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The Imitation Game

The Imitation Game

Allora recensiamo al volo questo filmetto. E anticipiamo subito che la definizione “filmetto”, a dispetto di quello che diverse candidature ai golden globes farebbero pensare, è la più calzante. Sì, perché il biopic su Alan Turing, geniale matematico inglese che decifrò i messaggi nazisti, costruì un macchinario antesignano dei computer e che poi, in quanto gay, venne condannato e castrato chimicamente dal liberalissimo governo britannico, il biopic su Turing, dicevamo, è davvero poca cosa, soprattutto se paragonato alle discrete aspettative che aveva alimentato. La sceneggiatura del film ( firmata da Graham Moore), infatti, era stata venduta ad un prezzo record in America, dopo essere stata inserita tra i migliori script del 2011 da diverse case di produzione. Se a ciò si aggiunge che il regista è Morten Tydlum, autore dell’interessante thriller norvegese Headhunters di cui vi abbiamo parlato nella sezione outsider, e che c’è l’attore del momento Benedict Cumberbatch, a mio parere sempre più simile ad uno squalo di gomma, un po’ di attesa era più che giustificata. E invece no, pacco. O meglio, una via di mezzo tra un film inutile e un pacco. Vabbè, vediamo la trama.

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Siamo nel 1952 e qualcuno è entrato nella casa del professor Alan Turing (Cumberbatch) e gliela ha messa a soqquadro. Il poliziotto che fa le indagini si convince che gatta ci cova che al tempo significava solo una cosa, ossia “spia sovietica”. Dopodiché il film vola indietro nel 1939, quando Turing era un geniale e presuntuoso matematico che viene assunto da Sua Maestà per decrittare “Enigma”, il complesso codice con cui i nazi si passavano le informazioni riservate. Il nostro antipatico protagonista comincia dunque a lavorare ad un macchinario per risolvere il problema e, frattanto, si scontra con i suoi colleghi . Intanto, nel 1952, il poliziotto continua ad indagare e scopre che Turing non è una spia comunista, ma è omosessuale. Ah, poi si aggiunge una terza linea temporale, quando Turing era un bambino e aveva un rapporto nascosto con un suo compagno di classe.

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Come sarà venuto in mente credo a tutti, The Imitation Game vorrebbe essere una specie di A Beautiful Mind, con genio sofferente al centro del film, approccio easy che alterna battutine e lacrimucce e con la storia del ‘900 che scorre sullo sfondo. Il problema è che A Beautiful Mind era un film che faceva emozionare, faceva piangere vecchi e piccini e coinvolgeva tutta la fascia intermedia, era una gran gigionata di Crowe, ok, ma era una gigionata di classe; il film di Tydlum invece è freddo e insipido come una prugna secca. Insomma, The Imitation Game è un film con una scopa in culo. Tutto appare terribilmente calcolato a tavolino: c’è la super interpretazione di Cumberbatch ( sì bravo, però quanto mestiere e poca anima), c’è la Knightley che fa i sorrisini sofferti, c’è il segreto da nascondere, c’è il momento thrilling, c’è tutto, ma la sensazione di qualcosa creato in laboratorio da dei robot. La vicenda dell’enigma dei nazisti, poi, ( con sprezzo dell’intelligenza dello spettatore) non viene neanche divulgata o semplificata, ma invece ridotta a “cose che nessuno capirebbe” su cui, però, i protagonisti si scannano per buona parte del film: ciò che accade quindi è che lo spettatore viene totalmente tagliato fuori dalla tensione che provano i personaggi, con il risultato che più di una volta il film si arena in zona “spaccamento di palle”.

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Una nota finale, infine, sulla tag-line, la frase ricorrente che avrebbe dovuto fare da lancio del film e stamparsi in testa allo spettatore, in qualche modo spiegandogli la filosofia dell’opera: “Sono le persone che nessuno immagina possano fare certe cose, quelle che fanno cose che nessuno poteva immaginare”. …EEEEH? Ma a parte il non chiarissimo significato, è una frase praticamente impronunciabile; io stesso ci ho provato un paio di volte mi sono incartato come un dislessico/balbuziente.
Vabbè, insomma, film abbastanza evitabile: io ho provato più emozioni quando ho letto la storia vera di Turing su Wikipedia, che per un film non è una buonissima notizia.

VOTO: 5,5


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