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Il Ragazzo Invisibile

Il Ragazzo Invisibile

Saranno le parole semi-incomprensibili del discorso di fine anno di Napolitano che mi rimbombano ancora in testa o forse saranno i gin tonic e lo spumante Muller Thurgau che mi accompagnano per mano attraverso le porte dell’anno nuovo, fatto sta che ho sentito il bisogno impellente di raccontarvi una storia. La storia è quella di un gruppo di uomini coraggiosi che si chiudono in una stanza, si guardano negli occhi e battendo i pugni sul tavolo decidono che bisogna fare qualcosa per scuotere il cinema italiano. I fondi ci sono e questa volta si può puntare in alto. “Possiamo farlo uscire per Natale”, dice un uomo brizzolato soffiando fuori il fumo dell’ennesima sigaretta. “Deve essere un caso cinematografico, devono parlarne tutti…e non solo in Italia.”, continua. Alzandosi in piedi, l’uomo seduto in fondo al lungo tavolo da riunioni fissa tutti i presenti e con gli occhi quasi lucidi esclama: “Ho trovato. E’ fatta.”.

Questa è la storia de “Il Ragazzo Invisibile” di Gabriele Salvatores.

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Ci siamo: regista top, attori freschi e teen, un volto internazionale (Golino), una vecchia volpe nostrana (Bentivoglio) e soprattutto ciò che davvero conta, ovvero una storia fresca, accattivante e che nessuno si aspetta da noi mangiaspaghetti…una storia di supereroi! Daje regà che famo er botto. E invece.

Michele, bimbetto biondo col faccino pulito e vittima di bullismo a scuola, si sta preparando per un ballo in maschera e va alla ricerca di un costume da supereroe. Vuole vestirsi da uomo ragno ma il negozio è chiuso. Budget 50 euro. Non sa dove sbattere la testa e cosa fa un italiano quando non sa dove sbattere la testa per un travestimento? Va dai cinesi. I cinesi gli danno un vestito sciatto e improbabile e si fanno pure pagare. Lui sfigatissimo la sera va alla festa e viene giustamente umiliato. Piagnucola, dicendo che vorrebbe diventare invisibile. E come in una favola…diventa invisibile.

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Sei in piena età puberale e scopri di avere il dono dell’invisibilità, cosa fai? Io per prima cosa avrei subito rubato un sacco di cose e soldi e poi avrei spiato un sacco di regazzine ignude. Bimbo Michele è bravo e non ruba, però fa gli scherzoni ai bulli della scuola (tipo fa perdere una partita di tennis a uno) e si infila giustamente nello spogliatoio delle femmine. L’alone di sfiga che lo accompagna da sempre però non lo abbandona e riesce a farsi sgamare e a passare per un pervertito. Bimbo Michele non riesce a controllare il suo potere e non sa cosa fare, ma le cose iniziano a diventare più chiare quando scopre di essere stato adottato, di essere in realtà figlio di una coppia di russi mutati geneticamente dopo il disastro di Černobyl’ che l’hanno abbandonato a TRIESTE e che è ricercato da dei russi cattivi che vogliono controllare tutti gli Heroes. E non dimentichiamoci la storiella d’amore con la bimba Stella. Pausa.

Detto questo non c’è molto altro da aggiungere se non che i Russi, con tattica astuta, per trovare Bimbo Michele iniziano a rapire random TUTTI i bambini di Trieste con la speranza di beccare quello giusto. Viene rapita anche Bimba Stella e a sto punto Bimbo Michele parte in una missione di salvataggio noiosissima. Il finale è talmente lol che non ve lo racconto perchè sono cattivo.
Che l’operazione film-italiano-sui-supereroi fosse azzardata fin dal principio lo sapevamo benissimo tutti, ma ciò che sotto sotto speravamo nel profondo dei nostri cuori è che con un buon budget e un timoniere esperto come Salvatores si potesse per lo meno tirare fuori un filmetto godibile dal respiro un po’ più ampio. Siamo di fronte invece all’ennesima delusione, stavolta davvero bruciante perchè il progetto di base non era malaccio e le buone intenzioni c’erano. Il problema è che “Il Ragazzo Invisibile” oltre ad essere un film scialbo e bruttino è un film davvero sbagliato. Sbagliato perchè è senza un target preciso (Salvatores non sa che strada prendere e alla fine si infila nel tunnel del Giffoni Film Festival smussando tutto lo smussabile) e ignora totalmente il fatto che i film sui supereroi ormai guardano a fasce di pubblico più ampie, mostrando situazioni ai limiti e senza risparmiarsi violenza e scene forti quando ci vuole. Ma noi siamo dei mammoni e quindi ci tocca il Bimbo Michele.

VOTO: 4,5


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