Clown

C’è un film horror al cinema che probabilmente passerà come una cometa senza essere considerato dal grande pubblico, troppo impegnato a perdersi nello spazio con Matthew Maccosa e a sorbirsi l’ennesimo Hunger Games. Sto parlando di Clown di Jon Watts, giovane regista ammeregano con esperienze televisive, che con la benedizione del guru Eli Roth (del quale stiamo ancora aspettando The Green Inferno…) ha messo in piedi un filmetto niente niente male. Partendo dal presupposto che pagliacci e clown all’interno dell’universo horror subiscono in maniera schiacciante l’ingombrante presenza di Pennywise, Watts tenta l’impresa cercando anche di sfruttare l’onda lunga dell’hype degli scherzi targati Killer Clown e di American Horror Story : Freak Show, che su fenomeni da baraccone e, appunto, un clown cattivo sta facendo fortuna.

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Nonostante ciò che si potrebbe pensare guardando il trailer o solamente la locandina, non siamo di fronte ad un film usa e getta con un tizio vestito da pagliaccio che ammazza tutti random spargendo sangue e terrore ovunque. Watts fa le cose sul serio e prepara con estrema cura il terreno su cui far muovere il suo personaggio principale. Il Clown è Kent, agente immobiliare e padre di famiglia modello, che dopo che il pagliaccio ingaggiato per animare la festa di compleanno del figlio pacca in malo modo, decide di sostituirlo indossando per l’occasione un costume trovato per caso in una delle case sfitte della sua agenzia. Big mistake: il costume non è infatti ciò che sembra e renderà Kent letteralmente prigioniero delle vesti pagliaccesche. La trasformazione in clown di Kent avviene in maniera lenta e inesorabile, come se l’uomo fosse affetto da un virus (quello che chiameremo virus della pagliacciaggine) e questa è in assoluto la cosa più riuscita e innovativa da parte del regista, che una volta terminato il processo di creazione del suo mostro può tornare a cose più classiche come lo smembramento dei bambini.

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Ciò che rende Clown un film riuscito e meritevole di una visione è l’approccio con cui Watts affronta il tema. La pagliacciaggine è tutt’altro che una malattia simpatica e benevola e il regista ci mostra in maniera sporca e cruda il protagonista che soffre, sputa sangue (e denti), suda, si dispera e si ferisce per cercare una via d’uscita. Via d’uscita che si può trovare solo affidandosi a ciò che dice un’antica leggenda nordica (bello lo spiegone sulla figura del clown). L’atmosfera patinata da luna park fa capolino solo in alcune sequenze comunque di buon livello (ottima tutta la parte ambientata nel parco giochi, con un picco di figaggine assoluta per la finta soggettiva all’interno del tubo), mentre il resto del film mantiene un animo malato come il protagonista e se non fosse per la continua presenza di bambocci (cibo preferito dal nostro clown) probabilmente metterebbe più ansia nello spettatore. Alla fine della storia le scene di sangue sono quelle che rimangono meno impresse e ciò è un gran bene, perchè solitamente ciò su cui crollano il 90% dei film horror moderni sono proprio sceneggiatura e solidità della storia. Clown si porta dunque a casa una sufficienza abbondante, diventando insieme a The Babadook della Kent l’horror di punta di questo autunno/inverno 2014. Si aspettano sfidanti.

VOTO: 6,5


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