Interstellar

Mentre le mie dita battono sui pulsanti della tastiera un brivido mi percorre la schiena. Si, perchè mi sto apprestando a parlare del nuovo film del più grande regista al mondo, il geniale e visionario padre di Memento ed Inception, colui che ha reso Batman immortale e che esplorando il territorio della fantascienza ha dato vita ad un’opera ambiziosa che sfiora Kubrick e Tarkovskij e che fa urlare al capolavoro. Sto parlando di Interstellar di Christopher Nolan. Il nono film del regista inglese è il frutto di un lavoro sorprendente compiuto insieme al fratello/co-sceneggiatore Jonathan, con il quale Nolan è riuscito a costruire un immaginario nuovo pieno di riferimenti alla fantascienza classica e nonostante questo verosimile (quasi) dal punto di vista scientifico, essendo basato su un trattato del fisico teorico Kip Thorne.

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In un futuro non troppo lontano ma abbastanza lontano Cooper (Matthew McConaughey) è un ingegnere ed ex pilota militare, ora contadino (lol), che vive in una fattoria con i due figli e il suocero (la moglie is dead). La Terra è sull’orlo del collasso: le scorte di cibo stanno finendo e le condizioni climatiche porteranno presto alla fine dell’umanità. Dopo aver scoperto che in una stanza di casa sua c’è la gravità che fa le bizze e che regala informazioni tramite la polvere (lool), riesce a trovare una base segretissima della NASA dove si sta lavorando ad un progetto segretissimo che tipo non lo deve sapere nessuno. Nello spazio si è scoperto infatti un wormhole, un portale messo lì da chi non si sa che ti porta (portale…porta) in un’altra galassia, dove si troverebbero pianeti ospitali per l’uomo. Gli astronauti vengono sparati nello spazio per andare a vedere come sono sti pianeti: se i feedback sono positivi, ci si trasferisce tutti in un nuovo mondo. Cooper si convince a partire perchè secondo Michael Caine è il miglior pilota dell’ultraterreno, lasciando i figli e il suocero. Pronti, partenza, via! Siamo nello spazio insieme a Cooper e la sua crew e vaghiamo in cerca di salvezza per la nostra specie. Da questo punto in poi succedono tante cose che non si possono spiegare a parole: vi invito quindi a guardare questo video esplicativo di 7 ore emmezza:

Insomma, capito? Ecco. Sì, la carne al fuoco è tanta, ma Christopher Nolan non sarebbe il più grande regista del mondo se non riuscisse nell’impresa di mettere dentro un blockbuster spaziale elementi complicatissimi. Ma la grandezza di Interstellar sta nelle trovate geniali che nascono dalla mente di Chris. Il primo pianeta della nuova galassia è il mare. Ci sono anche le onde alte alte, figata. Sul secondo pianeta fa freddo, sembra un po’ il Grand Canyon e c’è Matt Damon. Il buco nero porta nel retro di una libreria: pazzesco, assolutamente pazzesco. E poi il finale…quel commovente e incredibile finale… Solo Nolan poteva fare una roba del genere. Aspettate che metto una foto:
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Se al cinema si va per staccarsi dalla realtà per un paio d’ore ed essere immersi in un qualcosa di “altro”, che fa viaggiare la mente e la fantasia, beh, va dato atto a Nolan di essere riuscito nell’intento di prendere questa caratteristica unica del cinema e di stuprarla fino a farle gridare “SI! TI AMO ANCH’IO!”. Ecco, perchè ciò che chiunque con un minimo di raziocinio può arrivare a comprendere dalla visione di “Interstellar” è che l’accuratezza, la freddezza, le citazioni, la ricerca della perfezione da parte d(e)i Nolan va a schiantarsi inesorabilmente contro quello che dovrebbe essere il cuore del film, ovvero la parte fantastica/fantascientifica, surreale, magica. Se da buon secchione Nolan costruisce uno scheletro perfetto al film, questa volta non riesce nell’intento di rendere tutti i suoi giochetti e meccanismi lucidi e funzionanti e il motivo è semplice: staccato da terra, immerso nello spazio e in una dimensione nuova, il modus operandi di Nolan esplode in mille pezzi come Matt Damon e non basta masturbarsi sulla plausibilità scientifica dei discorsi di McConaughey, Hathaway and co.
Con “Interstellar” il regista inglese prende una manciata della polvere onnipresente nelle sequenze terrestri del film e ce la lancia negli occhi per confonderci, perchè vuole che accettiamo qualsiasi cosa ci sarà proposta nelle 2 ore e passa del film, solo e semplicemente PERCHE’ LUI E’ CHRISTOPHER NOLAN. Ma se ci fermiamo un attimo e analizziamo “Interstellar” dal punto di vista del cinema di fantascienza scopriamo che nulla di nuovo è stato creato, niente che rimarrà in mente allo spettatore: ogni volta che Nolan ha la possibilità di immaginare, di inventare, si affida a citazioni e scopiazzamenti da altre opere. Non si fa, Chris, non siamo tutti scemi. Un attimo, foto:
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Non prendo poi in considerazione i dialoghi strappalacrime, le seghe mentali di Anne Hathaway (surclassata dalla Chastain) sull’amore, le incongruenze mastodontiche della narrazione sotto alcuni suoi aspetti: in fondo Nolan è continuamente impegnato nel non sputtanare sia la sua credibilità come autore particolare e figo ma soprattutto la valanga di milioni di dollari che ogni volta ha a disposizione per i suoi film, quindi non ci resta che sospirare e sopportare, dicendo “Tranqui, Chris..lo sappiamo che DEVI”. Il finale, con la scoperta della realtà che si nasconde dietro al buco nero, le pareti pieghevoli di “Inception” che fanno la loro comparsa “tanto per”, spiegoni vari e quel crescendo tra montaggio alternato e Hans Zimmer che urla “SENTITE LA MIA MUSICA! CI SONO ANCH’IO! BECCATEVI STO TAPPETO SONORO!” rappresenta la perfetta quadratura del cerchio secondo Nolan, che con fatica immane mette quest’elefante in gabbia e passa oltre.
“Interstellar” ha indubbiamente la forza di lasciarti attaccato allo schermo per quasi tre ore in attesa di scoprire cosa succederà (che è ciò che ogni buon film che si rispetti dovrebbe fare), ma la delusione sta nella scoperta finale, nel constatare che l’arrosto succoso (o sugoso? boh..) è andato a fuoco ed è rimasta solo cenere. Kubrick, Tarkovskij, Cuaron (eh già..Chris, le sequenze di “Gravity” te le sogni di notte)…non scherziamo. Il nuovo film del regista di “Batman” è in tutti i cinema ed è un buon passatempo. Meanwhile in America un pupazzo ciccione della Disney che sembra l’omino Michelin ha battuto al botteghino questo capolavoro immortale del cinema di fantascienza. Io, nel dubbio, sto col pupazzo.

VOTO: 6


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