fuori…vieni fuori…”: Jude viene dentro. Gravidanza. Partenza cancellata. Nozze. Famiglia. Tutto abbastanza nella norma se non fosse che Mina soffre di qualche problemino alimentare che incide sulla crescita e la salute del figlioletto appena nato. La Rohrwacher l’avete presente…ecco, Mina è COME la Rohrwacher, con l’aggravante di essere vegana, naturista, salutista…mh…posso dire “un po’ cretinetta”? Certo non ci sono di base rischi a crescere un neonato vegan (come ripetono continuamente i dottori nel film), però il bambino non cresce e sta male. Ah, ve l’ho detto che Mina non vuole nemmeno portare il bimbo dal dottore perchè preferisce curarlo in casa in modo naturale? Ecco. Sta di fatto che Jude dopo un po’ non sopporta più TUTTE QUESTE CAZZATE e, con l’aiuto della madre (Roberta Maxwell) inizia a dare la carne di nascosto al bambino, a portarlo dal dottore eccetera, aprendo di fatto un conflitto con la moglie che va ad inasprirsi sempre di più col passare del tempo.

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Hungry Hearts può essere banalmente chiamato “il film di Costanzo sui vegani” e probabilmente il regista romano se lo aspettava e un po’ ci ha anche giocato. Già, perchè il tema è delicato e com’era prevedibile ha già suscitato parecchie polemiche. Accusato di essere un film anti-veganesimo, HH è in realtà un thriller psicologico giocato su equilibri fragilissimi che si assottigliano sempre di più col passare dei minuti fino all’esplosione finale. Costanzo sembra molto più attento alla costruzione dell’atmosfera del film che non al contenuto: alla fine probabilmente della questione vegan il regista se ne frega, anche se è innegabile la presenza di un forte elemento provocatorio legato al personaggio di Mina. Fermarsi troppo a parlare della questione vegan sì/vegan no sarebbe superfluo e quindi preferisco non farlo, tanto le grigliate me le sono sempre fatte e continuerò a farmele. Andiamo oltre.

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L’atmosfera, dicevamo. Costanzo ci mostra la nascita e la fine di una storia d’amore in una maniera del tutto particolare: non c’è un tradimento, non c’è un fattore esterno di disturbo alla coppia, così come non c’è il venir meno dell’amore che lega Mina e Jude. E’ una guerra fredda quella che logora la coppia, scossa dall’arrivo del figlio: un figlio probabilmente non desiderato fino in fondo dalla madre che finisce per amarlo in maniera morbosa, perdendo il contatto con la realtà e con la logica delle cose (o forse no?). La bravura di Costanzo, supportato in maniera egregia da Adam Driver e dallo scheletro sexy di Alba, sta nel creare una situazione ambigua nella quale lo spettatore fa fatica a prendere posizione, anche se la strada più semplice è quella che porta a schierarsi dalla parte del padre pro-macelleria. Ma le angolazioni dalle quali guardare la storia di Mina e Jude sono molteplici e basta davvero poco per iniziare a vedere il mondo con gli occhi della ragazza. Nonostante si respiri qua e là un’aria polanskiana, Costanzo decide di non calcare troppo la mano, di non andare troppo oltre, di non osare. Con un pizzico di cinismo e cattiveria in più Hungry Hearts avrebbe potuto toccare livelli davvero alti (mi viene in mente il nuovo cinema greco di Lanthimos, Avranas and company), mentre lo stile asciutto e un po’ reticente del regista romano finisce col far perdere potenza ad un film che comunque merita applausi.

E adesso…SPOILER TIME!

Ok, magari è il mio cervello che è fuso oppure ho troppi complottisti tra i contatti Facebook però nell’ultima sequenza del film, quella sulla spiaggia, il cielo è FOTTUTAMENTE PIENO di scie chimiche. E quindi…padre e figlio che passeggiano soli…madre (vegana/complottista/naturista) morta…il cielo…le scie chimiche…il tramonto…ricordi…simboli. Insomma, PER ME Costanzo è un gran burlone. E se così fosse gli darei 10.

VOTO: 6,5


  1. Voto troppo basso. Non sono d’accordo. L’asciuttezza del regista è cosa rara. Non sono un’esperta, ma parlerei di realismo. La vita è così: se cambi il punto di osservazione cambi opinione o metti in crisi quella che avevi. Io ho vissuto una catarsi. Non sono vegana e manco vegetariana, però faccio attenzione a quello che compro e diffido a prescindere del mercato alimentare. Beh, vedendo il comportamento di Mina mi sono sentita affettuosamente vicina a McDonald! Poi, dopo il finale, ho riconsiderato i comportamenti di marito e suocera, che visti da un’altra angolazione non erano così limpidi. Alla fine ti chiedi: dov’è la follia? Forse ovunque e questa storia è grande perché ti suggerisce un punto di vista arretrato ed equanime. Ma forse questo è già nel libro che non ho letto e probabilmente sul film ha ragione lei.

    • Steiner

      4 Luglio

      Il film mi è piaciuto, i voti alla fine sono sempre poco indicativi. Come ho detto nella recensione, credo che a HH manchi quel qualcosa che può accentuare l’ambiguità della situazione, narrata comunque in maniera esemplare da Costanzo. Resta il fatto che difficilmente si può parteggiare apertamente per la povera Mina.
      Fun fact: un anno dopo questa recensione sono diventato vegetariano.

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