American Sniper

Oh signur! Questa volta Clint ce lo siamo davvero perso. Il suo American Sniper è il referto medico-legale di un autore morto, bollito, purtroppo non più in grado di trattare i temi che sceglie con la sensibilità che lo ha reso uno dei maggiori intellettuali americani degli anni ‘90/2000. Che poi, forse, arrivo tardi io, dato che erano già un po’ di anni che Eastwood veniva ignorato e sbeffeggiato dai critici; il fatto è che me li ero persi più o meno tutti i suoi ultimi lavori (da Invictus in poi) e me li ero persi tutti volontariamente, dopo essere uscito sotto shock dalla proiezione di Hereafter. Ecco, da quel giorno avevo evitato i film di Clint, così, in forma cautelare, come quando sbocchi con un whiskey & cola e per un po’ non riesci più a berne. Uguale. Adesso però, appena entrati nel 2015, era passato un po’ di tempo e mi sentivo di nuovo pronto: il fatto poi che si trattasse di un film di guerra, in particolare un film di guerra dall’aria cazzuta e rude, mi aveva convinto a spendere gli 8 euro e 50 cent e dare una chance a Clint: insomma, magari, ingabbiata dentro le regole di un war-movie, la demenza senile dell’ex Ispettore Callaghan poteva essere tenuta a bada e addirittura non fare neanche capolino. Be’, cazzata. E’ stato un errore pensarlo.

AMERICAN SNIPER

La storia, come ben riassunto dal pragmatico titolo, è quella di un cecchino americano. Per la precisione, il più grande cecchino americano di tutti i tempi (storia vera): si chiama Chris Kyle (Cooper), è un buzzurro texano che quando vede in tv un paio di attentati pre-11 settembre decide di arruolarsi e, proprio come gli diceva suo padre minacciando di ammazzarlo a cinghiate, farà il cane pastore, cioè il cecchino, insomma quello che si prende cura delle altre persone e le difende dal male ( aka difendere i seals dagli afghani). Intanto si sposa una sciattissima Sienna Miller e praticamente in contemporanea vengono giù le torri gemelle e così Chris deve partire per l’Afghanistan dopo neanche 3 giorni di luna di miele: laggiù, in mezzo ai lupi aka gli afghani-poi-iracheni aka il male, diventerà un grandissimo cane pastore aka cecchino aka difensore del bene. Se le cose vanno discretamente nello spaccaggio di crani afghani-iracheni, vanno meno bene nel tenere in piedi il matrimonio con la moglie, che intanto sforna figli a raffica.

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Ora, a parte gli scherzi, qual è il problema di American Sniper? il problema è che non è nulla, è un’ accozzaglia di potenziali film che non si fanno mai opera completa, un accrocco di schegge di cinema derivativo assemblate alla meglio, un frullato dei film che poteva essere ma che non è mai stato. Vediamoli in serie: è American Sniper un cazzuto war movie tutto adrenalina e realismo, sulla scia del capolavoro The Hurt Locker? No, le scene action sono poche e, soprattutto, mal girate, figlie di una concezione vecchia del film di guerra, tutto psicologismi e drammatizzazione, senza i brividi nervosi e sporchi di cose recenti come Black Hawk Down o, appunto, The Hurt Locker. E’ American Sniper un drammone bellico sugli effetti che la guerra ha sulla mente dei soldati/reduci (e, per estensione, sulle famiglie dei soldati, magari raccontando la guerra come distruttrice del concetto di famiglia americana)? Sì e No, o meglio, più no che sì.
La descrizione del rapporto tra Chris e la moglie è spesso tirato via, quasi come se fosse stato imposto dalla produzione; l’alienazione da sintomo post-traumatico di lui è buttata lì, senza chiarire se sia figlia di una dipendenza da guerra o dello shock per gli orrori visti in Iraq. La stessa riconciliazione tra marito e moglie sembra decisa dall’alto della sceneggiatura e non è figlia di un percorso psicologico chiaro. C’è anche un clamoroso buco nello script, con il fratello del protagonista cancellato dalla storia a metà film. E’ forse American Sniper un film sulla figura filosofica del cecchino, soldato che può decidere della morte altrui come se fosse Dio, sapendo chi merita di morire e chi no? All’inizio pare anche di sì ( e sarebbe stato interessante), c’è anche il discorso sul lupo-pastore cui si accennava sopra, ma poi il film sterza e molla lì il discorso, non approfondendolo, cincischiando tra pianti in famiglia, patriottismi vari e scene di guerra ripetitive, anonime e che sanno molto di riempitivo ( ah, c’è anche un bimbo che muore trapanato che manco in un film di Uwe Boll).
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Insomma, cosa mai è questo American Sniper? Non è niente, è probabilmente solo il prodotto di un regista che non è più in grado di tenere insieme un progetto coerente e cede alla tentazione di inseguire Più strade, senza rendersi conto di aver aperto troppe porte e non averne chiusa neanche una, perché non più lucido sul lavoro.

Chiudiamo infine con una nota politica. Ok, Clint è sempre stato repubblicano, un bel destrone duro di quelli che si mangiano un democrat a colazione e poi vanno a sparare al poligono; ok, quando si invecchia si diventa sempre più conservatori; ok, offrire un punto di vista non per forza terzomondista ci stava nel raccontare la guerra in Iraq (anche se ci aveva già pensato la Bygelow); però, però, però…qui siamo proprio in zona ufficio stampa di Rumsfeld. Insomma, per capirci, a me ha fornito il primo, vero, tangibile motivo per arruolarmi nell’ISIS. Finally.
Allah Aqbar

VOTO: 4,5


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