Big Eyes

Il nuovo film di Tim Burton è bello. Lo dico subito almeno mettiamo le cose in chiaro ed evitiamo fraintendimenti inutili. Nonostante gli ultimi film del regista di Ed Wood fossero insufficienti (dal mediocre Sweeney Todd al bruttissimo Alice all’inutile Dark Shadows), le premesse erano già buone: primo, il nostro cuore si riempiva di gioia nel non leggere i nomi di Depp e Bonham-Carter nel cast; secondo, la storia dalla quale si partiva (la vita della Keane) era interessante e meritava di essere raccontata; terzo, Amy Adams e Christoph Waltz sono nomi che potevano garantire una certa impermeabilità alla stucchevolezza di troppe interpretazioni burtoniane. Lo stesso Tim da parte sua sembra aver ritrovato lo smalto di un tempo e, restando in tema pittura, porta a termine il suo dipinto senza sbavature e con una brillantezza che non vedevamo dai tempi di Big Fish.

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E’ la storia vera della pittrice Margaret Keane (Adams), divenuta famosa negli anni ’50 per i suoi particolari dipinti di bambini dagli occhi grandi e tristi, nati dall’animo di una donna costretta a vivere il successo della sua arte nell’ombra del marito Walter (Waltz), che firmava ufficialmente i quadri, di fatto “rubandoli” alla moglie. E intorno ai tormenti della pittrice e al suo rapporto col marito ruota tutto il film di Burton, che tiene a freno il suo lato più farsesco cercando di adattare l’atmosfera del film alla personalita della Keane, donna dal grande cuore e dalla sensibilità spiccata, che troverà serenità, una volta uscita allo scoperto e denunciata la falsità del marito, nell’adesione ai Testimoni di Geova (lol…però vabbè…).

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Abbandonata la Disney e i mostri che quella collaborazione ha partorito (cartoons esclusi), Tim Burton si ricorda per fortuna di essere un autore capace di realizzare bei film e con questo biopic su Margaret Keane mette le basi per una possibile nuova fase della sua carriera. La delicatezza con cui la storia è raccontata, la fotografia e i colori scelti accuratamente e una gestione sapiente degli attori (solo Waltz esce un po’ dalle righe di tanto in tanto, vedi la sequenza del processo, ma alla lunga convince), fanno di Big Eyes un’opera particolare e difficilmente accostabile ai precedenti lavori di Burton, che sembra aver trovato la giusta formula per raccontare storie in modo quasi fiabesco ma senza sforare nella farsa a cui ultimamente ci aveva abituato. Un film pittorico, questo, nel quale il regista cerca di comunicare molto attraverso i colori e le inquadrature, senza forzare la mano e lasciando parlare spesso il viso, gli occhi di Amy Adams e dei suoi quadri. Quando poi Burton decide di inserire l’elemento fantastico e surreale (Margaret al supermarket), la reazione che provoca nello spettatore è quella di una sublime inquietudine, la stessa che provoca un quadro della Keane.

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Big Eyes non è un capolavoro e non è nemmeno un film indimenticabile, è però un film che sa conquistarti lentamente con la sua grazia e il suo fascino e che deve molto, moltissimo all’interpretazione della Adams e al modo in cui Burton è riuscito ad esaltare i dipinti della Keane all’interno del film. Un bel “bravò” a Burton quindi, sperando che abbia perso il numero di telefono di Johnny Depp e che non vada a infilarsi in un buco nero con il sequel di Beetlejuice. In bocca al lupo, Tim.

VOTO: 7


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