Borgman

Borgman vive sottoterra nel bosco. Borgman ha un passato misterioso. Borgman ha un fascino irresistibile. Borgman può cambiarti la vita. Borgman è inarrestabile. Borgman è Borgman…
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Facciamoci subito la ghignata sul nome del regista così non ne parliamo più: Alex van Warmerdam (ahahah van merda ahahah lol…si, ok). Questo signore 62enne, olandese di Harlem, è una delle realtà più solide e particolari del cinema nordeuropeo e si è fatto conoscere nel corso degli anni per i suoi film fuori dalle righe e da ogni schema predefinito. Scrittore, attore e regista, van Warmerdam ha partecipato al Festival di Cannes nel 2013 con uno dei suoi film più visionari e crudi: Borgman. Una commedia dark che sfocia nel surreale e nel thriller, impreziosita dall’interpretazione maiuscola di Jan Bijvoet nei panni dell’inquietante protagonista.
C’è chi ci ha visto riferimenti ad Haneke e a Von Trier, ma il film di AvW è un manifesto dello stile del regista olandese, che mantiene intatti i caratteri teatrali del suo cinema (di cui Abel del 1986 è probabilmente l’esempio migliore) adattandoli ad una storia cinica e spietata. Borgman è una personalissima analisi delle contraddizioni, dei vizi e delle assurdità della vita del borghese medio contemporaneo ma senza essere una mattonata insopportabile: è un film elettrizzante, inquietante e dannatamente figo, con un paio di sequenze da standing ovation. Recuperatelo, fateci e fatevi un favore. Viva van Warmerdam.


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