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Guardiani della Galassia

Guardiani della Galassia

La guerra è cominciata. Dopo un periodo di schermaglie durato qualche anno Marvel e DC decidono di imbracciare l’artiglieria pesante. Così mentre la casa madre di Batman e Superman annuncia il calendario di uscite da qui al 2020 (come vi abbiamo annunciato un paio di semane fa), la Marvel esce nelle sale italiane con quello che insieme ad Avengers è senza dubbio il comic-movie più figo e importante degli ultimi tempi. Guardians of the Galaxy parte con l’handicap di non essere tra i titoli più noti della collana Marvel ma si scrolla questo peso di dosso grazie ad una freschezza e ad una spettacolarità raramente viste finora. Il merito va in primis a James Gunn, regista scuola Troma (suo il cult Tromeo e Giulietta) che ha già avuto a che fare con eroi e simili con Super del 2010, che nonostante la sua giovane età si mette con naturalezza alla guida di questo progetto galattico, costruendo un’allegra e colorata macchina da guerra che qualche chiacchierone sprovveduto ha già frettolosamente paragonato a Star Wars.

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Come si può ben immaginare dal titolo, siamo in zona guerre stellari. Peter Quill aka Starlord è un fuorilegge terrestre che vaga per la galassia in cerca di fortuna. E’ incaricato di rubare l’orb, preziosa sfera che ti fa diventare un megaboss potentissimo, ma, una volta entrato in possesso di questa, scatena involontariamente una guerra tra vari personaggi più o meno potenti, più o meno spaventosi e più o meno cattivi che vogliono sottrargli la reliquia. Senza starvi a spoilerare troppo, vengo al cuore della questione: Starlord si ritrova a combattere fianco a fianco a Gamora (donna cazzuta verde che ha tradito il cattivo e spietato Ronan), Drax (un bestione tardo ma forzuto), Rocket (un procione parlante e astuto) e Groot (un albero umanoide che sa dire solo “Io sono Groot”) in difesa del pianeta Nova e della sua capitale Xandar, presa di mira dal villain Kree Ronan che vuole distruggerla. Tra mille peripezie si arriverà ad una vera e propria battaglia finale nei cieli di Xandar. Riusciranno i nostri eroi a riportare la pace nella Galassia e a evitare che l’orb finisca in mani sbagliate?

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Esageriamo: Guardians of the Galaxy potrebbe rappresentare un vero e proprio spartiacque per quanto riguarda il film di genere fumettistico. Questo è dovuto non solo alla regia di Gunn ma anche e soprattutto all’approccio dei personaggi, sempre in bilico tra lo stile power alla X-Men e la spacconaggine goffa da cartoon. Non siamo di fronte ad eroi epici nè a degli sfigati che si improvvisano salvatori della patria (della galassia in questo caso): i Guardiani sono delle personalità totalmente calate nella realtà nella quale vivono e che si trovano costretti ad unire le forze per salvare sì il destino del mondo, ma in primis a salvare la propria pelle. Ciò nonostante i 5 guardiani (ma anche i personaggi di contorno, dall’aliena blu Nebula al potente Thanos al capo pirata spaziale Yondu) nulla hanno da invidiare ai colleghi più famosi in mantellina: le azioni eroiche non si faranno attendere, che nascano dalla forza travolgente dei muscoli di Drax o dalla mente di Rocket o dai rami di Groot. L’ingresso in scena di Starlord, col suo balletto tra le macerie di Morag sulle note di Come and get your love dei Redbone, è una di quelle sequenze che nel momento in cui le guardi sai già che passeranno alla storia. E quell’intro è una specie di manifesto del film: si parte dalla danza di Quill e si finisce con la danza del baby Groot, con in mezzo un’esplosione di azione, scontri, duelli, colpi di scena, sempre ben congegnati e gestiti con intelligenza da James Gunn.

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Scontato dire che l’azione e il ritmo sono i padroni del film: la “guerra spaziale” vera e propria, con navi e navicelle che si sparano come da copione, è spettacolare ed entusiasmante, così come le tante rese dei conti tra buoni e cattivi. A questo si sono forse aggrappati gli sprovveduti che hanno tirato in ballo Star Wars, dimenticando probabilmente tutto il resto del film, dai personaggi all’atmosfera all’approccio stesso di Gunn al racconto, lontano anni luce da quello di un Lucas. GOTG più che un racconto epico è un grande circo, un luna park all’interno del quale ci si muove senza mai annoiarsi e venendo piacevolmente sorpresi di continuo, dalle battute e dall’ingresso in scena dei vari personaggi ai cameo che strizzano gli occhi al pubblico più nerd (ciao Kaufman, ciao voce di Rob Zombie, ciao Howard il papero). Quasi inutile spendere parole poi per un cast che spacca: se col doppiaggio si perde l’apporto dato da Bradley Cooper al procione e da Vin Diesel a Groot, non si può di certo ignorare la prestazione da applausi di Dave Bautista nei panni di Drax, così come quella di Zoe Saldana che dal blu di Avatar passa al verde di Gamora con nonchalance. Anche i personaggi minori restano indelebilmente impressi: Benicio Del Toro garroso come collezionista, Michael Rooker e Josh Brolin perfetti nei loro ruoli ambigui e folli, Glenn Close elegante e regale. Per assurdo i due contendenti principali, Chris Pratt e Lee Pace, pagano qualche passaggio a vuoto, pur non sembrando mai fuori luogo. Tirando le somme, GOTG è il film che fa fare un notevole scatto in avanti alla Marvel nella sfida con DC Comics (che attendiamo al varco con il tanto chiacchierato Batman vs Superman), un film che a tratti sfiora la perfezione ma che non riesce mai a scatenarsi come forse vorrebbe. Comunque, voto altissimo.

VOTO: 8


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